Inchiesta sui referti istologici a Trapani: chiuso l'incidente probatorio

Scandalo referti istologici, chiuso l’incidente probatorio a Trapani

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Diciannove indagati
L'INCHIESTA
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TRAPANI – Non soltanto ritardi. Non soltanto una carenza di organico. Dalle oltre 500 pagine della perizia depositata nell’incidente probatorio sullo scandalo dei referti istologici dell’Asp di Trapani emerge il quadro di una macchina sanitaria che, secondo i consulenti nominati dal gip, ha smesso di funzionare in alcuni dei suoi passaggi fondamentali: monitoraggio degli esami, comunicazione tra reparti e presa in carico dei pazienti.

Il gip Corleo ha dichiarato concluso l’incidente probatorio

Ieri il gip Massimo Corleo ha dichiarato concluso l’incidente probatorio chiesto dalla Procura di Trapani nell’ambito dell’inchiesta che vede indagate 19 persone tra medici, infermieri e operatori sanitari degli ospedali di Trapani e Castelvetrano. Al centro dell’indagine ci sono circa 3 mila referti istologici accumulati nel tempo e consegnati con ritardi che in alcuni casi hanno superato gli otto mesi, impedendo ai pazienti di conoscere tempestivamente la diagnosi e di accedere alle cure.

L’inchiesta esplosa dopo la denuncia di Maria Cristina Gallo

L’inchiesta era esplosa dopo la denuncia della docente di Mazara del Vallo Maria Cristina Gallo, diventata il simbolo della vicenda. Per conoscere l’esito del proprio esame istologico attese otto mesi. È morta nell’ottobre scorso, ma prima del decesso il giudice era riuscito a raccogliere la sua testimonianza nell’ambito dell’incidente probatorio.

Maria Cristina Gallo

La relazione firmata dagli specialisti Paolo Procaccianti, Vincenzo Nardini, Lorenzo Livi e Luca Miele contiene passaggi particolarmente severi. I consulenti parlano di “mancanza di un sistema efficace di monitoraggio dello stato dei campioni e dei referti”, una criticità che, secondo la perizia, avrebbe determinato situazioni nelle quali i pazienti sono stati “privati del diritto fondamentale all’informazione” sul proprio stato di salute.

La catena delle responsabilità

Ma il punto che potrebbe avere maggiori conseguenze investigative riguarda la catena delle responsabilità. Dall’analisi dei casi esaminati emerge infatti che i problemi non sarebbero riconducibili esclusivamente al laboratorio di anatomia patologica. I periti evidenziano infatti come, in diverse circostanze, sia mancato un adeguato sistema di verifica e sollecito da parte dei reparti che avevano in cura i pazienti.

La perizia punta inoltre il dito contro la scarsa coordinazione tra strutture ospedaliere e servizi di anatomia patologica, descrivendo un sistema nel quale i ritardi si sarebbero sommati all’assenza di controlli capaci di intercettare l’anomalia prima che assumesse dimensioni emergenziali. Proprio questo aspetto potrebbe rappresentare uno degli sviluppi più delicati dell’indagine. Nei prossimi giorni il gip trasmetterà gli atti al pubblico ministero. Sarà la Procura a valutare le conclusioni della perizia e a decidere quali posizioni mantenere e quali eventualmente archiviare. 


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