Avellino, ragazza folgorata mentre è al cellulare: sei rinvii a giudizio

Morì folgorata nella vasca mentre parlava al cellulare: in sei verso il processo

La vittima aveva 16 anni e al momento della tragedia era in videochiamata con un'amica

La Procura di Avellino ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone nell’ambito dell’inchiesta su una 16enne morta nel maggio 2023 a Montefalcione. La ragazza, impegnata in una videochiamata con un’amica, era rimasta folgorata da una scarica elettrica mentre era nella vasca da bagno con il cellulare in carica.

Ora la magistratura vuole fare luce su eventuali responsabilità legate al caricabatterie utilizzato quella sera. L’udienza preliminare è stata fissata per il 18 giugno 2026 davanti al giudice per l’udienza preliminare. Tra gli indagati figurano tre importatori cinesi, due imprenditori italiani e il titolare di un negozio della provincia di Avellino.

Cellulare in carica, ragazza di 16 anni morta folgorata

Come ricostruisce il “Corriere della Sera”, l’indagine è stata avviata subito dopo il decesso della minorenne. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la ragazza sarebbe stata colpita da una scarica elettrica mentre utilizzava il telefono cellulare collegato alla corrente per ricaricare la batteria.

Il dispositivo, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe caduto nella vasca da bagno provocando la scossa fatale. Gli accertamenti della Procura sostengono che, se il caricabatterie fosse stato realizzato con componenti conformi agli standard di sicurezza, la 16enne non sarebbe morta.

Le indagini tecniche sul caricabatterie

Le verifiche tecniche si sono concentrate sul caricabatterie utilizzato dalla ragazza. Gli accertamenti avrebbero evidenziato criticità nella struttura del dispositivo.

In particolare, il condensatore ceramico a disco presente nel caricatore, dopo gli accertamenti tecnici irripetibili eseguiti durante l’indagine, sarebbe risultato non conforme alle norme vigenti in materia di sicurezza e non avrebbe rispettato gli obblighi previsti per la commercializzazione dei prodotti elettrici.

L’esito dell’autopsia

La morte della 16enne sarebbe stata causata, come indicato anche dall’esame autoptico, “in seguito a folgorazione da contatto” provocata da una “scarica elettrica derivante dal caricabatteria dotato di condensatore ceramico non conforme alle regole in materia di sicurezza in quanto danneggiato a causa della scarsa qualità tecnica del materiale utilizzato”.

I sospetti sulla provenienza del dispositivo

Le indagini avrebbero inoltre accertato che i tre importatori cinesi e i due imprenditori italiani avrebbero modificato l’identificazione del prodotto applicando un marchio e un’etichetta adesiva sopra il marchio originale stampato sul caricatore.

Il dispositivo sarebbe stato commercializzato senza le istruzioni d’uso e senza la dichiarazione di conformità CE. In questo modo, secondo gli investigatori, gli acquirenti sarebbero stati indotti a ritenere che il prodotto avesse caratteristiche e origine diverse da quelle reali.

I reati contestati

Per cinque degli indagati la Procura contesta i reati di frode in commercio, legati alla vendita di un prodotto con marcatura CE ritenuta falsa, e di omicidio colposo in concorso, per non aver garantito la sicurezza del caricabatterie immesso sul mercato.

Il sesto imputato, titolare dell’esercizio commerciale della provincia di Avellino dove sarebbe stato acquistato il dispositivo, risponde invece della sola accusa di frode in commercio.
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