PALERMO – Il gruppo parlamentare della Democrazia cristiana all’Ars ha depositato un disegno di legge denominato ‘Disciplina in materia di funzioni, organi di governo e sistema elettorale delle Province e delle Città metropolitane’. Il ddl, che ha come primi firmatari il presidente della commissione Affari istituzionali Ignazio Abbate e il capogruppo Dc Carmelo Pace, modifica l’attuale sistema elettorale delle Province e delle Città metropolitane ridisegnando contestualmente alcune funzioni. Analoga iniziativa era già stata annunciata sia dal Mpa che dal deputato della Lega Vincenzo Figuccia.
Pace: “Ridare il voto ai cittadini, atto di demcorazia”
“Restituire ai cittadini il diritto di eleggere i propri rappresentanti è un importante atto di democrazia”, dice Pace. “Oggi questo diritto non è garantito, in quanto le elezioni per eleggere i Consigli metropolitani a Palermo, Catania e Messina, e i presidenti e i Consigli dei Liberi consorzi comunali sono consultazioni di secondo livello. A votare sono oggi gli eletti – evidenzia -, mentre con questa legge torneranno a votare, esercitando un diritto democratico, gli elettori”.
Abbate: “Il voto è un diritto di tutti”
“Abbiamo portato all’attenzione del Parlamento regionale e dell’opinione pubblica un provvedimento che amplia la platea dei diritti dei cittadini, oggi esclusi dall’elezione di importanti organi democratici che sono oggi esclusivamente appannaggio di sindaci e consiglieri comunali – sottolinea Abbate -. Il suffragio, in democrazia, deve tornare ad essere un diritto di tutti”.
Il ddl sulle Province
Gli organi di governo delle Province e delle Città metropolitana sono: presidente, Giunta e Consiglio. Il numero degli assessori della Giunta, nominati dal presidente, e del Consiglio, che sarà eletto a suffragio universale, è suddiviso in tre fasce distinte a seconda del numero di abitanti delle Province o delle Città metropolitane (minori o maggiori di 500mila abitanti, e superiori ad un milione di abitanti). È inoltre previsto l’obbligo di rappresentanza di entrambi i generi per almeno il quaranta per cento dei componenti della Giunta.
Auteri: “Si sana un vulnus democratico”
“Questa legge ha il pregi, tra gli altri, di sanare un vero e proprio vulnus democratico che esclude incomprensibilmente dall’elettorato attivo e passivo i cittadini – sottolinea il deputato Dc Carlo Auteri -. Province e Città Metropolitane devono tornare ad essere organi accessibili a tutti e, soprattutto, rappresentativi della volontà popolare”.
Le competenze delle Province secondo i ddl della Dc
Sono previste due tipologie di competenze. Inizialmente Province e Città metropolitane continueranno ad esercitare le funzioni previste dalla legge regionale del 4 agosto 2015; successivamente, sulla base di apposite norme approvate dall’Ars entro due anni, gli enti in questione potranno esercitare anche altre funzioni: organizzazione del servizio idrico integrato, autorizzazioni amministrative e controlli, promozione della mobilità sostenibile attraverso l’implementazione di infrastrutture per il trasporto pubblico, attività culturali, sportive e sociali, prevenzione e contrasto alla violenza di genere.
Marchetta: “Ci sarà la parità di genere”
“Al fine del miglioramento della parità di genere – sottolinea la parlamentare Dc Rosellina Marchetta – è previsto che nei gruppi di candidati nessuno dei due generi possa essere rappresentato in misura superiore ai tre quarti ed è prevista, inoltre, la possibilità di dare una seconda preferenza a un candidato di genere diverso rispetto a quello indicato nella prima preferenza”.
Messina: “Province enti rappresentativi delle comunità”
Il deputato Andrea Messina evidenzia come, “coerentemente con i contenuti del disegno di legge in esame che propone l’elezione a suffragio diretto e universale, in armonia con i principi della Carta europea delle autonomie locali, le Province e le Città metropolitane sono enti rappresentativi delle rispettive comunità, ne curano gli interessi e ne promuovono e coordinano lo sviluppo, ciascuno in base alle proprie competenze e specificità”.
Il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, regione a Statuto speciale, ha approvato qualche giorno fa un ddl che reintroduce le Province di Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, con le stesse circoscrizioni territoriali del passato e con organi a elezione diretta da parte dei cittadini.

