PALERMO – “Se Musumeci pensa che io sia un assessore del c… che mi cacci lui. Io non mi dimetto. Almeno non adesso”. L’assessore regionale ai Beni culturali Vittorio Sgarbi non ne può più di questo continuo “giallo” sulle sue dimissioni e oggi, dopo aver dato forfait a una conferenza stampa da lui stesso convocata, esplode e dice la sua.
Assessore, come mai oggi non era presente, la aspettavamo tutti.
Proprio per questo non c’ero. Mi sono rotto il c… di tutta questa prosopopea sulle mie dimissioni. Il patto tra me, Berlusconi e Musumeci era chiaro: me ne sarei andato soltanto quando fossi stato nominato ministro.
Il 23 marzo ci sarà la seduta inaugurale della Camera dei deputati, dove lei è stato eletto. Lei si insedierà o no?
Certo che mi insedierò. Ma questo non significa che mi dimetterò entro quella data. Prima dovrà riunirsi la Giunta per le elezioni e sancire la mia incompatibilità, poi avrò un mese di tempo per decidere. E solo allora, penso saremo già a maggio, potrei dimettermi. Ci sono tante cose che devo portare a termine per la Sicilia. Raffaele Stancanelli ha avuto tre anni per decidere tra il Senato e il posto di sindaco a Catania. Musumeci conosce bene quella situazione quindi perché non mi riserva adesso la stessa cortesia istituzionale che ha riservato al suo migliore amico? Forse perché gli serve il mio posto in giunta per tenere buona la sua maggioranza? Bene, allora che mi cacci lui.
Ma allora perché ieri il presidente Miccichè ha diffuso una nota con cui si annunciavano le sue dimissioni?
Quello è stato un errore non di Miccichè ma dell’assessore Toto Cordaro che ha rappresentato il governo alla Conferenza dei capigruppo. Tutti in giunta, forse, non hanno capito come stanno le cose. Hanno deciso che mi devo dimettere nonostante non sia ancora il momento, viste anche le numerose cose che sto facendo per la Sicilia. Il ritratto di Donna Franca Florio si trova a Villa Zito grazie a me che ho messo insieme Raffaele Bonsignore, presidente della Fondazione Sicilia e mio amico, e i marchesi Bellingeri, miei amici. E il 27 marzo, data in cui dicono dovrei andare via, porterò invece in Sicilia un imprenditore che ha messo sul tavolo 39 milioni di euro per il restauro del Tempio G di Selinunte.
Ma Musumeci che ne pensa di tutta questa attenzione per la sua permanenza in giunta o meno?
Un giorno mi ha chiamato mentre ero con Berlusconi e mi ha detto che la ‘situazione è insostenibile’, poi gli ho passato Berlusconi al telefono e quando ha chiuso non mi ha richiamato, non l’ho più sentito. La verità è che sente addosso la pressione dei grillini e dei suoi stessi alleati. Ma non è un problema mio. Ho capito che il diktat è che io me ne vada, ma quello che sta succedendo è un grave caso di scortesia istituzionale. Io per adesso non mi dimetto.

