Ignazio Corrao, eurodeputato alcamese dei 5 Stelle, da un pezzo gira la Sicilia. Comune per comune. L’altro giorno, nella minuscola Roccafiorita, ha invitato a pranzo tutto il paese. Vuole ascoltare Corrao, uno che i rumours grillini danno come papabile candidato del futuro a Palazzo d’Orleans, dopo la folgorante carriera che lo ha visto anche coordinatore della campagna di Di Maio alle Politiche, quando i pentastellati al Sud hanno fatto un pieno di voti senza precedenti.
Come procede il tour della Sicilia?
“Siamo arrivati alla tappa numero 187. L’obiettivo è fare tutti i 390 comuni della Sicilia entro il 2018. E vivendo tra Bruxelles e Strasburgo non è semplice. Penso che non lo abbia mai fatto nessuno neanche vivendo in Sicilia. È un’esperienza straordinaria. Sto incontrando tantissimi siindci, produttori, allevatori, gente di posti che alcuni siciliani neanche sanno che esistono. È utile per avere una visione capillare del territorio”.
Come li trova questi siciliani? Sfiduciati?
”Soprattutto lamentano il problema di strade e collegamenti. È un problema comune nell’entroterra.come quello dello spopolamento dei borghi. Bisogna capire se nel futuro non ci sarà un movimento opposto, di ritorno verso i borghi. Sicuramente io su tutto questo, su tutto quello che sto ascoltando e apprendendo, ci scriverò un libro”.
E che le dicono in giro per la Sicilia del vostro rapporto con la Lega?
“Niente. Alla gente interessa che si facciano le cose, poi con chi le fai non importa. Noi abbiamo preso impegni e fissato obiettivi in campagna elettorale, poi bisogna utilizzare gli strumenti della democrazia, gli unici che ci hanno detto ‘presenti’ sono stati quelli della Lega, poi su questo c’è chi storce il naso, chi è contento. Alla gente interessa che noi risolviamo i problemi”,
E lei come la vive questa convivenza del Movimento con la Lega?
“La risposta sta in parte in quella precedente, Qui non c’è un’alleanza sistemica, qui è un contratto di governo. Se la Lega accetta di portare avanti i temi che per noi sono importanti, va bene, se lo avesse accettato il Pd, sarebbe andato bene il Pd. Se poi il Pd ha scelto di non fare politica e di passare velocemente dal 19 allo 0 per cento è un problema loro”.
Avrebbe preferito il Pd?
“Non ho nessuna simpatia. Non voterei mai né il Pd né la Lega, ma questi due erano i nostri interlocutori. La cosa che più fa ridere è che loro, il Pd, a parole dicono di essere contro la povertà, per il progressismo, l’inclusione sociale, però se li paragoni ai movimenti progressisti europei loro sono solo una brutta copia di Berlusconi, l’unico interesse che hanno è occupare l’apparato”.
Il tema caldo di questi mesi è stato l’immigrazione. Lei nel suo impegno da eurodeputato si è mosso su posizioni distanti da quelle di Salvini.
“Radicalmente distanti. La mia posizione come quella del Movimento 5 Stelle è quella che abbiamo sempre espresso al Parlamento europeo e nazionale. Noi abbiamo parlato di organizzazione ripartita tra Paesi dell’Unione europea, abbiamo parlato di vie legali di accesso. Salvini utilizza un linguaggio e dei modi che noi non utilizzeremmo mai, ma nelle sue azioni non c’è niente di diverso da quello che faceva Minniti o che è fuori dal contratto di governo. Cosa ha fatto Salvini oltre a parlare con qualche sparata, poco, o no?”.
La vicenda della Diciotti, ad esempio…
“Sì, d’accordo. Ma qui c’è un problema: tu puoi essere la persona più buona e integrante del mondo ma da ministro dell’interno ti trovi di fronte a un problema che il tuo stato da solo non può affrontare, se non lo si ripartisce con l’Unione europea”.
Sì, ma in Europa mi pare che Salvini faccia sponda proprio con quei leader che dell’approccio ripartitorio non ne vogliono sapere.
“Ma non noi. Basta guardare il voto sul regolamento di Dublino. Noi e Lega abbiamo votato contro. Ma per ragioni diverse. Noi volevamo un impegno totale redistributorio anche peri migranti economici, mentre la Lega non vuole nemmeno l’accordo intermedio. L’obiettivo condiviso tra noi e loro è porre fine al traffico di esseri umani nel Mediterraneo. Nel contratto di governo non c’è il blocco a chi scappa dalla guerra, anche la Lega è d’accordo ad accogliere i rifugiati. Cambiare atteggiamento un po’ funge da deterrente rispetto al traffico di esseri umani”.
Lei si ricandiderà alle Europee?
“Io sono da sempre, dalla nascita de Movimento, uno che ha lavorato sodo. Darò il massimo fino all’ultimo, poi dipende da quello che mi viene chiesto, se vogliono che continui o se vogliono che faccia altro, visto che già faccio tanto altro, sono anche responsabile degli enti locali. Se mi ricandido lo farò col massimo dell’entusiasmo”.
Lo sa che di lei si parla come del papabile candidato grillino alla presidenza della Regione?
“Non mi sembra che ci siano elezioni regionali a breve, Mi sembra che stia saldamente al timone Musumeci e che ci resterà fino a fine mandato”.
Come le sembra il governo Musumeci?
“Noi l’avevamo detto che con quell’accozzaglia avrebbe avuto poco margine di manovra. Ci sono problemi incancreniti e ci vorrebbero misure coraggiose”,
Quando avete cominciato, voi grillini, eravate tutti dilettanti della politica e questa era quasi ragione di vanto. Anzi, a chi aveva avuto a che fare con la politica era precluso l’accesso. Ora gli anni sono passati, avete maturato esperienza parlamentare e adesso pure di governo. Com’è stata questa trasformazione da quasi “monelli” della politica a classe dirigente?
“Noi determinate caratteristiche le abbiamo mantenute intatte. Ancora facciamo politica con molto cuore, con molta passione. Con quell’atteggiamento che è tipico del cittadino. Prima magari avevamo una visone più utopistica, adesso l’obiettivo rimane il cambiamento ma c’è la consapevolezza che bisogna arrivarci per passaggi”.
Insomma, state diventando riformisti da rivoluzionari…
“Penso che sia una questione normale. O fai il Che Guevara e vai a combattere oppure anche lui se fosse rimasto a Cuba a fare il ministro sarebbe diventato un riformista”.

