Palermo, affari mafiosi: Vulcano, la mappa e gli insospettabili

Ville e cavalli. Mafia, la mappa degli affari e i prestanome insospettabili

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Il ragioniere Giuseppe Vulcano
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Un vorticoso giro di investimenti

PALERMO – Agosto 2023, il pentito di mafia Francesco Terranova del clan di Villabate fa il nome del ragioniere Giuseppe Vulcano. Mette a verbale che “quando Clemente aveva subito il sequestro del suo patrimonio in ambito giudiziario… Federico non aveva più ricevuto il denaro… ricordo che anche il ragioniere Vulcano… aveva acquistato all’asta il parcheggio e anche un terreno a Ciaculli”.

Giuseppe Vulcano e la mafia, un nome che ricorre

Giuseppe Vulcano già allora è un nome che ricorre nelle inchieste. Si indaga in diversi mandamenti mafiosi di città e provincia e salta fuori il nome del ragioniere arrestato nei giorni scorsi nel blitz di carabinieri e polizia, coordinati dalla Procura di Palermo, che ha colpito il mandamento mafioso di Brancaccio.

Il verbale di agosto è solo l’incipit. Bisogna incrociare visure camerali, atti notarili, pignoramenti dei Tribunali e documenti bancari con le intercettazioni eseguite dai carabinieri del Nucleo investigativo per ricostruire la mappa degli investimenti dietro cui c’è la regia di Vulcano.

I clienti mafiosi

Il ragioniere ha lavorato per sé stesso e per tanti altri clienti, molti dei quali sono mafiosi. Anche qui serve scavare nei cognomi per ricostruire i profili. Ne viene fuori un vorticoso giro di affari immobiliari comprati all’asta. Il “Federico” a cui fa riferimento Terranova è un pregiudicato per estorsione aggravata, fratello di Vito Federico, killer della famiglia mafiosa di Brancaccio.

Vulcano, amministratore unico della società “Gquadro srls”, indagato per mafia, il 29 dicembre 2022 ha comprato all’asta un terreno adibito a parcheggio vicino all’ospedale Policlinico di Palermo. Il terreno proveniva dal fallimento dell’imprenditore Giacomo Clemente ed era di fatto riconducibile a Federico.

Il 29 maggio 2024, un altro pentito, Rosario Montalbano riferendosi a Vulcano racconta che “l’avevano quelli di Brancaccio… lui sapeva tutto, ti faceva avere le aste, ti faceva fare i muti cioè senza documenti e senza niente. La maggior parte delle cose le faceva per noi”. Un “noi” riferito ai mafiosi di Brancaccio.

Lo aveva conosciuto dopo l’arresto del titolare di un bar in via Emiro Giafar quando Vulcano “si era preso la responsabilità di mandarlo avanti… dice ti faccio avere i soldi non ti preoccupare. Tutte queste cose le faceva per Cosa Nostra”.

La famiglia del boss di corso dei Mille Pietro Tagliavia abita in un appartamento di via Pietro Randazzo che nel 2005 fu pignorato per i debiti erariali. Nel 2021 Vulcano ha comprato l’immobile all’asta. Il 17 giugno 2025 nello studio del notaio Carlo Barabbino è stato registrato l’atto di vendita da Vulcano a Gaetana Ferrara. Un atto che viene giudicato falso: Ferrara non sarebbe stata presente al momento della stipula e non ci sono passaggi di denaro. Per fare apparire regolare l’operazione sarebbe stata contraffatta pure la ricevuta di un bonifico mai effettuato.

La strana compravendita

Sarebbe stato Vulcano a fare ottenere il mutuo alla donna, intestandole una partita Iva retroattiva di due anni e presentando una dichiarazione dei redditi di 37.000 euro. Una volta ottenuto il via libera dalla banca, il 17 giugno 2025, è stato stipulato l’atto di compravendita. Secondo l’accusa, la firma di Ferrara è difforme da quella apposta sul cartellino anagrafico e su una denuncia di smarrimento presentata ai carabinieri. Costo dell’operazione: 120 mila euro.

C’è traccia in entrata su conto di Vulcano dei 118.000 del mutuo, ma nessuna del bonifico postale di 1620 euro che Ferrara avrebbe dovuto eseguire a saldo del prezzo. “Lo dobbiamo fare noi il bonifico finto”, diceva un collaboratore di Vulcano. I carabinieri lo hanno intercettato mentre taroccava la ricevuta: “…. ci lasciamo questo… ci sono alcune cose da cambiare questo per esempio lo abbiamo cambiato… a me pare buono”.

Rate del mutuo e spese notarili formalmente sborsate da Ferrara in realtà vengono pagate con i soldi di Vulcano. Il denaro farebbe un passaggio intermedio sul conto di due uomini, padre e figlio, considerati dei prestanome.

Gli imprenditori Giacomo e Pietro Clemente erano finiti nei guai giudiziari per una storia di riciclaggio e false fatture. Gli immobili di alcune aziende sono stati pignorati per l’esposizione debitoria. Ancora una volta è stata la “Gquadro” di Vulcano a comprare all’asta case e terreni in via Tricomi e box in via Francesco Milo Guggino. I terreni ospitano un parcheggio gestito da un personaggio che in alcune indagini del passato è stato considerato vicino ad esponenti del mandamento mafioso di Pagliarelli.

C’è pure una villetta all’Euromare Village a Campofelice di Roccella della famiglia Clemente. Ad aggiudicarsela all’asta è stato un rappresentante della forza dell’ordine. Vulcano lo ha contattato e con gentilezza – a differenza di altre volte – lo ha convinto a vendergli l’immobile.

Grazie al lavoro di Vulcano il boss dello Sperone, Giancarlo Romano, morto ammazzato, avrebbe messo le mani sui magazzini di via Giacomo Alagna un tempo della ditta “Semprevivo”.

Le villette del boss e l’insopettabile

Ci sono poi le villette di via Parrini e via Castellana a Borgo Nuovo abitate dalla famiglia del capo della mafia i Porta Nuova Tommaso Lo Presti in cui entra in gioco Vulcano. La moglie di Lo Presti, Teresa Marino, è cugina di Vulcano. L’immobile di via Parrini è stato aggiudicato all’asta a Saghir Soufiane, uno degli assistenti di Vulcano indagato in passato in uno dei tanti filoni sugli spaccaossa. La casa di via Castellana, invece, dopo alcune aste deserte è stata comprato da un dipendente dell’Università di Palermo per 160 mila euro. Ad occuparsi del mutuo è stato il notaio Barabbino.

C’è più di una stranezza legata all’immobile. Tommaso Lo Presti ha guidato la ristrutturazione scegliendo persino i mattoni assieme alla moglie. Il boss di Porta Nuova vi ha eletto il suo domicilio il 20 dicembre 2024, quando ha finito di scontare la pena. Ed è qui, all’interno del residence “La Pineta” che sono andati ad arrestarlo di nuovo a febbraio dell’anno scorso. Nel corso della perquisizione i carabinieri hanno pure trovato una ricevuta di pagamento dei consumi di acqua intestata al dipendente dell’Università. Un pezzo grosso della mafia che abita nella casa di un insospettabile e ha scelto pure i materiali per ristrutturarla, sempre sotto la direzione di Vulcano: ci sono questioni investigative ancora aperte.

Non solo immobili. Vulcano si è anche attivato per comprare un cavallo da corsa che Lo Presti ha regalato al figlio. L’animale è stato affidato a Salvatore Cintura, fantino e allenatore, affinché lo preparasse per gareggiare nei vari ippodromi.

Un affare che riguarda direttamente Vulcano è quella della “Tabaccheria Gaetana Napoli” in corso dei Mille, di cui la titolare sarebbe l’intestataria fittizia. Secondo la Procura, verrebbe usata come bancomat per creare fondi neri su cui però si continua a indagare. Anche qui ci sono delle anomalie. La donna è intestataria pure di una casa in via Tricomi, comprata all’asta nell’ambito del sequestro subito dal costruttore mafioso Pietro Lo Sicco, e abitata dalla famiglia del boss Nicchi.

Vulcano esegue dai bonifici sul conto corrente della tabaccheria e poi preleva soldi in contanti. Il solito Saghir compare in tre decreti di trasferimento di immobili per 150.000 senza avere stipulato contratti di mutuo e senza un apparente capacità contributiva tenendo conto che dichiara al fisco un reddito di 9.000. Anche la sua compagna ha comprato all’asta due piccoli immobili nelle vie Erice e Petrulla.

Ad altre due case comprate all’asta in via Brancaccio e in via Generale di Gregorio a Villabate si sono interessati direttamente o indirettamente i boss Giuseppe Caserta di Brancaccio e Atanasio Alcamo di Ficarazzi. I mafiosi sembrano non avere dubbi sull’esperto a cui rivolgersi.

E poi ci sono i clienti di Vulcano che nulla hanno a che fare con la mafia ma che si sarebbero affidati al ragioniere capace di fare disertare le aste e crollare i prezzi di immobili in via San Lorenzo Colli, Fondo Mortillaro, via Rocco Gullo e altri a Belmonte Mezzagno.

Per ultimo c’è l’investimento più grosso. Vulcano avrebbe comprato il bingo di via Messina Marine un tempo sequestrato agli Adelfio. Un affare da due milioni e mezzo di euro. Da dove arrivano i soldi? Vulcano viene definito un “mafioso trasversale” e “risibili” i suoi tentativi di difendersi nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

A casa sua sono stati sequestrati timbri del tribunale e ella Procura della Repubblica di Palermo, altri delle Procure di Milano e di Como.


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