Salvini sotto processo | E il premier Conte?

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Commenti

    vorrei capire meglio; il premier Conte avrebbe quindi non esercitato i suoi poteri impeditivi e/o interdittivi nei confronti della condotta di Salvini e quindi sarebbe colpevole di non averlo “obbligato” a far sbarcare i migranti che si trovavano già sul suolo italiano essendo una nave della Guardia costiera?

    L’estensore dellarticolo sembra un iñgenuo anche se sicuramente non lo è. Usa un artefizio retorico perché sa bene che l’italia è il paese della doppia verità. Fai una cosa e sei processato; un altro fa la stessa cosa ed è un benemerito della società!

    Salvini di qua, Salvini di là. Mentre, appunto, il vero paradosso è l’ideologico attorcigliamento della maggioranza e del governo in carica. E così tra tanto bla-bla, ci si dimentica della sola cosa, dell’atto formale cioè che è alla base di questa sceneggiata andata in onda prima presso la commissione parlamentare pertinente e poi nell’aula del senato. E così adesso la deliberazione chiamerà in causa nuovamente il procuratore della Repubblica Carmelo Zuccaro, quel magistrato Carmelo Zuccaro che in settembre aveva chiesto di prosciogliere Salvini «per infondatezza della notizia di reato». Eppure questa ridicola contraddizione in termini è stata prodotta dalla più bella costituzione del mondo: grazie a una maggioranza canagliesca e a un Presidente della Repubblica spiccatamente di parte. Più barzelletta di così!
    Intanto, una buona notizia, una lezione di buonsenso e di stile che non farà felice i buonisti di cui sopra e che sta a marcare la differenza abissale, tra l’italo-ghanese Edith che non solo non erige steccati ideologici più o meno strumentali dietro i quali cercare una confortevole sistemazione, ma anzi piccona quelli esistenti con la seguente, lapidare e piena di buonsenso dichiarazione: “Io italiana, ma bellezza ghanese”, e l’italo-libanese Gard Lerner che invece dietro a quei muri ha costruito la sua carriera.
    In quanto poi all’obbligatorietà dell’azione penale, c’è soltanto da aggiungere che quel martello pneumatico viene ipocritamente messo in azione soltanto quando c’è da frantumare chi sta sull’altra sponda della politica. Per tacitare le coscienze democratiche, e le obiezioni naturali, tutte le volte che gli aberranti e ricorrenti avvisi di garanzia, come devastanti tegole, cadono sulle teste nemiche.

    L’Autore non intende affrontare gli aspetti politici, per cui incorre in una involontaria omissione: il processo per Salvini è stato chiesto dal Tribunale dei ministri. È probabile venga assolto o non si proceda (e lui dirà di essere il vincitore), ma il Parlamento ha fatto l’unica cosa logica: mandarlo a processo, come avviene per tutti i semplici cittadini, lasciando ai giudici di valutare.

    Più’ bella costituzione del mondo, a parole.

    Non voto Salvini, il parlamento vota secondo logica politica di appartenenza. E’ accaduto con la decadenza di Berlusconi dal Senato adesso con Salvini.

    La prego di riflettere: il Tribunale dei ministri ha chiesto al Parlamento l’autorizzazione a procedere per una mera curiosità? Ovviamente no; lo ha chiesto perché lo prevede la legge e il Parlamento può rispondere con un sì o con un no, entrambe risposte con pari dignità. Ciò accade perché un parlamentare (e un ministro) non sono “semplici cittadini”. Non è un loro privilegio, ma poiché rappresentano il popolo e il Governo, il Parlamento deve valutare se gliene viene impedita l’indipendenza politica. Ci rifletta.

    @Anello (al naso)
    i parlamentari rappresentano il popolo, non il Governo. Ci rifletta

    @ Pasquino – Suppongo che lei sia una persona frettolosa. Io ho indicato due categorie (parlamentari e membri del governo) alle quale è per legge riservato un percorso diverso da quello dei semplici cittadini. Infatti, per i ministri, esiste un tribunale speciale. Ma lei queste cose le sa, ma la fretta le ha giuocato uno scherzo.

    @ Anello
    Se lei avesse più correttamente scritto “poiché rappresentano RISPETTIVAMENTE il popolo e il Governo” non avrebbe cagionato la mia fretta. Rilegga la sua frase. Saluti

    @ Pasquino – La ringrazio. Infatti mi ha evocato una circostanza formativa della mia adolescenza. Al liceo, il professore di Italiano e Latino scriveva talvolta una parola o una frase alla lavagna e su quella ci chiedeva di analizzare e riflettere. Un giorno scrisse: “Le donne per difendersi attaccano”. Non era un’accusa, ma la sottolineatura di una caratteristica prevalentemente femminile. Oggi, con il conformismo di questi tempi, forse quel professore non si sarebbe permesso giacché sarebbe stato frainteso e accusato di misoginia, sessismo e cose del genere. Ora, la sua risposta che mi “accusa” di non avere chiarito (la posso definire così?) l’acqua calda mi sembra il portato subconscio del suo femminino. Del resto chi ne è privo? Nessuno. Però, a volte, fa sorridere.

    @ Anello (al naso)
    Il femminino e l’acqua calda…….. (ci si potrebbe scrivere un racconto, o una piece). E chi le dice che non sia un portato inconscio ma una effettiva condizione di genere?. Intanto, al di là di questo nostro cazzeggio, il buon Tinaglia non si esprime sui nostri commenti.

    @ Pasquino – La sua domanda mi suscita due ipotesi. La prima: che dietro ad uno pseudonimo maschile vi sia una donna; la seconda: lei ha ragione quando sottolinea che è caratteristica prevalentemente femminile quella di difendersi attaccando, ma ciò non esclude che anche il maschio abbia elementi femminili e tra questi la caratteristica de quo. Del resto, se lei (come suppongo) è un uomo, lo ha testimoniato con quella contestazione a me. /// Magari il bravo (anche come avvocato) Ennio Tinaglia si sta divertendo leggendo i nostri scambi.

    Pasquino ed Anello (al naso).
    Si, sorrido. Siete deliziosi
    Ennio Tinaglia

    Era scontato che Matteo Salvini fosse mandato a processo. La maggioranza frigge dalla voglia di farlo fuori in qualsiasi maniera, lo si evince dal suo comportamento. E adesso attende con ansia che l’ ex ministro dell’ Interno venga stroncato per via giudiziaria. Non ha capito che affidandosi alla magistratura per distruggere un avversario potente e ineguagliabile rischia di consegnarsi ad essa mani e piedi. Ne è in parte già schiava e d’ ora in poi lo sarà del tutto.
    Si è predicato anni che è necessario confermare il primato della politica sulla giustizia, eppure lorsignori, pur di eliminare il Capitano, si sono rimangiati il postulato come fosse una patatina fritta. E non se ne vergognano, al contrario trepidano in attesa della conclusione del processo, sperando che finisca male, anzi malissimo, per l’ imputato.
    Salvini si è difeso inutilmente con argomenti di buon senso tuttavia ciò non è stato sufficiente a influenzare le testoline dei suoi accaniti nemici, i quali hanno insistito masturbando ragionamenti privi di fondamento. Il problema nasce da motivi squallidi e sporchi, far secco un uomo che li sovrasta ed è capace di sintonizzarsi col popolo, popolo che preferisce Salvini ai politicanti incollati alla poltrona e servi di Bruxelles.

    Ma l’avete visto questo processo a Salvini. Secondo me non si farà fino a quando non si metteranno d’accordo su come scaricare Conte e Di Maio perchè Salvini ha le carte per inchiodarli a dovere .

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Onorevole è ammirevole quello che sostiene quanto sia utopistico realizzare. La classe politica è molto lontana dal l'AS Sumer si questa responsabilità quanto sia inadeguata a realizzarlo. È una questione culturale e di mentalità dura a morire che presenta i requisiti dell'immortalità e dell'Eternità.

Caro Direttore, dalla lettura comparata dei cinque interventi emerge un paradosso: in Sicilia le competenze esistono, ma spesso vanno via perché non trovano una domanda adeguata, mentre restano insoddisfatti bisogni che proprio quelle competenze potrebbero contribuire a risolvere. L’intervento di Valentina Chinnici aggiunge un passaggio importante: le competenze non vanno soltanto utilizzate, vanno prima costruite, cominciando dall’educazione e dalle opportunità offerte fin dall’infanzia. E una piccola provocazione. Chinnici ricorda che all’ARS le donne sono 15 su 70. Con una donna su cinque intervistati, LiveSicilia ha quasi riprodotto la stessa proporzione. Una coincidenza, naturalmente, ma anche uno spunto: se vogliamo evitare il nostro eterno Gattopardismo, le pari opportunità non possono essere soltanto dichiarate, devono diventare visibili nei numeri. Il segnale da cercare è 1/1: non una parità imposta degli esiti, ma pari possibilità di formarsi, lavorare, partecipare e assumere responsabilità. Una Sicilia che lascia inutilizzata una parte del proprio capitale umano e contemporaneamente lamenta la fuga delle competenze è doppiamente inefficiente. Il punto di leva, a mio avviso, resta il lavoro qualificato. Non come fine ultimo, ma come strumento per trasformare competenze in risposte ai bisogni della società. Il circuito potrebbe essere semplice: educazione → competenze → bisogni → lavoro qualificato → risultati per i cittadini → maggiore attrattività.mGli esempi sono davanti a noi. In sanità, non si tratta necessariamente di moltiplicare i centri CAR-T, ma di garantire l’accesso a queste terapie avanzate: per farlo servono centri adeguati e professionalità altamente specializzate che lavorino insieme. È il bisogno del paziente a creare domanda di competenze. Nell’energia, sole e vento possono creare domanda di ingegneri, tecnici e ricercatori. Nel turismo, destagionalizzare significa creare servizi e professionalità più qualificate e stabili. Nella PA, migliorare tempi e qualità delle risposte richiede competenze adeguate e responsabilità misurabili. Forse, allora, non dobbiamo chiederci come trattenere i giovani, ma come trasformare i bisogni e le risorse della Sicilia in domanda per le loro competenze. Se troveranno qui opportunità adeguate, potranno scegliere di restare. O di tornare.

Essendo stato un ex allievo dell'Università di Palermo, non posso che essere orgoglioso dei risultati degni di nota conseguiti dall'Ateneo siciliano negli ultimi anni. Certamente è un merito da ascrivere in particolare al Rettore in carica ed ai suoi collaboratori, ma forse anche al desiderio di riscatto di una terra che continua ad essere alla ribalta delle cronache soprattutto per gli aspetti negativi legati alla criminalità organizzata e al malaffare e che, invece, meriterebbe di vedere riconosciute e valorizzate tante altre realtà positive, compresa un'Istituzione di tutto rispetto come l'Università di Palermo.

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