Sequestro Etnaland, “riaprirà solo quando sarà tutto in regola”

Etnaland sequestrato: “Riaprirà solo quando sarà tutto in regola”

sequestro etnaland
Le parole del procuratore Francesco Curcio: "Tutelare l'ambiente è difendere il futuro"

CATANIA – “Non siamo intervenuti perché vogliamo fermare le attività economiche, che anzi ben vengano: il territorio ha bisogno di turismo”. Lo ha detto il procuratore capo di Catania, Francesco Curcio, a margine della conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato al sequestro preventivo del parco acquatico Etnaland di Belpasso, uno dei più grandi della Sicilia e meta ogni anno di centinaia di migliaia di visitatori.

I motivi del sequestro di Etnaland

“Ma queste attività – ha sottolineato Curcio – devono svolgersi in modo compatibile con l’ambiente, rispettando le norme a tutela dei cittadini e della salute pubblica”. L’indagine, avviata nel 2022, ha accertato – secondo l’ipotesi accusatoria – che i rifiuti prodotti dalla struttura venivano dati alle fiamme in un terreno contiguo al parco e poi sotterrati.

Sequestro Etnaland
Sequestro Etnaland

La procura ha contestato inoltre la gestione non autorizzata di rifiuti, anche speciali, la combustione illecita, l’attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti e l’inquinamento ambientale. Nel procedimento risultano indagati l’imprenditore Francesco Andrea Russello e la società Etnaland srl.

Non si tratterebbe di casi isolati

Curcio ha respinto l’idea che si tratti di un episodio isolato o di una violazione occasionale: “Non parliamo di un fatto avvenuto una notte, approfittando del buio. Parliamo di condotte che, se saranno confermate nelle successive fasi del giudizio, andavano avanti da anni”.

Il quadro delineato dagli inquirenti è pesante: “Parliamo – ha detto ancora – di uno strato di circa nove metri di rifiuti smaltiti illegalmente nei pressi dell’azienda. Parliamo di una totale mancanza di depurazione delle acque, che venivano smaltite in un laghetto artificiale. Parliamo di un’attività macroscopica, non di una piccola azienda, ma forse della più importante del posto, che probabilmente doveva essere monitorata prima da chi ha funzioni amministrative”.

La gestione delle piscine

Particolare attenzione è stata dedicata alla gestione delle acque delle piscine. Spiega Curcio: “Si tratta di una struttura con 10, 15, forse 20 vasche. Ognuna deve essere trattata con sostanze chimiche per garantire la sicurezza dei bagnanti. Ma poi quelle acque devono essere smaltite correttamente: non possono essere gettate sul terreno, devono essere depurate e immesse nel ciclo legale dei rifiuti”.

Secondo la procura, questo però non avveniva. “Le acque non venivano regolarmente immesse nel circuito previsto, ma smaltite illecitamente in un laghetto artificiale”, ha detto Curcio. Precisando che “non c’era un pericolo per chi faceva il bagno nelle piscine. Il rischio era per l’ambiente”. Un danno tanto più grave se si considera che la struttura registra “quattrocento, cinquecentomila presenze a stagione”, con una conseguente produzione massiccia di rifiuti.

Quando potrebbe riaprire Etnaland

Quanto alla riapertura del parco acquatico, Curcio è netto: Etnaland potrà tornare operativa solo a precise condizioni. Ciò avverrà “quando si sarà messa completamente in regola dal punto di vista amministrativo, perché a nostro avviso mancano le autorizzazioni necessarie. Non basta mettersi in regola per il futuro. Bisogna prima bonificare e riparare ai danni ambientali che riteniamo siano stati fatti e che sono di una certa gravità”.

Il percorso, ha spiegato, prevede tre passaggi fondamentali: regolarizzazione amministrativa e autorizzativa, bonifica ambientale e attivazione di procedure adeguate di smaltimento e depurazione. Sui tempi, Curcio non si è sbilanciato: “Non sono un tecnico in grado di dire quanti mesi ci vorranno, ma certamente la struttura non potrà riaprire finché non sarà tutto in regola”.

Il contrasto dei reati ambientali

Curcio ha infine ribadito che i reati ambientali non sono di minor allarme rispetto ad altre fattispecie: “Proprio perché il turismo è una delle principali risorse del territorio, perché non sia un turismo dal corto respiro ma duraturo, bisogna necessariamente salvaguardare il territorio. I reati ambientali non sono contro il turismo: sono contro l’ambiente e contro la collettività. E tutelare l’ambiente significa difendere anche il futuro economico di questa terra.


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