PALERMO – Si apre uno spiraglio per le 38 famiglie che occupano abusivamente, dal marzo scorso, le case del Villaggio dell’ospitalità di via Castellana. Da qualche giorno a questa parte, infatti, l’opera pia Cardinale Ernesto Ruffini, l’ente pubblico proprietario dell’area, e il comune di Palermo sono tornati a dialogare e il tanto temuto sgombero dei senzacasa, che si sarebbe dovuto verificare in settimana, in realtà non è stato attuato.
“L’orologio dello sgombero non si è fermato”, tiene a precisare l’amministratore dell’Opcer Massimo Rizzuto, che pone anche delle condizioni perché l’intervento delle Forza dell’ordine venga scongiurato definitivamente. “Il nostro obiettivo è ripristinare la legalità – spiega Rizzuto – abbiamo chiesto di essere convocati dal Prefetto per il 2 dicembre e attendiamo una risposta. Per quella data il Comune dovrà anche farci sapere se tutte e 38 le famiglie hanno i requisiti per ricevere il contributo alloggiativo, che Palazzo delle Aquile pagherebbe direttamente a noi. Ma c’è da risolvere anche la questione degli arretrati”.
Il Villaggio, attualmente, oltre ai senzacasa ospita anche anziani e minori vittime di abusi. Le 38 famiglie hanno occupato alcune palazzine a marzo, cui è seguita la denuncia ai carabinieri e l’ordine di sgombero esecutivo da parte del giudice. Un muro contro muro, quello tra Opcer, Comune e famiglie durato per mesi e che ha portato a sit-in in Cattedrale, manifestazioni contro il cardinale Romeo, presidente dell’Opera pia, alla scesa in campo di partiti come Pd, Sele Idv, a una lettera inviata dai senzacasa a Papa Francesco e, pare, anche a un contatto diretto tra il sindaco Orlando e le alte sfere vaticane per risolvere la vicenda, segno di una tensione tra Comune e Curia che non è mai stata così alta.
Un riavvicinamento che pare in atto, visto che lo sgombero è stato comunque temporaneamente congelato. “Il 24 novembre siamo stati convocati dal Prefetto, insieme all’assessore alle Attività sociali Agnese Ciulla, alle forze dell’ordine e al Questore – aggiunge Rizzuto – c’è una situazione di illegalità che va sanata e si stanno cercando soluzioni alternative allo sgombero”. Palazzo delle Aquile, dal canto suo, ha emanato un bando per il contributo alloggiativo, ma non è detto che tutte e 38 le famiglie abbiano i requisiti per parteciparvi. “Noi comunque non potremmo ospitare tutti e 38 i nuclei familiari – spiega ancora l’amministratore dell’Opcer – alcuni sono locali di servizio, in cui teniamo per esempio delle celle frigorifere, stiamo verificando quante potremmo ospitarne anche in accordo con la Regione, riservando parte delle strutture all’housing sociale. Ma è anche necessario che ci vengano pagate le spese sostenute in questi mesi per luce, acqua e vigilanza: circa 50mila euro”.
Al Comune adesso toccherà verificare i requisiti delle famiglie e procedere con i contributi, anche se da piazza Pretoria filtra un cauto ottimismo. L’appuntamento è per la prossima settimana, quando il verbale dell’incontro in Prefettura potrebbe convincere il giudice a revocare definitivamente lo sgombero.

