Senegalese picchiato a Partinico | Il sindaco: "Una persona perbene" - Live Sicilia

Senegalese picchiato a Partinico | Il sindaco: “Una persona perbene”

Il sindaco Maurizio De Luca si è recato nella comunità che ospita il giovane aggredito.

LA VISITA IN COMUNITÀ
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PALERMO – “Ho trovato il giovane senegalese molto turbato per quanto successo. Come sarebbe qualsiasi altra persona aggredita e picchiata senza alcun motivo. Abbiamo appreso che è una persona brillante che rispetta le regole. Penso che l’aggressione è di una brutalità idiota e cieca che io non posso accettare. Bisogna chiamare le cose con il proprio nome. Un criminale è un criminale, un monello è un monello. Chi ha aggredito il giovane senegalese non è un monello”. Lo ha detto il sindaco di Partinico (Pa) Maurizio De Luca che si è recato nella comunità che ospita il giovane senegalese aggredito da un operaio di 34 anni, che dopo aver bevuto alcune birre ha urlato al giovane “sporco negro, torna al tuo paese”, e poi lo avrebbe picchiato.

L’operaio è stato denunciato per lesioni aggravate dall’odio razziale. Le indagini condotte dai carabinieri della compagnia di Partinico diretta dal capitano Marco Pisano proseguono per mettere insieme i tasselli della vicenda. Nel frattempo l’amministrazione comunale sta cercando di mettere in campo idee per cercare di creare un’integrazione con i ragazzi ospiti delle comunità. “Io ho scommesso in questa città aprendo un caffè letterario – dice il sindaco – Una scelta ritenuta da qualcuno una follia. Questo caffè è diventato centro del comune dove in tanti sono venuti per portare idee e far crescere una nuova consapevolezza. Con l’assessore Rosi Pennino ci attiveremo metteremo subito in cantiere che coinvolgano la nostra comunità con questi ragazzi. Cercheremo di trovare nuove strade per potere integrare questi giovani e allontanare i violenti e i razzisti”.


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    Chi non ricorda i cartelli con la scritta “Vietato l’ingresso ai cani e agli italiani”? Altri tempi ovviamente. E tuttavia gli italiani che espatriano diventano ad ogni semestre che passa sempre più numerosi. E nessuno di loro viene accolto con rose e fiori. Ma sempre con serti di spini. Per gli ovvi motivi di sempre. E’ uno straniero con il quale si deve forzatamente fare i conti nella ricerca del posto di lavoro. Indipendentemente che si tratti di un laureato o di un manovale. E non si sta parlando di fake-news, ma di un dato di fatto oggettivo. Eppure i radical-scic in massa cominciano a non riconoscersi, o a dire di non riconoscersi, come hanno sempre fatto nel tempo quando a Palazzo Chigi non c’è un compagno, nell’Italia odierna. Ridicoli. Dato che fino all’altro ieri erano al governo e che quest’Italia è quella che hanno lasciato agli italiani. Eppure questa gente era felice e contenta, mentre lo Stivale affondava nella povertà più nera sotto i 4 governi napolitaniani. Monti, Letta, Renzi e Gentiloni depredavano gli italiani e loro applaudivano. Felici di essere italiani. Un masochismo difficile da capire, ma che loro stessi nel tempo hanno certificato. Ed ora che gli italiani, o meglio che il loro stesso popolo, quello zoccolo duro su cui gli eredi di Via delle Botteghe Oscure hanno sempre contato, li hanno ripudiati, incapaci di fare un’attenta disamina e correre ai ripari, non sanno fare altro che far uscire dalla solita manica ideologica quella che loro pensano sia la carta vincenti: e così tutti all’unisono a puntare il dito contro l’inesistente razzismo dilagante. Crearne, insomma, la psicosi è l’imperativo categorico del momento, con il fattivo contributo delle toghe, delle istituzioni di riferimento e della Chiesa. E’ la loro ultima spiaggia. Filano, insomma, ideologicamente la corda che l’impiccherà, senza rendersene conto. Fiduciosi forse nella campagna che al riguardo stanno conducendo i giornalisti debenedettiani. Ma insieme a quella di Soros (ci si riferisce ai politici di sinistra che foraggerà nella loro prossima campagna elettorale, per riconquistare il posto in Ue) è tutta benzina gettata sul fuoco che li divorerà. Inesorabilmente.

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