Raia (Spi Cgil): "Liste d'attesa e privati, questa Sanità non va"

Raia (Spi Cgil): “Liste d’attesa e privati, questa Sanità non va”

Oggi manifestazioni in tutte le province siciliane

CATANIA – “I governi regionale e nazionale devono mettere più risorse per la sanità pubblica. Devono immediatamente definire il percorso legata alla Sanità del territorio: ma non sulla carta, perchè formalmente è tutto entusiasmante anche se qualche fondo la Sicilia è riuscita a farselo togliere, però poi viene da chiedersi tutto questo esiste?”.
Concetta Raia, ex deputata regionale ed attualmente componente della segretaria regionale del Sindacato Pensionati Italiani Cgil, non ci gira troppo attorno. E racconta il perché dei presidi che nella giornata di oggi ed in ogni provincia daranno vita alla manifestazione “Ma la Sanità”. 

“Non si sta costruendo la Sanità del territorio, perlomeno non in maniera concreta – prosegue la Raia -. Da quando è nato il Pnrr nessun ospedale di comunità è stato reso operativo; a Catania, il San Luigi era già una struttura definita. Non si sa ancora quanti medici, quanti infermieri, quanti Osa andranno realmente a lavorare. Perchè se è vero che mancano i professionisti negli ospedali pubblici, è altrettanto vero che nella medicina del territorio mancano le persone e tutto questo si riflette sul sistema della Sanità”.

Liste d’attesa e sanità privata

“Tutto questo si abbatte anche sul drammatico fenomeno delle liste d’attesa – prosegue -. Tradotto: sugli anziani. Oggi il ceto medio non è più nelle condizioni di curarsi, non hanno le proprie risorse.
Bisogna, allora, che la Sanità privata non riceva tutti questi soldi. Io verrei chiedere al governo della regione: ma le liste d’attesa sulla Sanità, che si dice siano state ridotte del 90%, perchè restano una piaga dato che basta chiamare ad uno dei numeri del cup territoriale per una visita e vediamo che o non si rispondono o resti in attesa per un anno?”

“Serve un unico cup”

Ed ancora: “Bisogna togliere i cup per ogni singola struttura. A Catania ci sono quattro cup e la stessa frammentazione c’è nel resto della Sicilia. Non esiste un’unica centrale: nessuno vuole cedere sovranità organizzativa. È questo il motivo per il quale non si crea un unico cup. C’è, evidentemente, un potere che nessuno vuole perdere”.

“Nel 2030 una popolazione anziana”

Infine: “Da qui al 2030 avremo un 25% di popolazione anziana che avrà bisogno non solo di una Sanità più vicina ai propri bisogni ma che si ritroveranno a far conto con malattie croniche per i quali saranno fondamentale gli ospedali di territorio. Manca un disegno organico della Sanità e, forse, della società.
Occorre invertire la rotta”.  

La segretaria Balistreri: “È in discussione la salute”

La conclusione arriva dalla Segretaria generale Spi Cgil Sicilia, Maria Concetta Balistreri: “Gli anziani in Sicilia molto spesso non sanno se curarsi o mangiare, le pensioni basse non consentono di andare dal privato per esami diagnostici. Viene messo in discussione il diritto alla salute e alle cure per milioni di cittadini, anziani, pensionati, uomini e donne, che non possono accedere alle cure né tantomeno fare prevenzione”.


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