"Replica banale e patetica| Ci vediamo in tribunale"

“Replica banale e patetica| Ci vediamo in tribunale”

Commenti

    Assessore, se puoi metterti sui binari del treno, come hai fatto sulla strada a Siracusa, e sfondi, alla guida di un tuo POTENTE scavatore, la galleria sotto a via Bernava noi cittadini del quartiere sovrastante te ne saremo grati … e poi gli fai causa a questi della ditta internazionale (con i geologi e gli operai di Malopasso&Carrapipi) che scapparono lasciando l’opera incompiuta!

    E’ difficile dimostrare il danno d’immagine.

    E’ facile, conti alla mano, dimostrare il “danno emergente” dai maggiori tempi e costi per il trasporto e per gli straordinari sostenuti dalla Regione e dai suoi enti e dagli enti locali per le trasferte dei dipendenti.

    La Regione dovrebbe chiedere il risarcimento del “danno emergente” diretta conseguenza delle interruzioni, mancate manutenzioni e negligenze imputabili al concessionario (ANAS) è accertabile e quantificabile nella differenza tra il costo delle trasferte “normale” e quello delle trasferte con interruzioni e/o deviazioni e/o manutenzioni in corso.

    Peraltro la Regione dovrebbe aggiungere la richiesta del risarcimento del danno per “lucro cessante” in quanto, la mancata realizzazione delle strade, le ha provocato una “perdita di chance” (danno risarcibile) per la sua economia e per il turismo.

    Per certo, e con l’opera di buoni avvocati, la Regione potrebbe ottenere dall’ANAS un risarcimento “equo ed importante”

    I parametri a cui ti riferisci non sono documentabili per tabulas così come stai dicendo, un risarcimento di questa portata richiederebbe consulenze tecniche mastodontiche.

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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