CATANIA- “Competenza e onestà, visione internazionale, qui in Sicilia c’è un solo nome, Fabrizio Micari”. Matteo Renzi, segretario del Pd, irrompe nella Catania di Nello Musumeci, il candidato del centrodestra, per lanciare Fabrizio Micari, candidato del centrosinistra. Lo fa mentre Berlusconi ha scelto Palermo per la sua tappa siciliana, lo fa soprattutto per rinsaldare le truppe, non a caso sceglie una saletta da 150 posti nel centro di Catania. Niente poliziotti in assetto antisommossa, niente cortei di protesta, niente treni.
Matteo Renzi prova a pedalare tra i suoi, le fila del Pd si sono assottigliate dopo la fuga – in alcuni casi il ritorno – nel centrodestra di alcuni big, le truppe sono, molto spesso, demotivate, anche perché la partita alle falde dell’Etna si gioca a tre, per due possibili seggi, lo scontro è ‘all’ultimo sangue’ tra Luca Sammartino, ex Articolo 4, grande mattatore di preferenze, Anthony Barbagallo, assessore crocettiano al Turismo e Angelo Villari, storico militante del Pd molto legato al sindacato.
Pensando a loro, il segretario del Pd si gioca l’asso nella manica: il “voto strutturato”, l’arma di riserva del Pd, “non quantificabile dai sondaggi”, come ama dire Fabrizio Micari. “Le elezioni – dice Renzi – sono l’occasione, voglio vedere cosa siete capaci di fare, credo che molti degli osservatori non abbiano fatto i conti con questi ragazzi qua”. Davanti a lui c’è Luca Sammartino con tutto lo staff, a partire da Valeria Sudano, deputato regionale, nipote del noto senatore Mimmo Sudano, signore dei voti della Sicilia orientale con un percorso di peso nel centrodestra, Raffaele Pippo Nicotra, deputato regionale, Marco Consoli, vicesindaco di Catania. Non a caso, riferendosi all’ala “destra” della sala, Renzi richiama i “padri democristiani” che “hanno fatto molto per la Sicilia”. Pochi restano in silenzio, scattano gli applausi, la mutazione genetica del Pd è compiuta una volta per tutte.
Sale la temperatura nella sala. Intorno all’albergo girano gli autobus nuovi di zecca della Amt, partecipata gestita in quota Pd dall’ex consigliere comunale di Alleanza nazionale Puccio La Rosa, oggi sammartiniano che ha convocato i fedelissimi per l’ultimo weekend prima del voto. Renzi non risparmia una frecciatina ai grillini, “quando quelli che si bendano – dice il segretario del Pd – urlavano insieme a quelli con le camicie verdi e nel frattempo noi portavamo l’Italia fuori dalla crisi”. Quindi il richiamo al Patto per Catania, siglato col sindaco Enzo Bianco, con conseguente ipotetica pioggia di soldi e inaugurazioni, calibrata con precisione per le settimane che precedono le politiche 2018 e altra frecciata a Grillo: “L’hashtag di Roma è mannaggia, dobbiamo puntare sulla competenza e per questo c’è solo un nome, Fabrizio Micari”. Il rettore di Palermo ripete il repertorio collaudato dei giovani costretti a fuggire e del sogno di “una Sicilia aperta, a forte vocazione internazionale” “C’è un’idea di Sicilia in quello che stiamo facendo – dice Micari – progettualità e competenza, siamo persone competenti e oneste, siamo persone perbene, dovrebbe essere un presupposto, purtroppo non è così, lo vediamo guardando le liste degli altri. Noi – conclude il candidato del centrosinistra – abbiamo le liste migliori e i candidati migliori, persone con le carte in regola. Noi vogliamo creare una squadra, un governo che abbia le carte in regola”. Il percorso è in salita, ma Renzi adesso non ha scelto, ha messo la faccia sulle elezioni siciliane e il tempo stringe.
Le dichiarazioni di Renzi in diretta
“Pur di non andare al Parlamento europeo viene qui…” Lo afferma il segretario del Pd Matteo Renzi nel corso di un comizio a Catania interrompendo, con una battuta, Fabrizio Micari che si diceva “preoccupato” per l’arrivo di Matteo Salvini nell’Isola.
“A tutti quelli che dicono che bisogna dare un segnale e votare a sinistra in Sicilia, voglio dire che il 6 novembre, se ci si sveglia con un presidente di destra è perché a forza di scegliere la sinistra più estrema e radicale vince la destra, Il voto utile” è il tipo di “voto più di sinistra per essere credibili”, aggiunge.
“Tra il populismo, l’estremismo” mi rivolgo alla “saggezza dei vostri padri democristiani”, “affidare” la propria scelta “ad una persona saggia è meglio che il voto nel buio”, dice ancora il segretario del Pd Matteo Renzi nel corso del comizio a favore di Fabrizio Micari a Catania.
“Sulla Banca d’Italia ci sono state delle opinioni diverse anche al nostro interno. Io le ho espresse in modo molto sereno e chiaro. Oggi si è fatta una scelta diversa e noi auguriamo buon lavoro al governatore nuovamente nominato. Per noi la discussione è terminata con le modalità previste dalle istituzioni. Buon lavoro al governatore Visco”.
“Pieno rispetto per la decisione del presidente del Senato, e proprio per il rispetto che si deve alla figura istituzionale del presidente del Senato credo sia profondamente sbagliato mettersi a fare polemica. Ciò che è importante è il tema di merito posto da Grasso: ovvero la fiducia sulla legge elettorale. Io la penso come il presidente Gentiloni, come il capogruppo Zanda e come il capogruppo Rosato”. Lo ha detto Matteo Renzi commentando le dimissioni del presidente del Senato dal gruppo del Pd.

