Quattro pm contro Patané|A Catania è scontro in procura - Live Sicilia

Quattro pm contro Patané|A Catania è scontro in procura

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È possibile per un procuratore capo facente funzioni revocare un’inchiesta ai pm che ne sono titolari per una diversa interpretazione della giurisprudenza? I quattro pm titolari (sino a pochi giorni addietro) del filone dell’inchiesta Iblis che riguarda il presidente della Regione hanno presentato una memoria al procuratore capo Michelangelo Patanè nella quale si chiede la riassegnazione del procedimento contestando giuridicamente la revoca. Patanè ha pochi giorni per rispondere, e in caso di diniego dovrà inoltrare tutti gli atti al Csm.

Lo stesso Patanè sta riflettendo e non si esclude che riassegni il fascicolo ai titolari originari delle indagini. L’attuale fase è disciplinata dalle leggi vigenti. Entro i 10 giorni successivi al provvedimento di revoca, i pm possono esprimere le proprie osservazioni. E così è stato.

Chiedendo la riassegnazione del fascicolo, i quattro pm insistono sulla richiesta (che hanno già firmato) di rinvio a giudizio di Raffaele Lombardo, del fratello Angelo e dell’imprenditore Ferdinando Bonanno, tutti accusati di concorso in associazione mafiosa. In pratica i quattro pm sono pronti a sostenere in giudizio ogni accusa.

C’è infatti una divergenza di vedute. Il procuratore capo Michelangelo Patanè ha sempre sottolineato che il dibattito interno alla procura si è svolto esclusivamente sulla base di argomentazioni giuridiche. Il coordinatore della Dda di Catania, Carmelo Zuccaro, si era rifiutato di sottoscrivere la richiesta di rinvio a giudizio di Lombardo, rilevando che “gli elementi acquisiti sono dotati di valenza indiziaria, suscettibile di ulteriore sviluppo probatorio, idonea a sostenere in dibattimento l’ipotesi accusatoria che i predetti indagati avrebbero cercato il sostegno di noti esponenti di varie cosche mafiose per ottenere il sostegno elettorale. Nonostante i numerosi collaboratori di giustizia escussi, i servizi di intercettazione telefonica ed ambientale effettuati e le altre indagini esperite, non si ritiene invece che siano stati acquisiti elementi idonei a sostenere in dibattimento che i fratelli Lombardo abbiano concluso, con gli esponenti di tali sodalizi, in cambio del sostegno elettorale, un accordo dai contenuti specifici e concreti circa gli aiuti che essi avrebbero fornito alle predette consorterie criminali”. Secono il pm Zuccaro, mancherebbe “la dimostrazione di un accordo che per la sua serietà e concretezza possa ritenersi idoneo di per sé solo ad essere valutato come casualmente idoneo a rafforzare il sodalizio mafioso, secondo l’autorevole insegnamento della predetta pronuncia delle sezioni unite”.

I quattro pm di Iblis contestavano a Lombardo il cosiddetto “concorso morale” con Cosa Nostra. Questo, secondo il pm Carmelo Zuccaro, sarebbe in contrasto con l’altra contestazione, a carico dei Lombardo, di concorso esterno “materiale”  in associazione mafiosa. “Il concorrente morale – scrive Zuccaro – deve rispondere dello stesso reato posto in essere dal soggetto il cui proposito criminoso egli ha contribuito a determinare o a rafforzare, sicché il concorrente morale dell’associato mafioso deve rispondere di partecipazione ad associazione mafiosa e non di concorso esterno”. In questo caso l’ipotetica contestazione dell’ipotesi di associazione mafiosa ai fratelli Lombardo dovrebbe affrontare “l’arduo problema di dimostrazione del fatto che, pur in mancanza di un accordo dai contenuti concreti, le promesse ricevute dal politico abbiano significativamente rafforzato il proposito degli associati di perseguire il loro programma associativo”. Concretamente, secondo Zuccaro, “sarebbe infatti necessario dimostrare che i partecipanti alla famiglia catanese dell’associazione denominata Cosa Nostra, che da tempi remoti persegue i propri illeciti obiettivi, abbiano ad un certo punto nutrito dei seri dubbi circa l’opportunità di continuare a partecipare all’associazione e che tali dubbi siano stati superati grazie agli accordi raggiunti con i fratelli Lombardo”.

I quattro pm sostenevano la necessità della richiesta di rinvio a giudizio anche dei fratelli Lombardo “sicché – scrivevano – appare assolutamente indispensabile che tali prove vengano unitariamente valutate dal giudice il quale, altrimenti, non potrebbe cogliere adeguatamente la rilevanza indiziaria di essi”.

Il pm Zuccaro non ha ritenuto sostenibile “l’ipotesi accusatoria così come formulata nei confronti dei fratelli Lombardo”. Zuccaro, però, non è un giudice dell’indagine preliminare, è un tecnico – di altissimo livello – che ha deciso di non firmare la richiesta di rinvio a giudizio già siglata da quattro colleghi. Su questo battono gli ex titolari dell’inchiesta: il procuratore capo Michelangelo Patanè, allo stato degli atti, poteva revocare l’inchiesta?

Patanè ha concluso il provvedimento di revoca sostenendo che sarebbe “doveroso un ulteriore esame degli atti processuali in relazione alla posizione dei fratelli Lombardo ed all’eventuale configurabilità di diverse qualificazioni giuridiche delle condotte agli stessi ascrivibili, ma che tale approfondimento è incompatibile con l’urgenza dell’esercizio dell’azione penale nei confronti degli altri indagati, molti dei quali detenuti”. In pratica le lungaggini su Raffaele Lombardo rischiavano di far decorrere i termini di custodia cautelare in carcere per i capi di Cosa nostra.

Per i fratelli Lombardo non è stata richiesta l’archiviazione. Al momento la richiesta di rinvio a giudizio è congelata e su Catania incombe la nomina del nuovo procuratore capo. Una variabile impazzita che potrebbe cambiare ancora la partita.


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Commenti

    Ma vi renderete conto del marciume?????

    Ei Raffaè se non l’avessi capito devi fare il governo politico 😉

    PIU’ LEGGO CONDORELLI E PIU’ MI RICREDO NELL’INFORMAZIONE!!!!VERAMENTE IN GAMBA I MOEI COMPLIMENTI!!!VORREI MILLE COME LEI COMPLIMENTI E FORZA E CORAGGIO!!!

    Mutu cu sapi u jocu

    Pare che all’occorrenza i pubblici misisteri possono fare anche i giudici!!!

    Complimenti al Dott Condorelli che è sempre puntuale e preciso. Sui fratelli Lombardo la magistratura catanese sta facendo una pessima figura. Speriamo che il nuovo procuratore capo sia all’altezza.

    Le diatribe all’interno della procura di Catania, che sconcertano non poco certamente l’opinione pubblica, mettono però in luce l’artificiosità, chiamata interpretazione della giurisprudenza, di un reato che non sta né in cielo né in terra né nel codice penale. Rendendo quasi plastica la voglia di condanna di quelle procure e di quei giudici che, non avendo riscontri ai loro convincimenti, si affidano al santo dei miracoli impossibili. Che in questo caso non è San Giuda Taddeo,ma il concorso in associazione mafiosa. E ingiustizia è fatta. Dato che si accantona la colpevolezza oltre ogni ragionevole dubbio e si tira fuori dal cilindro dell’ arbitrarietà il coniglio mezzo colpevole e mezzo innocente. Un ibrido che si riproduce e vive solo in Italia.

    non ci capisco piu’ nulla, d’altronde, se il caso dei fratelli lombardo viene archiviato, tutti i politici si sentiranno autorizzati a chiedere i voti a chiunque… tanto… poi se non gli ritorni il favore… non e’ reato…. ma scusate… qualcuno… sa dirmi se corrisponde al vero… qualcuno dice che condorelli ha ricevuto un avviso di garanzia… firmato dallo stesso magistrato che lavora sul caso lombardo… e su cosa?

    Fin quando ci saranno giornalisti come Condorelli c’è ancora speranza per la Sicilia. Mi dispiace per la Magistratura siciliana, ma che brutta figura che stanno facendo. Sin dall’inizio, 3 anni fa, qualcuno disse che la presenza di 2 magistrati in giunta era più un bisogno di protezione che di professionalità. In effetti professionalità e trasparenza non se ne sono viste, ma mi rifuto di pensare che avessero ragione quelli che pensavano male.

    E’un verminaio, vergognosi state offendendo l’intera Magistratura Patanè come D’Agata le faccie della stessa medaglia FACCIE DI BRONZO!!!!

    Quindi quella notizia diffusa da alcuni siti che parlano della denuncia al CSM da parte dei pm è falsa?

    Ma il signor Condorelli continua a non avere alcuna cognizione di leggi. Il procuratore Patanè è reggente della Procura e ha i pieni poteri di un procuratore capo. Può quindi revocare la delega. A chiunque.I quattro pm avevano 10 giorni di tempo per replicare e lo hanno fatto; il procuratore esamina e conferma la revoca o riassegna il fascicolo (e mi pare molto azzardato che lo faccia). Poi trasmette per conoscenza il fascicolo al Csm.In ogni caso se conferma la revoca nessuno può cambiare il provvedimento.Che la Procura era spaccata era evidente dal deposito degli atti; tutto il resto è filosofia. E poi dimenticate di dire che sulla stessa lunghezza d’onda del procuratore è l’aggiunto Carmelo Zuccaro (maestro di diritto), che è responsabile della Direzione distrettuale antimafia, cui i quattro pm fanno parte. Quindi, i quattro pm si sono scontrati con chi sovrintende la Dda e con il procuratore (e anche, quando c’era, con il procuratore D’Agata). Domanda: perché sui fralli Lombardo e sull’imprenditore Bonanno avrebbero ragione i “peones”? Non potrebber avere ragione invece i vertici della Procura?

    “Su Catania incombe la nomina del nuovo procuratore capo. Una variabile impazzita che potrebbe cambiare ancora la partita”, scrive il signor Condorelli.Ma sa quello che dice? Incombe? Ma se non è neppure cominciata la discussione in commissione su Catania? Che sarà all’ultimo sangue, visti gli schieramenti. Proposta che dovrà poi passare al plenum. Altro che incombe…

    Tranquilli, condorelli e’ bravissimo,ma a lombardo e la sua band li archivieranno, chiedete alla fincchiaro e lumia!

    complimenti ad antonio condorelli, andate avanti, ragazzi, la Sicilia è fatta anche di gente perbene. Prosit

    La prima condanna per Lobardo è politica. Ma vi rendete conto come gestisce la cosa pubblica? La Sicilia è ormai nel baratro. Se non ci credete andate a leggere il report economico della Banca d’Italia sulla Sicilia, siamo al DISASTRO! A questo punto il fatto che Lombardo sia un mafioso o no, è ormai solo un dettaglio

    facciamo un cambio patanè a milano la boccassini a catania.

    @ mi ri fanghi . Mi sei piaciuto

    Lombardo ed i legami con la Vanessa D’ Arrigo ……. la marea di soldi spesi dalla medesima per la campagna elettorale prima al consiglio di quartiere e poi al consiglio provinciale con squadre di picciotti – h 24 – che giravano per attaccare i manifesti e proteggerli da eventuali attacchi …….

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