Sicilia all'ultimo posto | Facciamo l'Unità d'Italia

Sicilia all’ultimo posto | Facciamo l’Unità d’Italia

Commenti

    Se siamo ultimi lo dobbiamo ai “politici” ascari eletti in Sicilia. Non ultimo quel pessimo governo crocetta. Che ha regalato a renzi 6 miliardi di euro. Soldi tolti alle famiglie siciliane. Non sono mai riusciti a esplicitare lo Statuto regionale, pur essendo questo parte integrante della Costituzione. Hanno svenduto l’isola e i suoi abitanti per interessi personali, basti vedere il loro status economico prima del loro ingresso all’ARS e dopo. Anche quella “bella” persona del sindaco di Palermo, città europea a suo dire, ha sprofondato il capoluogo nel più totale degrado. Sembra di abitare alla casba di Tunisi, con la sola differenza che la tassazione per abitante è un decimo di quella che paga un residente palermitano. Per favore scriva del tempo, si sa le previsioni non sono mai esatte. Errare è umano solo perseverare è diabolico.

    In Sicilia non cresce nulla come in generale al Sud.

    Analisi storica politica pienamente condivisibile. Bisogna portarla a conoscenza di tutti i siciliani. Le testate giornalistiche siciliane non descrivono mai con criterio la storica cronaca politica siciliana recente e non, informazione plurima sicuramente aita a crescere in tutti i punti di vista. Grazie per l’articolo…..Personalmente condiviso

    Non sembra, ma siamo nella casba di Tunisi , o meglio quella vera casba é senza
    dubbio migliore della nostra .

    Dopo tanti discorsi lei propone una nuova Unità d’Italia? Non le viene il legittimo dubbio dopo quasi 160 anni che cotanto malessere ne sia proprio una conseguenza? E poi perché il secondo tentativo dovrebbe riuscire meglio data che non si intravede alcuna premessa positiva in questa direzione?

    Ogni cosa in questa terra diventa impossibile, inutile.
    È semplicemente vergognoso che in una terra come questa ci sia la maggior parte dei poveri italiani.
    La Sicilia dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’agricoltura, del turismo, della cultura, il nucleo centrale dell’equilibrio geopolitico, invece è schifosamente periferia, neanche ultima provincia, dove non succede nulla. Si rimane sgomenti.
    Abbiamo sempre rivendicato l’indipendenza della Sicilia, pensavamo alla specificità di questa nostra “amara terra mia”.
    Questo nostro sogno e poi la concessione dell’autonomia sono stati usati dalla fogna del potere e siamo diventati il luogo dell’inutilità e dell’abbandono.
    In questa nostra “amara terra mia” non puoi avere percezione del futuro. Oramai l’unico pezzo di carta veramente necessario per i giovani, non è il titolo di studio, ma è il biglietto aereo di sola andata.
    Disoccupazione quasi al 60 per cento, patrimonio culturale straordinario e musei vuoti, eserciti di precari nullafacenti, sporcizia ovunque.
    Ci siamo ridotti in questa maniera per una colpa che appartiene a tutti noi. Abbiamo stravolto il significato della politica, che in Sicilia più che altrove è solo clientele, terra di conquista per gente che fa della campagna elettorale una specie di concorso pubblico. Chi vince ha un reddito assicurato. Una cosa è l’autonomia del Trentino, un’altra quella siciliana.
    Il prode “sinnaco ollando” dice che Palermo è la capitale della legalità. Intanto è ridotta ad una discarica, fuori dai circuiti culturali europei e senza prospettive.
    La nostra terra è stata flagellata dalla retorica che ci ha impedito di costruire un progetto politico, abbiamo fabbricato il nostro presente e il nostro futuro con la retorica invece che con l’identità.
    La mafia ha causato danni enormi e migliaia di vittime, mentre, l’antimafia ha creato un sistema di potere che ha impedito la critica e il dibattito politico, chiunque non accetta questo viene criminalizzato.
    Quel poco che rimane della borghesia siciliana, dovrebbe rendersi conto che è necessario costruire una alternativa a questa politica criminale.
    Caro semaforo Russo, le confesso che ho ancora un po di speranza! Sa perché?
    perché peggio di così è impossibile. Non occorre rifare l’unità d’Italia, occorre rifare le coscienze!

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Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

Brancaccio: ora basta polemiche. È il tempo del fare. Leggo oggi dei "sette anni di polemiche" che hanno preceduto la posa della prima pietra dell'asilo di Brancaccio. Come cittadino, e come professionista che vive il quartiere accanto a Maurizio Artale, sento di dire una cosa semplice: adesso basta. Brancaccio non ha bisogno di altre discussioni, ma di mattoni, servizi e dignità. La gioia che provo oggi non cancella l'amarezza per il tempo perso, ma ci carica di una responsabilità nuova: quella di custodire e difendere l'esecuzione di quest'opera, giorno dopo giorno, affinché non subisca altri rallentamenti. Seguo il Centro di Accoglienza Padre Nostro - ETS come commercialista, occupandomi con il mio staff di ogni aspetto fiscale e contabile. È un lavoro tecnico, spesso silenzioso, fatto di battaglie quotidiane sulla Tari, sull'Imu e sulla corretta gestione delle risorse. Ma è proprio qui che la legalità diventa sostanza: nel garantire che ogni centesimo sia protetto e destinato a ciò che conta davvero. Don Pino Puglisi non chiedeva passerelle, chiedeva un asilo. Chiedeva atti coerenti. Oggi quel sogno comincia a diventare realtà grazie alla determinazione di Maurizio e di chi non ha mai smesso di crederci, nonostante l'ostruzionismo e le false rappresentazioni. Sento l'orgoglio di far parte di questa comunità e di aver messo un piccolo, minuscolo pezzetto di questo traguardo attraverso il mio lavoro. Buon lavoro, Brancaccio. Ora non servono più annunci, serve vigilanza e impegno. Il futuro si costruisce e si protegge ogni giorno. Antonino Maraventano

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