Virga e le pressioni su Lo Voi | "Il procuratore era infastidito" - Live Sicilia

Virga e le pressioni su Lo Voi | “Il procuratore era infastidito”

Silvana Saguto

Il magistrato chiese, senza successo, informazioni al procuratore sull'inchiesta del figlio.

IL CASO SAGUTO
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PALERMO – Per due volte l’ex consigliere del Csm Tommaso Virga chiese informazioni al Procuratore di Palermo Francesco Lo Voi su un’inchiesta che riguardava il figlio, Walter Virga, ex amministratore giudiziario dei beni sequestrati agli imprenditori mafiosi Rappa, finito sotto inchiesta per una evasione fiscale.

La vicenda è emersa nel corso del processo in corso a Caltanissetta sugli illeciti nella gestione dei beni confiscati a Cosa nostra che vede imputate 15 persone tra cui, oltre all’ex presidente della sezione Silvana Saguto, lo stesso Walter Virga. Il padre, il giudice che avrebbe fatto pressioni sul capo dei pm, è stato indagato nello stesso procedimento ma ha scelto l’abbreviato.

A riferire in aula delle indebite richieste di informazioni fatte a Lo Voi è stato il pm palermitano Gaspare Spedale. Sulla circostanza avrebbe dovuto deporre il procuratore, ma accogliendo le istanze di alcuni difensori, i giudici hanno revocato la sua citazione a testimoniare. La legge vieta la testimonianza ai pm sui fatti su cui hanno svolto indagini.

“Il procuratore era molto infastidito perché il padre dell’indagato aveva manifestato un interessamento. – ha raccontato Spedale che era titolare dell’inchiesta su Walter Virga – Mi disse con molto garbo di aver detto al collega che al più, se avessero voluto, avrebbero potuto chiedere di rendere interrogatorio. Mi chiese anche quale fosse l’oggetto del procedimento di cui all’epoca io non sapevo molto”. Una seconda volta Lo Voi si rivolse al pm. “Mi chiamò infastidito – ha spiegato Spedale – mi disse che il padre di Virga era tornato da lui, ma che lui non aveva voluto parlarci e aggiunse: valuta liberamente cosa fare, a me non interessa nulla”.

Dopo Spedale ha deposto in aula, a Caltanissetta, il pm Roberto Tartaglia che ha riferito della riunione della Direzione distrettuale antimafia del 25 maggio del 2015 in cui l’allora aggiunto Dino Petralia accennò all’esistenza di un procedimento relativo alle misure di prevenzione che era stato trasmesso a Caltanissetta, senza aggiungere chi fosse coinvolto e il perché del trasferimento. La testimonianza è rilevante perché nel corso delle indagini venne fuori che Saguto sapeva dell’inchiesta a suo carico e si ipotizzò che ci fosse stata una fuga di notizie. Di rivelazione di segreto istruttorio furono accusati il pm Dario Scaletta, la cui posizione però è stata archiviata, e l’ex giudice a latere di Saguto Fabio Licata, che è sotto processo in abbreviato.


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Commenti

    Si, giusto…..ma la giustizia quando? Si aspetta la prescrizione?

    Si dovrebbe solo vergognare, avere il coraggio di dire vado via per sempre.

    Leggo nell’articolo ….. …..”ex amministratore giudiziario dei beni sequestrati agli imprenditori mafiosi Rappa”

    La responsabilità penale è personale quindi:

    a) o i Rappa viventi sono stati condannati per mafia e sono mafiosi,

    b) oppure i Rappa viventi non sono stati condannati per mafia e quindi non sono mafiosi

    Il patrimonio è una cosa, le persone sono altra cosa: le parole sbagliate feriscono chi è innocente e, soprattutto, non è mafioso.

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