Mafia, appalti e politica. Blit a Sciacca: i nomi degli arrestati

Mafia, appalti e politica. Sciacca: arrestati boss, imprenditori e dirigenti

Coinvolti un candidato alle Regionali e un uomo della Protezione civile

PALERMO – Dal controllo degli appalti pubblici allo scambio elettorale politico mafioso. La cosca di Sciacca si dava un gran da fare.

I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo e della Compagnia del centro in provincia di Agrigento hanno arrestato sette persone: cinque finiscono in carcere e due agli arresti domiciliari.

Coinvolti anche un dirigente della Protezione civile regionale e un politico, candidato alle elezioni regionale del 2017 e alle comunali del 2022.

L’indagine è coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia, dall’aggiunto Sergio Demontis e dal sostituto Francesca Dessì. Lungo l’elenco delle contestazioni della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. Oltre ai reati di associazione mafiosa e al presunto controllo del voto, vengono ipotizzati quelli di estorsione, usura, corruzione e illecita concorrenza aggravate dalla finalità di agevolare Cosa Nostra, traffico illecito di rifiuti.

Sette persone raggiunte dall’ordinanza di custodia cautelare firmata dal giudice per le indagini preliminari Fabio Pilato, ma gli indagati sono ventidue. Perquisizioni in corso in diverse province siciliane e nel Molise.

Le indagini dei finanzieri del Gico del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Palermo, guidato dal colonnello Gianluca Angelini, avrebbero ricostruito le fibrillazioni dopo la morte, avvenuta nel 2021, del capomafia Salvatore Di Gangi.

Ci fu uno scontro per la leadership fra Domenico Friscia, 61 anni, e Domenico Maniscalco, di 59. Fu il primo a prevalere sul secondo penalizzato dalla maldicenze di una sua collaborazione con la giustizia. Della famiglia mafiosa farebbero parte Giuseppe Marciante, 37 anni, e Michele Russo, 45 anni. Sono finiti tutti in carcere.

Di Fresco, storico uomo d’onore, si sarebbe affermato grazie alla spiccata capacità di “ergersi come collettore nel settore degli appalti”. Le indagini hanno offerto uno spaccato della “persistente capacità d’infiltrazione e di condizionamento del tessuto socio-economico del territorio da parte dell’associazione mafiosa”.

Il controllo degli appalti

Tra il 2020 ed il 2023 i boss avrebbe messo le mani su diversi appalti: la realizzazione del depuratore, il rifacimento della rete fognaria, dell’area portuale di Sciacca e dell’asilo comunale di Menfi. Alcuni imprenditori considerati mafiosi, “sostituendosi di fatto alle società aggiudicatarie, avrebbero sistematicamente eluso la normativa antimafia sui subappalti”, imponendo le materie prime e il noleggio dei mezzi.

Gli imprenditori che non facevano parte della cerchia mafiosa avrebbero subito estorsioni e minacce. Alcuni sono stati anche vittime di usura. Tra gli imprenditori mafiosi ci sarebbe lo stesso Marciante, titolare della Gsp Costruzioni, che ha ottenuto l’appalto da 100 mila euro in affidamento diretto per la realizzazione dell’hub vaccinale di Sciacca durante il Covid.

Il dirigente dalla Regione alla Protezione civile

Decisivo sarebbe stato l’aiuto di Maurizio Costa, 64 anni (finito in carcere), dirigente della protezione Civile regionale per la provincia di Agrigento. Nel febbraio 2023 il governo regionale lo aveva nominato direttore generale del dipartimento Acqua e Rifiuti, da cui si era poi dimesso per motivi personali.

Costa avrebbe attestato falsamente che l’impresa possedeva una certificazione indispensabile per l’ottenimento della commessa.

In cambio, e per questo risponde di corruzione, Marciante avrebbe fatto dei lavori in casa sua: da opere di consolidamento a giardinaggio.

Una lista di affidamenti diretti

I favori di Costa sarebbe andati oltre l’hub vaccinale. Si parla anche dell’affidamento diretto dei lavori per lo “sgombero e ripristino del manto stradale nel Comune di Lucca Sicula“, del “ripristino della pavimentazione stradale di collegamento in alcune contrade del comune di Caltabellotta” e “dell’intervento di recinzione dell’area posta sotto sequestro alla Scala dei Turchi di Realmonte”.

Scambio elettorale politico-mafioso

Infine, c’è il capitolo elettorale. Di Fresco avrebbe incontrato Vittorio Di Natale, 49 anni (finito ai domiciliari), che lasciò Forza Italia, partito per cui aveva corso alle regionali del 2017, per candidarsi al consiglio comunale nel 2022 nella lista Onda.

L’intermediario per siglare il patto elettorale sarebbe stato Rosario Catanzaro, 65 anni, pure lui ai domiciliari. Di natale con i 305 voti raccolti non fui eletto.


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