Parisi e il ‘rimpasto’ a Catania: “Sono sereno, fatto un gran lavoro”

Parisi e il ‘rimpasto’: “Io in bilico? Sono sereno, fatto un gran lavoro”

Avvicendamenti nella giunta Trantino: le parole dell'assessore in predicato di 'fare posto'

CATANIA – Sono le vicende legate all’ormai imminente mini-rimpasto di giunta a tenere banco a Catania. Perlomeno sul fronte di una politica cittadina che si ritrova a fare i conti con il midterm del mandato del sindaco Enrico Trantino. Il 17 novembre, o giù di lì, potrebbe essere il giorno buono per varare la fase due dell’attuale amministrazione.

E nel gioco ad incastri tutto interno a Fratelli d’Italia, il nome di Sergio Parisi è quello che pare dover essere sacrificato sull’altare degli equilibri di partito. A meno di colpi di scena da autunno inoltrato. Al netto di una serie di cantieri ultimati, ancora presenti o in fase d’avvio in città che in questi mesi sono stati la narrazione di una visione nuova percorsa dell’amministrazione. E dove il nome di Parisi compare praticamente in ognuno dei siti inaugurati o da consegnare. Alla luce del rimpasto, qualcosa pare allora non tornare.

Assessore Parisi, a Catania, tra gli addetti ai lavori non si parla d’altro che di rimpasto di giunta e tutti parlano di lei. Il suo nome spunta sempre.
“Avrei preferito che tutti parlassero di me per tutto quello che si è fatto. E che si sta continuando a fare. Ma, a parte la battuta, sì, ho sentito. Io sono qui. Cosa posso dire, se non parlare davvero delle cose che ho fatto e delle quali mi piacerebbe avere la possibilità di parlare”.

Allude ai cantieri in città?
“Alludo ai lavori pubblici ma, prima ancora, alle politiche comunitarie. Che hanno rappresentato una grande strategia messa in campo per dare vita ad una direzione che, secondo me, sta facendo veramente la storia. Per tutto quello che siamo riusciti ad intercettare ed a spendere per i cantieri che sono aperti in giro per la città. Con un enorme lavoro di squadra”.

Ed a proposito del rimpasto di giunta, Trantino compreso?
“Certamente. Con il sindaco Trantino ci confrontiamo quotidianamente a Palazzo degli elefanti: e settimanalmente da noi in Direzione. Faccio l’assessore da tanti anni e, probabilmente, la mia magari viene interpretata anche come un’anomalia”.

C’è un “però” alla fine di questo ragionamento?
“Il “però” è probabilmente che è anche vero che è stata proprio questa continuità a dare la possibilità a tutti coloro che lavorano, di fare le cose al meglio. E dare i risultati che oggi stanno accompagnando tanti siti della città”.

Di quale intervento va più fiero?
“Come ho già fatto accenno, della creazione della macrostruttura delle politiche comunitarie. E di tutto quello che si è organizzato attorno. Ne cito una, che è anche riduttivo farlo, che è la riqualificazione dello stadio Massimino”.

Come mai?
“Perché fu una scommessa incredibile legata ai tempi. Una responsabilità che mi sono preso io. Che si è presa il sindaco. Che si è presa la nostra squadra con in testa i direttori Finocchiaro e Di Caro. Essere riusciti a riconsegnare lo stadio sei mesi prima rispetto al cronoprogramma ha significato non far giocare il Catania tutto il girone d’andata addirittura a Crotone – ovvero, nel primo campo più vicino a disposizione -. Fu una scommessa straordinaria messa in piedi con 8 milioni di euro di fondi comunitari”.

Proviamo ad andare oltre il Massimino.
“L’elenco è lunghissimo. Attualmente abbiamo opere per 300 milioni di euro. La città sta cambiando volto grazie a questo continuo gioco di squadra. Nel mezzo ci sta anche il lavoro del consiglio comunale, della giunta e del sindaco Trantino.
Mi viene da dirle: che dire della recente piazza Turi Ferro con la rigenerazione urbana? Un punto importante per capire dove questa amministrazione e la città di Catania possono arrivare. E di piazza della Repubblica? A pochi è noto quello che si sta facendo ma lì verrà un lavoro pazzesco. Così come il PalaNesima che sarà non solo un riscatto di Catania ma della Sicilia”.

Per tutto quello che sta raccontando perché il nome di Sergio Parisi sembra scomparire, allora, da quello che sarà il varo della nuova giunta comunale?
“È difficile per me rispondere. Io posso dirle che lavorerò fino all’ultimo secondo, come se non ci fosse un domani. Ci sono dinamiche anche naturali e scontate della politica. Senza entrare nel merito, ho sempre lavorato con senso di responsabilità. Io sono sereno perché sono con la coscienza a posto. Ed il vero successo è stato portare avanti un grande lavoro di squadra”.

Deluso dal fatto che potrebbe non esserle dato modo di proseguire?
“Devo essere sincero. Il sindaco ha sempre creduto nel lavoro che ho fatto. Poi, io ho avuto sempre la sensazione di essere messo continuamente in discussione perché, fin dall’inizio, si è sempre parlato di rimpasto dove spuntava sempre il mio nome in bilico. Eppure, io ho sempre fatto il mio dovere senza dare troppo conto a qualsiasi condizionamento. Chi mastica di politica sa che avevo una spada di Damocle che pendeva sulla mia testa a proposito del mio futuro in giunta”.

Tutta una questione di equilibri politici?
“Non voglio essere presuntuoso ma, di certo, non credo dipendesse dal mio operato. Ma da quegli avvicendamenti politici che ci possono stare, per carità. E quindi non mi sono mai sognato di controbattere ad alcunché. L’importante è che qualsiasi decisione venga presa per ragioni di spazio politico e non sul mio operato per il quale parlano i numeri. Quasi 500 milioni di euro di soldi in campo da spendere per la città”.

Nelle scorse ore abbiamo individuato quella potrebbe essere la data del rimpasto di giunta: ovvero, quella del 17 novembre. Ma potrebbe esserci ancora spazio per una riconferma di Sergio Parisi?
“I numeri sono quelli. La giunta è composta da dieci componenti ed io non posso entrare nel merito della questione perché ci sono ragionamenti con i partiti. È anche vero che io concluderei il mandato con il giro di boa dell’amministrazione. Eppure, una cosa mi dispiace”.

Ci dica.
“Questo continuo entra ed esci. Questo posto di Sergio Parisi da dover per forza occupare. Ma, ripeto, penso che nessuno si sia mai accorto di questa mia eventuale sofferenza perché – davvero – ho lavorato nell’interesse di tutti. Anche in momenti difficili legati al dissesto, alla sospensione del sindaco nella passata consiliatura, alle vicende negli anni scorsi alla cancellazione del Catania calcio. Tuttavia, vediamo. Attendiamo il rimpasto. Vedremo”.


Partecipa al dibattito: commenta questo articolo

Segui LiveSicilia sui social


Ricevi le nostre ultime notizie da Google News: clicca su SEGUICI, poi nella nuova schermata clicca sul pulsante con la stella!
SEGUICI