‘Sabbie mobili’, Trischitta: | “Finalmente nella mia città”

‘Sabbie mobili’, Trischitta: | “Finalmente nella mia città”

‘Sabbie mobili’, Trischitta: | “Finalmente nella mia città”

La vicenda tormentata dell’attrice catanese Daniela Rocca rivive attraverso Guia Jelo nello spettacolo “Sabbie Mobili” di Domenico Trischitta.  Dal 15 al 21 aprile 2016 verrà messo in scena nella sala Musco per la regia di Massimiliano Perrotta.

Al Teatro Stabile
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CATANIA – Diciassette anni di attesa, tanto è trascorso dall’ esordio teatrale di “Sabbie mobili”, il testo dello scrittore catanese Domenico Trischitta. E finalmente l’opera verrà messa in scena in prima assoluta dal 15 al 21 aprile 2016 a Catania nella sala Musco del Teatro Stabile. Al centro la figura dell’attrice catanese Daniela Rocca. Attratto dalla sua fragile psiche e dalla sua esistenza tormentata Trischitta racconta la vicenda umana e professionale dell’attrice di origini acesi morta nel 1995.

“Avevo già scritto molti anni fa – afferma Domenico Trischitta – la biografia sulla vita di questa attrice in ‘Daniela Rocca, il miraggio in celluloide’. Qualche tempo dopo incontrai l’attrice catanese Guia Jelo, la quale mi chiese di scrivere un testo teatrale sulla vita della Rocca. Lo portammo in scena al teatro Quirino di Roma nel ’99, nell’ambito della rassegna “Attori in cerca di autori” e poi andò in onda anche su Rai International. Sono felice – prosegue – che finalmente dopo diciassette anni “Sabbie mobili” approdi a Catania”. Nello spettacolo la Rocca rivivrà ancora una volta attraverso l’attrice Guia Jelo, per la regia di Massimiliano Perrotta. “Guia Jelo – spiega Trischitta – è perfetta per dare spessore e cuore pulsante a questo ruolo a cui lei è peraltro molto legata. Spero questo lavoro venga apprezzato dal pubblico. E’ una novità assoluta per Catania”.

Daniela Rocca fu un’avvenente attrice di origini acesi. Eletta Miss Catania quando aveva soli sedici anni fu subito notata per la sua bellezza dall’attore Saro Urzì. Il successo arrivò nel 1961, quando il regista Pietro Germi la scelse per interpretare il ruolo della moglie di Marcello Mastroianni in “Divorzio all’italiana”. Un’interpretazione che la consacrò tra le stelle del firmamento del cinema. Ma proprio all’apice del successo professionale ebbe iniziò la sua parabola discendente. La tormentata storia d’amore con Germi – nata sul set del film – si trasformò in un dramma che la distrusse. Una creatura troppo fragile per riuscire a superare il suo disagio esistenziale. “In Sabbie Mobili – continua l’autore – si ripercorre la vicenda di questa bellissima attrice catanese ammirata da tutti. Rocca viveva proprio nella zona del centro storico di Catania, vicino la stazione. Era una donna inquieta che sicuramente portava già dentro di sé un germe di follia in parte ancora nascosto. La storia con il regista – dice – diventò probabilmente il fattore scatenante che la porterà poi a perdere il controllo della sua vita. Il testo è incentrato proprio sull’incontro fatale con Pietro Germi e sul loro amore folle. Basti pensare che le sofferenze afflissero la Rocca a tal punto da renderla irriconoscibile negli ultimi anni prima della morte”. Anche le riprese della pellicola “Divorzio all’Italiana” furono funestate da due spiacevoli fatti: il tentativo di suicidio della Rocca e poi l’ictus di Germi. In seguito l’attrice provò altre volte a togliersi la vita e fu costretta in seguito a lunghi ricoveri nei manicomi fino a quando si spense a soli 56 anni in una casa di cura a Milo.

Tra gli altri attori Fulvio D’Angelo, Raniela Ragonese e Roberta Andronico per uno spettacolo, dunque, in cui il teatro si mescola con il cinema. “Sullo sfondo – prosegue Trischitta – c’è il trionfo internazionale di “Divorzio all’italiana” che coronava il successo artistico di questo sodalizio”. Il titolo Sabbie Mobili è chiaramente evocativo. “L’ho scelto – spiega– per un duplice motivo: In ‘Divorzio all’italiana’ c’è proprio una scena in cui Mastroianni immagina di ammazzare la moglie e sogna di vederla sprofondare nelle sabbie mobili. E poi è anche una metafora evocativa di questo affondamento della persona”.

Trischitta, offre poi una riflessione di ampio respiro in merito alla situazione dei teatri catanesi. Si sofferma in particolare sulla crisi vissuta dallo Stabile e accenna a qualche possibile soluzione per il superamento delle criticità che ancora insistono sull’ente. “Credo che ci siano molti lati positivi a Catania, – dice – per esempio l’attività del teatro Brancati si è arricchita in una certa maniera con il Piccolo teatro, e ora sta diventando un polo importante per la città, ma c’è anche Enrico Guarneri con l’ABC. Lo Stabile che vive certamente un momento di crisi potrebbe guardare a queste realtà presenti nel territorio catanese e individuare possibili alleanze per guadagnare terreno e rilanciarsi. Catania è sempre stata una città a forte vocazione teatrale – evidenzia – ecco perché credo che le alleanze possano solo dare buoni frutti per il futuro”.

Infine, l’autore si toglie qualche sassolino dalla scarpa. “Credo che la città debba guardare con un occhio più attento alle novità, ai nuovi testi, autori e alla nuova drammaturgia. La nostra tradizione è bellissima, da Martoglio a Capuana, ma non si può rimanerne ancorati per sempre – precisa – . Anche le nuove generazioni hanno molto da dire attraverso il teatro. Personalmente, sono contento che il mio testo dopo tanto peregrinare approdi finalmente al Teatro Stabile di Catania. Ho aspettato tanto, sono dovuti trascorrere diciassette anni. Da catanese poterlo vedere in scena nel teatro per eccellenza dei catanesi è una grande soddisfazione”, – conclude Domenico Trischitta.

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