PALERMO – La riforma della dirigenza regionale riparte dalla commissione Affari istituzionali dell’Ars. L’organismo parlamentare guidato dal democristiano Ignazio Abbate si riunirà mercoledì 25 marzo per ascoltare il parere dei sindacati sul ddl ‘Ordinamento della dirigenza nell’amministrazione regionale’.
I sindacati convocati all’Ars
Tutte le sigle sono state chiamate a dire la propria opinione sulle modifiche che il testo apporta alla precedente riforma, datata 2000. Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl, Ugl, Cobas/Codir, Sadirs, Siad-Csa e Dirsi si incontreranno con i commissari, con la dirigente generale del dipartimento Funzione pubblica, Salvatrice Rizzo, e con il neo segretario generale della Regione, Ignazio Tozzo.
Erano stati gli stessi rappresentanti del pubblico impiego a chiedere con una lettera che una riforma di questa portata non fosse portata avanti “senza compartecipazione”. Le varie sigle avevano quindi chiesto di essere convocate all’Ars.
Riforma della dirigenza regionale, la ricetta dei sindacati
Al tavolo della prima commissione dell’Ars i sindacati ribadiranno la loro posizione: mantenere l’attuale ordinamento già previsto in due fasce dirigenziali (la prima e la seconda), disciplinandone l’accesso. In sede di applicazione della nuova riforma, inoltre, tutti i dirigenti di terza fascia della Regione andrebbero inquadrati nella seconda. C’è poi il capitolo dei funzionari che aspirano al ruolo unico dirigenziale: nei loro confronti, secondo i sindacati, la riforma dovrà contemplare una “giusta attenzione”.

La riforma ‘rifugiata’ in commissione
La richiesta di convocazione era stata avanzata alla luce delle dinamiche d’aula, che avevano suggerito al governo un veloce ritorno del ddl in commissione. Il testo, infatti, avrebbe dovuto passare all’esame di Sala d’Ercole nella stessa seduta che segnò la debacle del ddl che introduceva la possibilità del terzo mandato per i sindaci dei comuni con una popolazione compresa tra cinquemila e 15mila abitanti.
L’esito del voto segreto richiesto dal Movimento cinque stelle con Nuccio Di Paola fu devastante per il centrodestra. Quel giorno in 43 votarono per bocciare il ddl, soltanto 18 i favorevoli. A quel punto, per salvare la riforma della dirigenza regionale, si preferì rispedirla in commissione.
Abbate: “Approvazione veloce, poi l’aula”
Abbate, intanto, lancia l’allarme: “Sarebbe un grave danno per i siciliani veder naufragare una riforma pensata per immettere nella macchina amministrativa regionale decine di giovani professionisti, capaci di rinnovare profondamente la nostra classe dirigenziale”. Il presidente della prima commissione ha accelerato i tempi: “Non intendo perdere un solo giorno”.
L’obiettivo è “capire quali siano le modifiche rispetto a un testo che era già stato approvato, così da consentire alla Commissione di esprimere un nuovo parere e riportare la riforma in Aula nel giro di pochissime settimane”. Per Abbate il ddl “non può finire nel dimenticatoio”.

