Prove di Cosa rossa in Sicilia |Lo strappo dei civatiani - Live Sicilia

Prove di Cosa rossa in Sicilia |Lo strappo dei civatiani

Una polemica in più nella settimana della Leopolda. L'uscita dal partito di un gruppo di civatiani anima lo spazio a sinistra del Pd. Al progetto guarderebbe secondo Il Fatto anche Orlando. Decisiva per lo strappo la campagna acquisti degli ultimi giorni. Nella foto la sede regionale del Partito democratico, in via Bentivegna, a Palermo.

Verso la Leopolda
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PALERMO – È la settimana della Leopolda siciliana, ma è anche un momento di grande movimento nel Pd isolano. Prima la notizia dell’ingresso nel partito di Articolo 4, poi, a stretto giro, proprio in conseguenza del matrimonio col movimento di Sammartino e Sudano, lo strappo di un gruppo di dissidenti della sinistra interna, per lo più vicini a Pippo Civati. Il documento con 500 firme promosso dalla ragusana Valentina Spata è stato pubblicato sul suo blog dallo stesso Civati. E potrebbe gettare le basi per avviare in Sicilia un laboratorio che coinvolga le anime che si muovono alla sinistra del partito di Renzi. A partire proprio da quel pezzo di partito che non ha apprezza le porte aperte a transfughi di varia provenienza.

Il confronto è aperto, con Sel in prima linea per cercare di coagulare la galassia di scontenti. “Questo ci permette di ragionare a un percorso nuovo e a un processo politico in Sicilia”, ha detto i l deputato del partito di Vendola, Erasmo Palazzotto, per il quale “questo processo di trasformazione e di gattopardismo del Pd che tutela vecchie classi di potere, insieme a un governo regionale, il peggiore che la Sicilia abbia avuto, induce a creare un’alternativa. Nei prossimi giorni ci vedremo e proveremo a ragionare di un percorso comune”.

Il percorso, per il quale c’è già un appuntamento pubblico in cantiere a marzo, guarderebbe anche a fuoriusciti del Movimento 5 Stelle e a pezzi di Cgil. E poi associazioni politiche e liste civiche di sinistra. Secondo il Fatto quotidiano il progetto avrebbe anche la “benedizione” di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo e presidente dell’Anci, anche in vista di una sua possibile corsa a Palazzo d’Orleans, indiscrezione che al momento non trova conferme ufficiali. “La decisione di un consistente numero di esponenti dell’area Civati di lasciare il Pd siciliano desta l’attenzione di tutte le forze e delle sensibilità del centrosinistra e della sinistra che ravvisano nelle politiche di Renzi e di Crocetta un ulteriore problema, piuttosto che una soluzione – dicono i senatori di Italia lavori in corso Franco Campanella e Fabrizio Bocchino, ex 5 Stelle -. Fedeli al principio che i cambiamenti reali partono dal basso riteniamo che il punto della situazione a livello regionale vada fatto con un’assemblea aperta ai cittadini provenienti da esperienze politiche progressive e vogliosi di cambiamento”.

Il gruppo di fuoriusciti del Pd è variegato e vede in testa la ragusana Valentina Spata, molto vicina a Civati e da tempo in rotta di collisione con le gerarchie del partito. Ma anche Sabrina Rocca, già candidata PD a sindaco di Trapani e diversi esponenti del partito delle province di Siracusa (come Lillo Fede e Sebastiano Ferlito), Enna, Caltanissetta e Agrigento. Mal di pancia attraversano il partito anche nel Catanese, soprattutto nella zona di Motta Sant’Anastasia e Misterbianco, con esponenti come Danilo Festa, che in passato avevano avuto posizioni contrapposte sul tema rifiuti e discariche rispetto a esponenti di Articolo 4. E altre adesioni, racconta Spata, stanno ancora giungendo alla mai nonpiudisponibili@gmail.com. “Tra una lite e l’altra, tra un rimpasto e l’altro – si legge nella nota del gruppo in uscita pubblicata sul blog di Civati – in una fase di stallo devastante per la Sicilia il Pd diventa la casa per tutto e il contrario di tutto, anche per chi era considerato il peggior avversario di centro destra, anche per uomini e donne passate da Cuffaro a Lombardo fino ai lidi democratici”.

Intanto, Piero David e Antonella Monastra, coordinatore e portavoce regionale di Sicilia “E’ possibile – area Civati Pd”, si fanno sentire, frenando sulla scissione: “C’è un disagio diffuso tra iscritti e militanti del Pd per il rischio di una mutazione valoriale e politica del partito con l’ingresso di deputati e rappresentanti istituzionali che provengono da percorsi politici e personali opposti e incompatibili con quelli di uno schieramento di centrosinistra. E pertanto è condivisibile lo spirito del comunicato della Spata”. Monastra e David precisano anche che “l’area Civati conta 15 componenti nell’assemblea regionale del Pd, 6 membri in direzione regionale, 9 eletti nell’assemblea nazionale, per un totale di circa 2 mila dirigenti e iscritti in Sicilia”. “Una parte dei 2000 iscritti – aggiungono – ha deciso legittimamente di continuare il proprio percorso fuori dal Pd, ma la totalità del gruppo dirigente regionale e la maggior parte degli iscritti è in una fase di riflessione per capire come continuare la propria battaglia per una forza politica davvero di sinistra, che si incarni in un grande partito proprio come il Pd”.

Insomma, molto si muove dentro e attorno al Pd. Sullo sfondo l’appuntamento di sabato e domenica con la “Leopolda siciliana”. Che Fabrizio Ferrandelli, renziano in rotta coi renziani siculi, ha già ribattezzato polemicamente “Faraona”, annunciando che non vi prenderà parte perché non è più il tempo delle parole ma dei fatti, dopo più di due anni al governo regionale. Trascorsi, attaccano i civatiani in uscita, litigando su “chi sia il miglior rottamatore, chi sia più antimafioso, chi rappresenti il cambiamento, chi sia più rivoluzionario. Peccato che in una Isola che affonda non c’è ombra di rottamazione men che meno di rivoluzione”.


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Commenti

    assumetemi per servire i caffè, in questo Nelli mi fa un baffo.

    Prima nel pd c’erano i cespugli e l’ulivo ora la leopolda e gli animali da cortile.Sempre la stessa storia.

    Liberissimi di andarsene e fondare un nuovo partito, non credo che si sentirà la loro mancanza! Civati si è presentato alle primarie, che il suo stesso partito ritiene un momento di grande democrazia, e lui cosa fa? Non accetta il risultato che lo vede nettamente perdente. Bella la democrazia a parole! Vuole che il Pd continui a essere un partito di minoranza, di opposizione a vita, in modo da avere strada facile a criticare chi governa. Assumersi la responsabilità di governare, quindi di scegliere, di realizzare, di concretizzare, non fa per lui. Infatti critica la scelta di Renzi di aprire il partito a quanti, indipendentemente da precedenti appartenenze, oggi condividono un progetto per il Paese, che finalmente non sia solo “anti” qualcuno o qualcosa, ma che sia propositivo. Se il PD continuasse sulla strada che piace a Civati, si precluderebbe ogni possibilità di essere incisivo nella vita del Pese. Una politica ad includendum non fa per lui. Lui vuole solo “escludere” chi non ritiene degno dell’altezza delle sue idee. Ma chi lo ha posto su questo piedistallo di superiorità’? Quanto a consensi elettorali, che soli decretano in una democrazia quale progetto politico debba andare avanti, nè Civati nè altri suoi seguaci ne possono vantare molti. Penso alla Sig.ra Valentina Spata, ad esempio, che candidandosi alle amministrative non ha avuto più di una quarantina di voti. Davvero “ad maiora”!

    600? ahhaha neanche 600 voti

    Erano seicento, erano forti e sono nati morti. Spiace comunicarlo ai più: si tratta di un aborto … politico. Poi, che ci sia Orlando fra i mallevatori, non cambia nulla. Trattandosi di “morti ‘nta l’ovu”, Orlando che pensa alla Regione, dovrà cercare altri ‘compagni’ di processione…!

    Ma la Faraona è meglio ripiena o arrosto??? 🙂

    No saltimbanchi ???
    Ahi ahi ahi ahi !!!

    Che miseria si spara sulla libertà di scelta e non su un segretario regionale del partito pronto a svendere tutto pur di rimanere dentro gli equilibri romani e garantirsi la rielezione. Ma vedremo cosa resterà del PD siciliano dopo le amministrative…

    i duri e puri…quelli che definiscono valeria sudano “nipote di mimmo turano” come se fosse una colpa…hanno vinto grazie ai voti dell’udc loro migliore alleato e ci fanno la manfrina della sinistra proletaria…

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