Egr. sott. Puglisi, anche questo suo articolo, come quasi tutti quelli che ho avuto il piacere e l'onore di leggere, è pura poesia, toccante e commovente. Tralasciando, per il momento, la mia opinione sulla totale assenza delle Istituzioni su cui mi sono sempre espresso, credo che, purtroppo, non sarà facile raggiungere il cuore di ragazzi delle Zen che "camminano" armati: la questione, a mio avviso, è di carattere culturale. Il contesto nel quale il “ragazzo che cammina armato” è nato e cresciuto gli ha impartito i “valori” della ingiustificata prevaricazione, della violenza, della criminalità, dell’odio. Si, certo, senza un apparente perché, senza un “giustificato” motivo ma, più banalmente e più semplicemente, per dare sfogo ad una rabbia repressa o a qualcosa che ci somiglia, ma che ci sfugge, avendo avuto ciascuno di noi la “fortuna” di appartenere alla società civile, nonostante i tutti i suoi limiti e tutti i suoi difetti. Oltre il contesto sociale, ancor peggio, c’è il contesto familiare: un ragazzo che commette un crimine punibile con un ergastolo (si appura già tramite intercettazioni ambientali negli istituti di pena) viene “consolato” dai propri cari e rassicurato che la condanna sarà limitata nel tempo. Non ci sono parole utili alla “rieducazione”, bensì l’incoraggiamento a mantenere vivo l’orgoglio. Del resto, essendo cresciuto in una famiglia dove i valori e l’educazione sono indirizzati al disprezzo di tutto ciò che rappresenta lo Stato, non avendo altri termini di confronto, credo che sia quasi scontata la condotta quotidiana del ragazzo che cammina armato, non capacitandosi perché mai dovrebbe fare diversamente. Non vorrei apparire ripetitivo rispetto a precedenti miei commenti, ma rimango fermamente convinto che la totale assenza delle Istituzioni ed il totale abbandono del territorio, sono i principali responsabili morali del degrado morale che ha colpito al cuore il quartiere dello Zen e, purtroppo per tutti noi, non soltanto lo Zen, non soltanto tutti i quartieri di periferia, ma adesso anche il resto della città.


Anthony Barbagallo deve continuare a lavorare per isolare vecchi e nuovi consociazionisti delle cosiddette geometrie variabili che in questa Dolce Triste Terra non consentono ancora di rendere possibile il sogno di La Torre, Mattarella (Piersanti) che volevano la Sicilia libera da delinquenti di ogni tipo per il suo Riscatto definitivo fino al punto di diventare i nostri Martiri. Fino adesso Barbagallo ha indovinato ogni mossa, avanti tutta!
Rispondo al commento di @Salvatore per segnalare – tra le tante mosse indovinate da Barbagallo, come dice – quella di avere riaccolto nel Partito compagni storici e leali, nonchè fedeli e coerenti come Concetta Raia e Angelo Villari. E di averlo fatto con la fanfara e la classica immolazione del vitello grasso. Adesso al segretario regionale Pd non resta che mettere d’accordo i suddetti (con tanto di Giacomo Rota a… ruota) con il segretario regionale Cgil Alfio Mannino che ha opzionato uno dei seggi di sala D’Ercole o romani ( a piacere), certo di opposizione della quale non si vede la fine, ma non fa nulla, l’importante è finir…ci.