CATANIA – Sono circa 4 mila gli immobili del Comune di Catania dismessi che potrebbero essere riqualificati e riconvertiti a servizio dell’edilizia popolare.
In una situazione che vede 3.857 nuclei familiari in attesa di assegnazione, nella graduatoria del 2022, ma che risale all’Avviso pubblico del 2015. Ma occorrono risorse adeguate per progettare nuovi programmi abitativi e adottare nuove politiche sociali sulla casa: il diritto alla casa è diritto alla città.
È la sollecitazione emersa dal 10° congresso territoriale del Sicet di Catania, il sindacato degli inquilini e della casa aderente alla Cisl, che ha confermato la segreteria guidata da Francesco Laudani, affiancato da Tiziana Spera e Lorenzo Asero. Al congresso hanno partecipato i segretari generali Fabrizio Esposito (Sicet Nazionale), Mimma Calabrò (Sicet Sicilia) e Maurizio Attanasio (Cisl Catania).
“L’emergenza abitativa a Catania e nella sua provincia – afferma Laudani – è ormai in una fase strutturale che colpisce proprio i soggetti più deboli e che hanno maggior bisogno di aiuto, con una domanda di abitazioni popolari assai al di sopra delle reali disponibilità offerte dall’IACP o dai competenti uffici municipali. I problemi irrisolti sono legati alla carenza di risorse che comporta una gravissima carenza di soluzioni abitative. È eloquente il dato relativo alla spesa pro capite dei comuni a sostegno del diritto dell’abitare: a Catania è 0,84 euro, contro i quasi 60 di Genova o gli oltre 33 euro di Bologna”.
“C’è poi il problema delle occupazioni abusive – aggiunge – un fenomeno che neanche il Comune di Catania riesce a quantificare e che, soprattutto nei quartieri periferici, è soggetto a un vero e proprio mercato parallelo degli alloggi in mano alla criminalità”.
Ecco alcune proposte avanzate nel congresso del Sicet: commissioni provinciali per graduare le esecuzioni degli sfratti, in gran parte legati a morosità incolpevole; nelle amministrazioni comunali, l’assessorato alla Casa, con una destinazione adeguata di risorse; favorire la locazione con misure come, ad esempio, la sospensione dell’IMU, per quanti affittano a canone concordato a studenti fuori sede o a famiglie meno abbienti con casi di disabilità; mutuare dal modello del “Progetto San Cristoforo”, interventi analoghi per altri quartieri catanesi disagiati; un dormitorio in centro urbano, a bassissima soglia, per i senza tetto.
“Rivolgiamo il nostro appello a tutte le forze politiche – conclude Laudani – per far sì che, a partire dal consiglio comunale e a seguire ai livelli di governo superiori, le politiche abitative assumano la centralità che meritano”.
Per Maurizio Attanasio “sulla casa, occorre una gestione complessiva e coordinata a livello regionale e territoriale”.
“Serve un piano strategico regionale – spiega il numero uno della Cisl etnea – che preveda il riuso e la rifunzionalizzazione di aree e strutture esistenti, soprattutto nei quartieri periferici, e finanzi interventi di riqualificazione utili per creare poli multifunzionali, dotati di servizi di prossimità, sul modello delle “smart cities”, per rendere i quartieri, che oggi sono vere e proprie “città nella città”, più vivibili e a misura d’uomo e non solo dei “contenitori sociali”. Interventi che devono favorire la coesione sociale della città e promuovere dinamiche di partecipazione socio-imprenditoriale per ridurre povertà e svantaggi”.