Province, i candidati nel centrodestra siciliano in vista del voto

Ex Province, il totonomi nel centrodestra in vista del voto di aprile

In ballo Trapani (nella foto), Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa e Siracusa

PALERMO – Mancano oltre due mesi alle elezioni provinciali di secondo grado nel centrodestra siciliano si inizia a ragionare sulle candidature. Primo obiettivo la guida dei sei Liberi consorzi, dove si voterà sia per il presidente che per il Consiglio.

La corsa per le 6 ex Province

Accantonato per il momento il ‘sogno’ del voto diretto, si guarda alle scelte che sindaci e consiglieri comunali dovranno effettuare domenica 27 aprile. Sei candidati alla presidenza per i sei partiti che compongono la coalizione: così è stato stabilito nell’ultimo vertice che si è occupato del dossier Provinciali.

Faide interne e candidature

Il centrodestra, che è maggioranza in molte realtà locali, sta cercando di individuare i nominativi migliori per non spaccare la coalizione. Il rischio è che in alcune province, dove le faide interne per il predominio territoriale sono fortissime, il voto segreto e la doppia scheda per consigliere e presidente finiscano per agevolare chi potrebbe pugnalare alle spalle il candidato designato.

In gioco, tra l’altro, c’è una carica che darà visibilità e questo potrebbe frenare alcune scelte dei partiti che, in chiave Regionali 2027, guardano con sospetto al dinamismo di alcuni sindaci. A complicare il tutto, inoltre, ci sono le alleanze locali, spesso non coerenti con la classica definizione dei due blocchi contrapposti centrodestra-centrosinistra.

La tagliola degli ultimi 18 mesi

Altro elemento da prendere in considerazione in vista del voto fissato per domenica 27 aprile è la tagliola degli ultimi 18 mesi di mandato. La legge, infatti, impedisce ai sindaci che hanno davanti l’ultimo anno e mezzo di governo di candidarsi alla guida dell’ex Provincia. Forza Italia, Fratelli d’Italia, Democrazia cristiana, Mpa, Noi Moderati e Lega avrebbero dovuto sedersi nuovamente lunedì pomeriggio per iniziare a ragionare sulle candidature ma il vertice è stato rinviato su richiesta di alcuni alleati.

Il sistema elettorale

Nel frattempo i partiti discutono al loro interno, come Forza Italia che lunedì ha riunito a Palermo i propri coordinatori provinciali per una riunione tecnica: si è parlato soprattutto del sistema elettorale, che prevede il voto ponderato con diverse fasce di classificazione dei comuni in base alla popolazione. Bisognerà prendere in considerazione anche questo fattore nella composizione del puzzle secondo le linee guida emerse all’ultimo vertice di coalizione.

Ex Province, il quadro a Ragusa

A Ragusa, provincia dove andranno al voto in 222 tra consiglieri comunali e sindaci, l’incognita principale riguarda il sindaco del capoluogo, Peppe Cassì. L’ex cestista sarebbe in procinto di approdare a Forza Italia e questo potrebbe aumentare le sue chance di candidatura alla presidenza del Libero consorzio sulla quale, però, ha posato gli occhi FdI.

A Ragusa Fratelli d’Italia punterà sulla sindaca di Comiso, città del capogruppo dei meloniani all’Ars Giorgio Assenza: Maria Rita Schembari. La sensazione è che prevarranno i meloniani. Qualche chance di candidatura anche per il sindaco di Santa Croce Camerina, Giuseppe Dimartino. In corsa anche la Dc, rappresentata dal deputato regionale Ignazio Abbate, che può giocare la carta Gianfranco Fidone (sindaco di Acate). In forte ribasso Maria Monisteri: fu eletta con il partito di Totò Cuffaro ma i rapporti con la casa madre non sono più dei migliori.

La sede del Libero consorzio di Ragusa

La situazione all’ex Provincia di Agrigento

Se il tavolo del centrodestra dovesse assegnare Ragusa al partito di Giorgia Meloni, la Democrazia cristiana potrebbe portare il testimone della coalizione per la ex Provincia di Agrigento. Le opzioni per i centristi, nella provincia di Cuffaro e del capogruppo all’Ars Carmelo Pace, non mancano: dal sindaco di Cianciana, Francesco Martorana, a quelli di Castrofilippo e Campobello di Licata, Gioacchino Baio e Vito Terrana.

Trivio Mpa: Siracusa, Enna o Caltanissetta

Il Movimento per l’autonomia riflette su tre province: Enna, Siracusa e Caltanissetta. Gli autonomisti preferirebbero puntare su Siracusa, dove il voto ponderato classificherà i Comuni in sei fasce di merito. Non ci sarà la candidatura del sindaco del capoluogo, Francesco Italia, che non è organico al centrodestra ma che intende convergere sul primo cittadino di Ferla, Michelangelo Giansiracusa, suo capo di gabinetto. Spettatori interessati proprio gli autonomisti, che sostengono Italia a Palazzo Vermexio.

Se Raffaele Lombardo, invece, dovesse optare per il Libero consorzio di Enna, territorio dove il Movimento per l’autonomia è ben rappresentato, la candidatura potrebbe essere un affare a due tra Luigi Bonelli (sindaco di Nicosia) e Maria Greco (Agira).

Provincia di Siracusa
La sede del Libero consorzio di Siracusa

Il quadro a Trapani

Situazione frastagliata in provincia di Trapani, dove si registra l’iperattivismo del sindaco di Mazara del Vallo, Salvatore Quinci, rieletto nel giugno 2024 per il secondo mandato con una coalizione composita dove figurava anche una parte di Fratelli d’Italia. Quinci potrebbe essere il nome su cui potrebbero convergere diversi partiti, Forza Italia compresa.

In alternativa, gli azzurri potrebbero proporre la candidatura del sindaco di Valderice Francesco Stabile. La Lega, invece, valuta il nome del sindaco di Castelvetrano, Giovanni Lentini. Su Trapani, come su Caltanissetta, sono puntati anche gli occhi di Noi Moderati. Nel primo caso è possibile che gli uomini di Saverio Romano facciano il nome di Carmelo Palermo, sindaco di Poggioreale.


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