AGRIGENTO – “Viviamo un tempo in cui difendere la terra significa difendere l’uomo. Non possiamo più pensare all’agricoltura solo come produzione, ma come custodia del mondo”. Con le sue parole ad Agrigento, durante l’intervento al congresso 2025, Assoenologi ricorda Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, nel giorno della scomparsa.
La scomparsa di Petrini e il cordoglio di Assoenologi
Assoenologi esprime, in una nota, profondo cordoglio per la scomparsa di Carlo Petrini, uno dei più grandi interpreti della cultura agroalimentare contemporanea. “Con lui l’Italia perde un personaggio straordinario, una delle menti più illuminate e autorevoli del nostro tempo nel racconto del rapporto tra uomo, terra e cibo”.
Così il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella ricorda Carlo Petrini, scomparso oggi all’età di 76 anni.
“Perdiamo un filosofo della terra, del buon vivere e del buon cibo – dichiara Cotarella – un uomo che ha saputo dare dignità culturale al cibo, all’agricoltura e alle produzioni identitarie. Petrini ha insegnato al mondo che la qualità non è lusso, ma rispetto: rispetto per la natura, per il lavoro dell’uomo, per le tradizioni e per le comunità. È stato un difensore instancabile della biodiversità, della sostenibilità e della cultura rurale. La sua voce ha saputo unire etica, ambiente e convivialità, diventando patrimonio universale”.
Petrini ad Agrigento
Cotarella ricorda con particolare emozione la partecipazione di Petrini al Congresso nazionale Assoenologi 2025 di Agrigento, dove il fondatore di Slow Food “lasciò una vera e propria lezione di pensiero, richiamando tutti alla responsabilità verso il pianeta e verso le future generazioni”.
Petrini nella sede congressuale disse: “Viviamo un tempo in cui difendere la terra significa difendere l’uomo. Non possiamo più pensare all’agricoltura solo come produzione, ma come custodia del mondo. Ogni vigneto, ogni campo, ogni paesaggio racconta una storia di relazioni tra natura e comunità. La transizione ecologica non è una moda, ma una necessità morale. Abbiamo il dovere di consegnare alle nuove generazioni un pianeta più giusto, più fertile e più umano. Il vino, come il cibo, deve tornare a essere espressione di identità, cultura e responsabilità”.
“Il mondo del vino, dell’agricoltura e dell’enogastronomia perde oggi una guida morale, un uomo capace di vedere lontano e di parlare alle coscienze. Carlo Petrini lascia un’eredità immensa che continuerà a vivere nel lavoro quotidiano di chi crede nella qualità, nella terra e nella cultura del cibo”, conclude Cotarella.

