Sciopero della fame di Figuccia | Miccichè: "Protesta sacrosanta"

Sciopero della fame di Figuccia | Miccichè: “Protesta sacrosanta”

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Il leader siciliano di Forza Italia: "Siamo con lui per dire no al peggior governatore di sempre".

PALERMO – “È il mio secondo giorno di sciopero della fame per denunciare i tanti drammi che vive la Sicilia, dove manca il lavoro e i giovani emigrano, contro l’inefficacia del governo Crocetta. In queste prime giornate ho incontrato tanta gente e categorie di lavoratori che hanno perso l’occupazione senza che le istituzioni regionali muovessero un dito per impedirlo”. Lo afferma Vincenzo Figuccia, vice capogruppo di Forza Italia all’Ars. “Stamattina – aggiunge – ho incontrato diversi operatori della sanità per fare il punto sullo smantellamento dell’ospedale di Cefalù deciso dal governo Crocetta. È grave che dopo che tale presidio ospedaliero ha raggiunto livelli di eccellenza riconosciuti sul piano regionale e nazionale, ora il governo siciliano pensi di ridurlo a semplice presidio territoriale. Non lo permetteremo e questo mio sciopero della fame serve per scuotere Crocetta e il suo esecutivo sul diritto alla salute”. 

“Vincenzo Figuccia porta avanti una battaglia sacrosanta, con una delle più nobili e antiche forme di protesta non violenta che l’uomo abbia mai conosciuto”. Lo dichiara l’onorevole Gianfranco Micciche’, commissario di Forza Italia in Sicilia, oggi in visita al deputato regionale Vincenzo Figuccia, che da ieri ha intrapreso lo sciopero della fame. “Tutto il partito – aggiunge Miccichè – è con lui e dice no al peggior governatore della storia siciliana. No al suo immobilismo, al suo legalismo, all’estremismo della sua antimafia. No alla macelleria sociale della formazione, no allo spregio in cui vengono tenuti i precari, alla mancanza di serie politiche del lavoro. No al suo servilismo romano, ai suoi assessori ‘inquadrati’, alle geometrie variabili della sua maggioranza. No alla monnezza per le strade e a strade che franano, che restano franate, ma che i siciliani dovranno pagare, tutte, di tasca loro. No all’agricoltura soppiantata da assessori che sanno solo finanziare sagre, no al turismo dimenticato, alla pesca violentata dai divieti europei e dai veti regionali”.

“E no, un secco no – conclude – alla bieca politica sanitaria, quella di facciata, quella dei taglia e incolla, quella che spara nel mucchio senza criterio, anche se in quel mucchio c’è l’ospedale di Cefalù, punto di riferimento d’un intero comprensorio. Quell’ospedale non si tocca, il mantenimento del suo livello assistenziale e delle prestazioni sanitarie offerte meritano lo sciopero della fame del nostro deputato e il no gridato con forza da tutti noi”.

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