PALERMO – La epocale riforma delle province, per il momento, consiste in due anni di commissariamento. Lo ha messo nero su bianco la giunta di Rosario Crocetta, approvando la delibera che prevede di prolungare gli incarichi dei commissari straordinari degli enti che dovranno trasformarsi in Liberi consorzi, almeno fino al marzo del 2015.
Eppure, il governo era stato ottimista. La legge 8 del 2014, quella che, nella sostanza, sostituiva il vecchio col nuovo ente, cancellando le elezioni dei rappresentanti e demandando a una futura norma confini e funzioni, recitava: “Nelle more dell’approvazione della legge istitutiva, le funzioni dei liberi Consorzi continuano ad essere esercitate, fino all’insediamento degli organi dei predetti liberi Consorzi e delle Città metropolitane e, comunque, non oltre il 31 ottobre 2014, da commissari straordinari”. Non oltre il 31 ottobre. Il governo era sicuro. Anzi, nell’entusiasmo di quei giorni in cui veniva dato in “lieto annuncio” a tutte le televisioni nazionali (“La Sicilia ha abolito le Province”) in tanti vedevano come “lontanissima” quella scadenza.
Adesso, però, il 31 ottobre è dietro la porta. E il governo ha ormai compreso che quella data, tra l’altro messa nero su bianco sui fogli di una Gazzetta ufficiale, rappresenta l’ennesimo annuncio trasformatosi in un boomerang. In un flop. Di cui la giunta ha preso coscienza, come detto, definitivamente qualche giorno fa. Lunedì, infatti, la giunta ha approvato il ddl “Proroga dei commissari straordinari dei liberi consorzi”. Un ddl assai sintentico, col quale, molto semplicemente, si interviene sulla legge del marzo scorso cambiando la scadenza del “31 ottobre 2014” con quella di “30 marzo 2015”.
In pratica, ecco pronti altri cinque mesi almeno di commissariamento. “Il legislatore regionale – si legge nella relazione tecnica che l’assessore alle Autonomie locali Patrizia Valenti ha allegato al ddl – ha posto due limiti: il primo legato all’approvazione della riforma in itinere ed un limite temporale rappresentato dalla data del 31 ottobre p.v.”.
Ma, come detto, la riforma è ancora in alto mare, nonostante l’approvazione del ddl in giunta, mentre il 31 ottobre è troppo vicino. “Ad oggi, – prosegue la relazione – mentre l’iter approvativo delle riforma è in essere, risulta prossimo alla scadenza l’aspetto temporale (31 ottobre 2014) relativo alla nomina dei commissari straordinari presso i Liberi Consorzi. Risulta pertanto necessario quanto meno prorogare il richiamato limite temporale al fine di garantire la gestione dei Liberi consorzi”.
Insomma, nonostante l’ottimismo, il governo non ha rispettato i temini che lu stesso aveva fissato. Ma adesso, ovviamente, le ex (?) Province non possono restare senza guida. Da qui, la norma di buon senso, utile teoricamente anche a garantire la continuità amministrativa. E invece, la relazione tecnica dell’assessore decide di puntualizzare un fatto che apre a nuovi e imminenti scenari: “Si ritiene fare presente – si legge infatti – che l’emendamento proposto, comporterà la predisposizione di nuovi decreti presidenziali per la nomina dei commissari straordinari, procedura che non comporta la connessa e consequenziale conferma degli attuali, stante che trattasi, appunto, di nuova nomina”. In poche parole, il governo che ha tolto ai cittadini la possibilità di eleggere i propri rappresentanti, potrà scegliere fino a 9 nuovi commissari di fiducia. Fino al marzo 2015. Quando si “brinderà” ai due anni di commissariamento. Il primo vero traguardo raggiunto dalla epocale riforma delle Province.
Riforma che intanto dovrà viaggiare su un altro binario. Quello di Palazzo dei Normanni. Lì, nella giornata di martedì, la conferenza dei capigruppo ha deciso di incardinare in commissione i testi sulle Province finora depositati. E, tra questi, non è ancora presente quello del governo. “Manca ancora – spiega il presidente della prima commissione Antonello Cracolici – la relazione tecnica a sostegno del ddl”. Un testo già “bocciato” non solo da esponenti della maggioranza, ma anche dai sindacati confederali. Così, intanto, si partirà da una “rosa” di testi di varia provenienza. A partire da quello, voluto, in sostanza, dal Parlamento. Il presidente Ardizzone in prima persona aveva caldeggiato e poi messo a punto insieme agli uffici della Presidenza, un ddl che consistesse nel recepimento della legge Delrio già approvata a Roma. Il testo, formalmente, ha come primo firmatario Antonello Cracolici, ma è il frutto dell’accordo anche con la maggior parte dei capigruppo. A questo ddl si aggiungono quelli del deputato di Articolo 4 Totò Lentini (il primo, a dire il vero, a depositare un testo del genere) e del capogruppo di Ncd Nino D’Asero. In commissione poi saranno presto incardinati (la data ufficiale pare quella di martedì prossimo) anche i ddl che chiedono l’elezione diretta del presidente del Libero Consorzio (ce n’è uno della Lista Musumeci e uno del deputato Pd Giovanni Panepinto). “Da questi testi – prosegue Craclici – tireremo fuori un testo-base che useremo come base di partenza”. Manca ancora quello del governo, come detto. Così come manca anche il ddl di proroga esitato dalla giunta. “Non è ancora giunto all’Ars”, conferma Cracolici. Quando arriverà, dovrà essere approvato da Sala d’Ercole. A quel punto, la riforma delle Province avrà ufficialmente ottenuto il primo risultato tangibile: i due anni di commissariamento.

