PALERMO – “Gli imputati possono avvalersi della facoltà di non rispondere; il presidente della Regione deve rispondere. Da due anni Musumeci tace o al più balbetta sulla vicenda della Sicula Trasporti e dell’autorizzazione che proprio il suo governo ha rilasciato alla velocità della luce permettendo un mega ampliamento da 1,8 milioni di metri cubi e dal valore di svariate centinaia di milioni. Perché quell’autorizzazione frettolosa a pochi giorni dall’insediamento? Musumeci pensa forse di potersela cavare dicendo che ora si costituirà Parte civile? Trovi il coraggio, o almeno il pudore di smetterla di affidarsi a vacui comunicati stampa dei suoi assessori; venga in Aula a rispondere a queste domande e a tante altre”. Lo dice il presidente della commissione regionale Antimafia Claudio Fava.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Italia viva, con il capogruppo all’Ars Nicola D’Agostino che è anche componente della commissione Antimafia regionale: “L’attenzione e i riconoscimenti del procuratore capo Zuccaro per la nostra relazione sul ciclo dei rifiuti ci gratificano molto per il lavoro svolto – sostiene D’Agostino -. Vuol anche dire che, per la prima volta, la politica non arriva troppo tardi. Nel recente dibattito in Aula sull’argomento ho anche chiesto che il governo prendesse atto non solo formalmente, ma sostanzialmente della relazione: adottando i provvedimenti necessari per riparare a omissioni, storture, devianze e compromissioni degli anni precedenti e fare chiarezza su fatti ed atti del presente che attendono ancora risposte. Musumeci deve infatti venire a riferire in Assemblea, senza neppure che glielo si chieda, su cosa ne pensa di ciò che è accaduto in questi due anni e mezzo ad opera della sua Amministrazione e se non ritenga urgente alcuni cambiamenti in settori nevralgici della Regione. Così come sarebbe utile sapere – ancora D’Agostino – se non creda opportuno rimuovere l’avvocato Branca da amministratore di Riscossione Sicilia. Se non lo credesse, ci dovremmo tutti interrogare sui nostri comportamenti, su cosa significhino troppo spesso le nostre tanto declamate ragioni di opportunità (reclamate sempre agli altri) ed i complimenti (di routine) a forze dell’ordine e magistratura, quando poi non si registrano comportamenti consequenziali”.

