Dopo gli arresti, la scure sui beni | Sequestro per i "mafiosi" di Pagliarelli - Live Sicilia

Dopo gli arresti, la scure sui beni | Sequestro per i “mafiosi” di Pagliarelli

Il centro scommesse Eurobet sequestrato

Le indagini del Nucleo di polizia tributaria, dei finanzieri dello Scico di Roma e dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, riguardano anche bar e centri scommesse.

8 Commenti Condividi

PALERMO – Le indagini patrimoniale hanno avuto un percorso parallelo a quelle penali. E così, dopo gli arresti, arriva una nuova batosta. Al termine del lavoro del Nucleo di polizia tributaria, dei finanzieri dello Scico di Roma e dei carabinieri del Comando provinciale di Palermo, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il sequestro preventivo e urgente di beni per due milioni di euro.

Sono intestati o riconducibili a Giuseppe Perrone e Vincenzo Giudice, considerati rispettivamente capimafia delle famiglie di Pagliarelli e Villaggio Santa Rosalia, nonché componenti del triumvirato al vertice del mandamento assieme ad Alessandro Alessi. Quest’ultimo, considerato il capo della famiglia di Corso Calatafimi, viene raggiunto da un provvedimento di confisca che chiude il capitolo investigativo sul suo patrimonio. Un capitolo iniziato nel 2010 e andato avanti nonostante Alessi fosse stato arrestato, scarcerato e infine assolto prima che pochi giorni fa tornasse in cella.

Il sequestro preventivo colpisce pure Salvatore Sansone (considerato organico alla famiglia dell’Uditore) e Tommaso Nicolicchia (presunto uomo del racket al Villaggio Santa Rosalia). Ed ancora: Giuseppe Castronovo, Stefano Giaconia e Carlo Grasso (tutti sotto inchiesta per droga). Dell’elenco dei beni fanno parte, oltre ad alcune macchine, il Bar Los Angeles di via Sperone (appartiene a Nicolicchia), due centri scommesse: uno in corso Italia, a Carini, e uno in via Andrea Giardina, a Palermo (entrambi sarebbero riconducibili a Sansone, nonostante siano intestati a Vincenzo Randazzo e al fratello Domenico Sansone) e un’abitazione ad Altavilla (intestata alla convivente di Giaconia).

I finanzieri, agli ordini del comandante provinciale Giancarlo Trotta e del comandante del Nucleo di polizia tributaria, Francesco Mazzotta, hanno setacciato i bilanci familiari degli indagati. Alla fine è emersa una sperequazione che non giustificherebbe gli investimenti. Da qui il sequestro, chiesto dalla Procura della Repubblica e convalidato dal Giudice per le indagini preliminari Lorenzo Jannelli.

I beni sequestrati oggi si aggiungono a quelli già passati in amministrazione giudiziaria il giorno del blitz dei carabinieri: l’impresa Medipast srl che gestisce il bar-tabacchi all’interno dell’ospedale Civicoi; un salone da barba e una parrucchieria in via Altofonte 147 e via Giuseppe Mancino 31; l’impresa individuale Giudice Giancluca che gestisce l’attività “Crocco pizza” in via Li Bassi e i centri scommesse di via Giuseppe Li Bassi 64, via Gaetano Amoroso 12 e via Vincenzo Madonia 41; l’impresa individuale Atanasio Mauro che gestisce un altro internet point in via Li Bassi; l’impresa individuale “El Moussaid Rania”, anche questa gestisce un internet point in via Dei Nebrodi; l’impresa individuale “Iemma Massimiliano” che gestisce una sala giochi in via Giuseppe Pitrè nr. 145/B.

È passato, invece, definitivamente allo Stato il patrimonio di Alessi di cui facevano parte, oltre a macchine e conti correnti anche la società The Best Club che gestiva una palestra e diversi campi di calcetto in fondo Uscibene, a due passi dal viale Regione Siciliana. Nonostante fosse stato assolto, Alessi venne considerato un soggetto “socialmente pericoloso”. Una pericolosità che sarebbe stata confermata dalle recentissime indagini del Nucleo investigativo dei carabinieri che lo hanno riportato in carcere.


Le nostre top news in tempo reale su Telegram: mafia, politica, inchieste giudiziarie e rivelazioni esclusive. Segui il nostro canale
UNISCITI


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI

8 Commenti Condividi

Commenti

    E quindi basterebbe seguire le tracce delle centinaia di attivitá del tipo sequestrato (centri scommesse, bar/tabacchi strapieni di gente che gioca alle macchinette già alle 7 del mattino, bugigattoli dove si si beve, si spaccia e si ricicla, ci si accorda…) per ripulire un po’ la cittá?
    Ora capisco perché in centro certi quartieri sono diventati villaggi gastronomici.
    Se poi non si fa nemmelo lo scontrino, sono piccole miniere d’oro e di riciclaggio per la mafia.
    Ma poi si dice che si dá lavoro a qualche estracomunitario e qualche palermitano, ma assolutamente “in nero”.
    Economia truccata, peggio della Grecia.

    Che bello che sarebbe se alla confisca seguisse una giusta restituzione alla collettività anzichè l’arricchimento personale degli amministratori giudiziari e dei loro amici….

    DEVONO LASCIARLI IN MUTANDE A PIEDI SCALZI E ALL’ERGASTOLO. HANNO ROVINATO UNA REGIONE ED IL FUTURO A QUESTA TERRA,

    Bravi bravi costruiscono x la società vorrei avere una minima parte di questi beni xké sono attualmente disoccupato ,ma speriamo…..e chi lo sa’…..

    Carcere duro e confisca dei beni finanziari ed immobiliari. È la via maestra. Sono d’accordo. Per il resto, se è vero che hanno fatto dei danni in passato, non hanno però alcun potere sul futuro. Il futuro della Sicilia non è affatto rovinato. È un futuro aperto: è nelle nostre mani.

    Roberto
    In quale mani,scusa?

    Continuate su questa strada. E’ QUELLA VINCENTE. LASCIATE I MAFIOSI …IN MUTANDE .

    ho seguito una puntata delle iene su italia 1 dedicata al destino dei beni sequestrati alla mafia. Sembra un paradosso ma i beni confiscati vengono curati da un solo amministratore. Vergognoso

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *