Quello che avrebbe Livia | se fosse ancora con noi

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Sette anni fa moriva Livia Morello. Continua a vivere nella speranza e nella generosità.

Se Livia fosse ancora con noi, avrebbe i suoi occhi luminosi orientati sulla vita. E sarebbe bello poterla incontrare per strada, sorriderle e ricevere un sorriso.

Livia Morello, morta sette anni fa, tradita dal suo cuore. Oggi, di anni, ne avrebbe ventisei. All’inizio se ne parlò molto perché Livia era figlia di Angelo, caporedattore di Tgs. Adesso se ne parla e ci ricordiamo di lei, perché tutti si sono innamorati della sua bellezza, tutti avvertono la mancanza della sua dolcezza, per come è stata narrata da cronache, sussurri e sguardi. Tutti vorrebbero incontrare Livia per strada, sorridere e vederla sorridere, di rimando. E se ci fosse una canzone per tenerla con noi, sarebbe come una poesia in musica di Claudio Baglioni, solo leggermente modificata. Non più ‘Avrai’. ‘Avrebbe’.

Se Livia fosse ancora con noi, avrebbe qualcuno da amare e da cui essere amata. Passeggerebbe sulla spiaggia di Mondello, lì dove, probabilmente, abiterebbe. Avrebbe albe e tramonti, accanto a un’esistenza anche faticosa, ma indimenticabile.

Se Livia fosse ancora con noi, Roberta, sua madre, sarebbe felice soltanto guardandola, vedendola crescere armoniosa e libera, come una foglia che mantiene tutte le sue promesse e si avvia alla trasformazione in un albero rigoglioso. E suo padre, Angelo, non la cercherebbe invano, di notte, quando probabilmente si sveglia con l’angoscia e il lutto. Gli basterebbe alzarsi e scorgere una luce accesa nell’altra stanza.

Angelo e Roberta sono due persone buone. Dalla morte della figlia non sono mai riusciti, né mai riusciranno, a debellare il dolore, ché non si può: l’hanno trasformato in speranza. L’associazione Livia Onlus, nata grazie a loro, è una perla di solidarietà a Palermo. Di recente, grazie ai fondi che raccolgono, hanno regalato gli occhiali ai bambini dello Sperone, hanno aiutato il centro Santa Chiara, rimasto senza asilo, hanno sostenuto il Parco della Salute al Foro Italico e altre centomila cose hanno realizzato nel nome di Livia. Roberta ha pubblicato foto d’amarcord su facebook. Angelo ha scritto: “Sempre al centro della nostra vita e del nostro ricordo. Un abbraccio da Papà, Mamma, Guido e i nostri meravigliosi amici pelosi Axel, Luna, Cloe e Lulù”.

E su facebook, le altre ragazze, le compagne di viaggio, crescono. Inseriscono nuove foto corredate di cuoricini, ritagli di abbracci, passeggiate sulla spiaggia, albe e tramonti. Livia è rimasta al suo eterno profilo, sarà sempre ragazza nel cuore di chi non la scorda.

Se Livia fosse ancora con noi, sarebbe sempre Livia. E ti viene voglia di gridarlo: no, non è giusto. Ma non è mai giusto, qualunque sia il respiro che si spegne. E sempre resta un ‘avrebbe’ che non indosserà più i vestiti sfarzosi di un ‘avrai’.

Ma in un tale rimpianto c’è pure il segno di un cammino, di un’impronta sulla nostra sabbia umana, nel trucco fantastico della memoria. Ed è laggiù che accade, quando meno te l’aspetti, che ritrovi tutto, tutto, fino all’ultimo istante. Niente è perduto, niente si perde mai. Lo scrisse un poeta che aveva capito: “Non posso venire da te, perché già ti sono accanto. Tu non sei piccola, perché già sei cresciuta: sei grande e giochi con il tempo e la vita – come tutti facciamo – per il gusto di vivere. Tu non hai compleanno, perché sei sempre vissuta. Non sei mai nata, e mai morirai”.

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