Pubbliservizi, le denunce di Messina |Archiviato lo stralcio dell'inchiesta

Pubbliservizi, le denunce di Messina |Archiviato lo stralcio dell’inchiesta

"Notizie di reato infondate", si legge nella richiesta di archiviazione pienamente condivisa dal Giudice per le Indagini Preliminari.

Il decreto del Gip
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CATANIA – Le denunce di Adolfo Messina non hanno avuto riscontro e per questo i pm Fabio Regolo e Fabio Saponara hanno chiesto l’archiviazione al Gip Francesca Cercone, che lo ha pienamente accolto. Archiviato, dunque, lo stralcio dell’inchiesta sulla Pubbliservizi scaturito dalle denunce presentate da Francesco Schillirò, direttore del Servizio “Bilancio e Partecipate” della Città Metropolitana e dell’ex Presidente finito in carcere per l’inchiesta “Cerchio Magico” per una serie di presunti appalti pilotati. La Gip ha condiviso i motivi della richiesta di archiviazione avanzati del pm ed ha archiviato il procedimento che aveva portato, come atto dovuto, all’iscrizione del registro degli indagati di diverse persone tra cui l’ex presidente della Partecipata, Vittorio Lo Presti. La notizia ebbe risalto mediatico dopo una serie di perquisizioni disposte dalla Procura.

Schilirò e Messina denunciavano una serie di anomalie (ritenute illecite) nella gestione 2012 – 2014 e in particolare nell’utilizzo di alcune schede prepagate intestate ai dipendenti che servivano per pagare i fornitori. L’anomalia sarebbe stata riscontrata dopo la notifica di un decreto ingiuntivo di un’azienda che risultava essere stato pagato da un dipendente ma in realtà non lo aveva fatto. Questo poteva portare a ipotizzare che alcuni dipendenti, riutilizzando le carte di debito intestate alla Pubbliservizi, si fossero appropriati di denaro pubblico. “All’esito degli approfondimenti indicati – scrive il pm nella richiesta di archiviazione – non sono emersi elementi idonei a sostenere che attraverso l’uso della carte intestate allaPubbliservizi spa vi siano state condotte di appropriazione di denaro”. Il caso sollevato, dunque, sarebbe stato un episodio isolato e collegato alla condotta di un singolo dipendente.

L’altra anomalia che la magistratura doveva verificare, secondo le denunce, era quella in merito alle fatture senza la citazione del Codice Identificativo di Gara, cioè quel codice alfanumerico che consente l’identificazione univoca delle gare e dei relativi contratti e deve essere indicato obbligatoriamente negli strumenti di pagamento.   “Con riferimento agli acquisti di beni, servizi e forniture senza acquisizione di CIG – scrivono i pm nella richiesta di archiviazione – da quanto accertato sono emerse diffuse irregolarità nell’applicazione della normativa recante il “Piano straordinario contro le mafie, nonché delega al Governo in materia di normativa antimafia”t Ia quale dispone che su tutti gli atti relativi alle procedure di gara finalizzate alla stipula di contratti di lavori, servizi e forniture da rendersi alla PA è necessario appore il Codice Identificativo di Gara (CIG)”. I pm al termine delle disamina delle verifiche disposte scrivono che “l’indagine ha quindi accertato che nel periodo 2010 – 2014 sarebbero stati acquisiti beni e servizi da parte dell’Ufficio acquisti, senza l’ottenimento del Codice Identificativo di Gara. Tale dato di fatto, certamente idoneo a descrivere una gestione non certo oculata della societè, da parte del management e quindi attenzionabile presumibilmente sotto il profilo della responsabilità erariale, non fornisce però la prova per ritenere che tali acquisti non siano reali o per poter configurare in capo ai responsabili degli acquisti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato di abuso d’ufficio”. In conclusione la Procura ritiene che “la notizia di reato è infondata, in quanto gli elementi raccolti non risultano idonei a sostenere l’accusa in giudizio nei confronti di nessuno degli indagati”.

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