Palermo: Vulcano, il ragioniere della mafia, e i mutui fasulli

I professionisti e il “ragioniere della mafia”: la rete di Vulcano per i mutui

mafia Vulcano
Documenti falsificati per "centinaia di pratiche"

PALERMO – “Ho 104 pratiche”, diceva il ragioniere Giuseppe Vulcano, arrestato per mafia. Secondo chi indaga, in realtà sarebbero molte di più. Ad ogni pratica è legata la compravendita di una casa e l’accensione di un mutuo ottenuto con documenti fasulli.

I servizi del ragioniere Vulcano

Il ragioniere Vulcano, arrestato nei giorni scorsi per mafia, avrebbe offerto un servizio gratuito ai boss di Cosa Nostra per occultare gli immobili comprati all’asta ed evitare che finissero sotto sequestro. Il suo core business è rappresentato anche dalla gestione delle pratiche di finanziamento. I mafiosi godrebbero di un servizio gratuito, mentre gli altri clienti “normali” pagano la parcella.

La lunga lista dei pignorati

Si tratta di persone pignorate per debiti verso le banche o l’Agenzia delle entrate, gente segnalata al Crif e inseriti in black list come cattivi pagatori, disoccupati o lavoratori in nero che non otterrebbero udienza negli istituti bancari e finanziari. Sono disposte a pagare anche cifre importanti pur di avere un mutuo per comprare casa all’asta e magari rientrate in possesso dell’abitazione che hanno perso.

Ed è ora che Vulcano si inserirebbe taroccando buste paga, sanatorie edilizie e dichiarazione di redditi con cui rende apparentemente solvibile il cliente. L’indagine dei carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia, ha raccolto l’inziale spunto dai collaboratori di giustizia.

Mutui fasulli, cosa dicono i pentiti

Rosario Montalbano della mafia di Brancaccio ha messo a verbale che Vulcano “faceva dei mutui tutti irregolari… le buste paga le falsificavano”. Francesco Centineo ha aggiunto che “si occupa di mutui, finanziamenti e apri le ditte… è in grado di far ottenere mutui a chiunque non ne abbia diritto. Ha degli appoggi nelle banche, anche appoggi con notai e altri professionisti”. Quest’ultimo è un filone investigativo in itinere. Alcune figure, soprattutto mediatori finanziari che lavorano per importanti istituti di credito, sarebbero già state identificate.

Vulcano confidava il suo modus operandi ad un agente immobiliare: “Alle persone gli creiamo un reddito, due anni, tre anni… andiamo nella loro banca… io porto tutta la documentazione che Scipafi verde e andiamo a fare la pratica”.

Così Vulcano bucava il sistema di controllo

Chi, come le banche, è collegato all’archivio centrale informatizzato – chiamato Scipafi – del ministero dell’Economia e delle finanze può verificare in tempo reale la corrispondenza dei dati identificativi e di reddito forniti dalle persone fisiche con quelli contenuti nelle banche dati pubbliche e private collegate al sistema stesso”. Vulcano avrebbe trovato il modo per bucare l’archivio e ottenere con facilità il disco verde.

Il tariffario

L’importante è pagare. Funziona così: “Spese per apertura pratica non esistono, se c’è da spendere un euro anticipiamo sempre noi, l’ufficio, perché non prendiamo soldi, a finitura di pratica ti devono pagare… ci sediamo intorno al tavolo, loro sono felici che si prendono le chiavi in casa e noi siamo felici che andiamo a mangiare”.

Il tariffario prevede il pagamento da parte del cliente “del 10%” dell’ammontare del mutuo, “più duemila euro per le spese della pratica”. Si accettando anche pagamenti rateali, ma con moderazione perché “ai professionisti che devono lavorare… quelli della banca non glielo posso dire un tanto al mese”.

“Io faccio 100 pratiche di mutuo ogni sei mesi”

“Dove sta la mia forza rispetto agli altri – spiegava Vulcano intercettato – perché io faccio 100 pratiche di mutuo ogni sei mesi e gli altri ne fanno una al mese”.

Stava parlando con un mediatore finanziario che collabora con Bnl (l’istituto di credito non è in alcun modo coinvolto nell’indagine ndr) e non nascondeva le sue perplessità. Aveva saputo che in banca “hanno chiuso i conti a tutti” quando si sono accorti che “facevano le buste paghe e poi non corrispondevano i dati”.

I mediatori finanziari

I soldi pesanti si fanno con le polizze: “Una pratica gli faccio appioppare l’assicurazione che facciamo finta che è obbligatoria sappiamo che non è obbligatorio, ma facciamo finta che è obbligatoria”, ad esempio “in caso di morte 9.000 euro”. Il “family banker” è contento perché “fa l’utile” e Vulcano si pagare profumatamente.

La Procura antimafia ipotizza che Vulcano, assieme ai suoi quattro dipendenti, abbia creato un’associazione a delinquere. Si indaga sulle operazioni di almeno cinque mediatori finanziari.

Nelle pratiche non manca la fantasia. Un parcheggiatore abusivo, plurisegnalato nel sistema bancario, diventa titolare di una partita Iva e si occupa di assistenza e infermieristica con un reddito fasullo di 35 mila euro l’anno. La signora che fa le pulizie diventa esperta in pubbliche relazioni e comunicazione.

“Siamo pieni di pratiche”, diceva Vulcano. Una disoccupata all’improvviso fa la “wedding planner” con partita Iva fasulla e ottiene un prestito da 90 mila euro, di cui 15 mila girati a Vulcano. “Sangue mio, meglio di niente”, diceva il ragioniere.

La macchina delle contraffazioni di Vulcano

Nel frattempo i suoi collaboratori attivavano la macchina delle contraffazioni. Uno di loro si rammaricava perché “facciamo le liberatore di tribunale” ma ancora non si erano attrezzati per “fare una marca”.

Una procacciatore di affari per conto di una società del gruppo Credem (la società è estranea alle indagini ndr) andò a trovare Vulcano nel suo studio in via Montepellegrino: “Tu me le puoi passare pure tutte le pratiche… tu mi devi dire come ci dobbiamo comportare”.

Vulcano metteva le cose in chiaro: “Per venire da me c’è bisogno di un piccolo aiuto quel piccolo aiuto io glielo do e quindi è giusto che tu porti un piatto di pasta a casa e io porto un piatto di pasta a casa”.

Un mediatore finanziario che collabora con Unicredit (anche in questo caso è escluso il coinvolgimento della banca ndr) lo avvertì che “ora hanno i rubinetti larghi”.

Il sistema di collaboratori e professionisti

Era il momento di presentare le pratiche. Una collega si rese conto di avere forzato troppo la mano: “Per questa pratica ho fatto delle cose che non farò mai più, te lo dico, compreso le firme, che il mandato me lo strappo in mille pezzettini”.

E poi ci sono i professionisti compiacenti. In particolare, un geometra che si sarebbe prestato anche alla falsificazione di un permesso a costruire per la figlia del boss di Brancaccio Ludovico Sansone e per la falsificazione di una sanatoria per la moglie di Antonio Lo Nigro, detto ciolla, mafiosi di corso dei Mille.

“Tutto fasullo dobbiamo fare”. Gli diceva Vulcano, specializzato nelle aste giudiziarie per conto dei boss della mafia e di persone a cui le banche chiudono la porta in faccia.


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