CATANIA – “Il Sì sta bene, vive e lotta insieme a noi, vive e lotta insieme a una battaglia che non è di partito ma di civiltà per i diritti, per le garanzie, per riformare la giustizia dopo 80 anni dalla Costituzione”. Lo ha detto a Catania Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera dei deputati e responsabile della campagna referendaria del Sì per Forza Italia, a margine di un incontro del partito.
“Una riforma che è trasversale – ha aggiunto – perché condivisa, fino a pochi giorni fa anche dalla sinistra, tanto che nel fronte del Sì ci sono, a gran diritto, uomini e donne di oggi e di ieri della sinistra”.
In Sicilia c’è interesse a capire ragioni vere della riforma
“Noi di Forza Italia – ha concluso Mulè – la difendiamo andando sulle ragioni del Sì ed evitando di cadere nei tranelli di un polemica infruttuoso ed inconsistente”.
“Qui in Sicilia, avendo girato in lungo e largo, c’è una percezione straordinaria nel senso di interesse vero e non legata alla fede politica. Un interesse vero significa approfondire e capire le ragioni della riforma della giustizia”.
“Devo dire che qui il terreno è fertile con una percezione assolutamente positiva – ha aggiunto Mulè – ma è fondamentale che i siciliani vadano a votare. Con il voto dei siciliani questo referendum può fare la differenza anche in termini di consensi nazionali”.
Il governo “sta meravigliosamente bene”
“Il governo sta meravigliosamente bene nel senso che tutto ciò che sta facendo è certificato a livello internazionale dalla credibilità – ha concluso – di un esecutivo che si appresta a diventare il più longevo della Repubblica e andrà avanti fino al 2027″.
Marco Falcone: “A Catania un bagno di folla”
“La Sicilia – ha dichiarato l’europarlamentare di FI Marco Falcone nel corso dell’evento – in vista del referendum risponderà bene e stasera a Catania c’è la prova reale con questo bagno di folla, con il presidente Mulè. E quindi con una chiara volontà, diffusa, di riformare la giustizia nel senso di efficienza, di modernizzare non soltanto l’architettura costituzionale dell’Italia, ma anche l’amministrazione della stessa giustizia per rendere un processo più celere, un processo più imparziale e realizzare finalmente quella separazione non soltanto funzionale ma ordinamentale delle carriere”.

