Nella foto, l’attore Tony Servillo che presta le sue rughe alla maschera andreottiana nel film “Il Divo”. Si può mai negare il fascino dello spettacolo quando si scrive della DC e l’intimo, inconfessabile rapporto – tra esecrazione e voluttà – che a lei ci lega e che ci lega a Giulio il mefistofelico? Si può mai annegare quel sentimento di incertezza, quello sdoppiarsi del giudizio in frammenti e rivoli che non aiutano a ricostruire un’interpretazione compiuta e comune? La DC di Salvo Lima, quella di Mannino, quella di Mattarella, quella di Campione, quella di Andreotti… Segmenti atipici e antitetici. Il problema è che la politica si è divertita a rimescolare il tutto nella stessa sigla. E come farà la Storia – la povera Storia – a trarre un sunto unitario da protagonisti e momenti tanto diversi? Ecco, Servillo-Andreotti. La maschera dell’attore al servizio della maschera del potere. E non sai mai se quel potere sia esistito in tutta la dura interezza che immaginiamo, o se sia stato soprattutto la discarica dei nostri brutti pensieri, il luogo prescelto per depositare il concetto di male, la zolla di terra maledetta per allontanare i vizi da noi – anime belle e incorrotte della società civile – e assorbirli in un bersaglio contro cui scagliare la nostra ignavia. Si sa, noi del Belpaese usiamo umiliare i monumenti che abbiamo innalzato. DC, cosa? Che cavolo fu la DC? Buona o cattiva? Al capezzale del quesito abbiamo chiamato due esperti luminari, Emanuele Macaluso e Giuseppe Campione. E abbiamo provato a istruire il processo alla Balena Bianca, partendo dall’ormai famoso quesito ontologico di Rudy Maira: l’assoluzione di Calogero Mannino autorizza a riscrivere la storia democristiana, mafia permettendo? I nostri lettori che tanto si sono appassionati gradiranno. Così, la finiremo una volta per tutte e avremo un quadro completo, una tessera, una carta di identità. O forse avremo ancora e soltanto – per la dannazione di avere osato – altri frammenti di specchio rotto.
Ps. Nella Storia della DC non abbiamo inserito la storia di Totò Cuffaro. Perché non la riteniamo compiuta. Perché il materiale è troppo incandescente per una analisi serena. Perchè la cronaca di oggi non può mai diventare storia di domani. Casomai di dopodomani. R.P.

