Sicilia, Armao: "Ecco il piano per uscire dalla crisi" - Live Sicilia

Sicilia, Armao: “Ecco il piano per uscire dalla crisi”

Il punto sulla ripresa economica.
L'INTERVISTA
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5 min di lettura

PALERMO – Era solo il 3 gennaio scorso quando l’assessore dell’Economia Gaetano Armao, vicepresidente della Regione, annunciava in conferenza stampa che in Sicilia, nel 2021, era stato registrato un forte incremento degli investimenti, pari a +13,9%. Ma non solo. La ripresa economica aveva fatto segnare la crescita del Pil, del 5,2 per cento, e si prevedeva anche nei prossimi anni un ulteriore incremento: 5% nel 2022, 2,9% nel 2023 e 2% nel 2024, con un balzo in avanti in termini reali di circa 10 miliardi di euro e con la prospettiva di raggiungere quota 100 miliardi di euro nel 2025. Nonostante questa “crescita prorompente”, erano però stati persi 5.000 posti di lavoro e l’economia siciliana colpita dalla grave crisi determinata dalla pandemia, stentava a ripartire rispetto alla media nazionale, anche a causa dell’irrisolto divario economico-territoriale e dagli effetti della condizione di insularità. Ma si restava fiduciosi grazie alle prospettive derivanti dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza per accedere alle risorse europee. Cosa è cambiato da gennaio alla fine di febbraio? La crisi avvolge tutti i settori dell’economia, c’è l’emergenza lavoro, l’aumento del costo del gasolio, la precarietà sociale, c’è ancora il Covid. E da poche ore è subentrato un elemento di grande preoccupazione internazionale: la guerra in Ucraina voluta dalla Russia, un conflitto sul suolo europeo che ha già causato molte vittime, che potrebbe allargarsi in modo ancor più preoccupante e che ha grosse ricadute sul vecchio Continente, sul nostro Paese e naturalmente anche sulla Sicilia. Cosa accadrà nei prossimi mesi? Come e con quali strumenti finanziari il governo regionale sta affrontando la crisi economica? Lo chiediamo all’assessore Gaetano Armao.

La Sicilia stava timidamente riprendendo quota, le previsioni ci facevano ben sperare, ma ora con questi venti di guerra siamo ritornati ai tempi bui. 

“Certo la guerra è una preoccupazione non da poco che può fare saltare tutti i programmi e le previsioni in quanto coinvolge tutto l’Occidente. Per quanto riguarda la ripresa della Sicilia il problema per l’Isolasta nella competitivitàI nuovi investimenti e le risorse acquisite devono rappresentare una nuova opportunità di crescita, di lavoro, di impresa per i siciliani in un clima di ritrovata credibilità finanziaria ed economica. Dobbiamo ripensare al futuro della Sicilia e alla sua rigenerata centralità mediterranea”. 

Esiste un piano anticrisi? 

“Già dai primi di gennaio abbiamo lanciato delle misure a sostegno dei professionisti e delle piccole, medie e micro imprese aventi sede legale o operativa in Sicilia, mettendo a loro disposizione finanziamenti agevolati a tasso zero, destinati a coprire le esigenze connesse all’esercizio di impresa, e facilitando l’accesso al credito a quelle danneggiate dalla grave situazione di crisi economico-sociale causata dall’emergenza epidemiologica “Covid-19. Il finanziamento va da un minimo di 10.000 euro a un massimo di 100.000 euro”.

A questo strumento finanziario se ne aggiungono altri? 

“Si, anche il finanziamento a tasso zero e contributo a fondo perduto. Parliamo di 73 milioni di euro destinati alle PMI e ai liberi professionisti e titolari di partita IVA per rendere disponibile la liquidità necessaria in tale fase di contingente contrazione del fatturato. Previsto anche un sostegno alle spese di sanificazione e adeguamento dei luoghi di lavoro e di produzione ubicati in Sicilia. A tutto ciò voglio ricordare l’accordo di finanziamento tra Regione Siciliana e la BEI, la Banca europea degli investimenti, per l’attivazione di uno strumento finanziario nell’ambito del Fondo di Fondi denominato “Emergenza Imprese Sicilia. Che rivolge un’attenzione particolare ai servizi per il Turismo (a cui sarà assegnato indicativamente il 50% delle risorse disponibili);alla Sanità, Biomedicina, Agroalimentare e settore delle Costruzioni”.

Per essere competitivi occorre superare il cosiddetto Digital divide. A che punto siamo in Sicilia? 

“L’Isola sarà l’area più digitalizzata del Mediterraneo, la nostra Agenda digitale ha un plafond che supera i 300 milioni di euro, di cui 232 sono destinati alla banda larga. Abbiamo speso 75 milioni per la banda ultralarga, abbiamo già coperto 142 Comuni, il nostro obiettivo è raggiungere i 390 comuni dell’isola, un risultato significativo di estrema importanza per lo sviluppo economico della Sicilia. Perchè la digitalizzazione migliora le competenze e la competitività sostenibile riducendo l’esclusione sociale. La nostra posizione geografica, al centro del Mediterraneo, offre un’importante opportunità per superare il divario economico-sociale di cui soffre l’Isola. La rivoluzione digitale permette di superare i drammatici ritardi nell’industrializzazione e puntare a una nuova prospettiva di sviluppo e di crescita economica. Oltre alla banda larga sono previsti in Agenda digitale altri 80 milioni per i servizi informatici e le infrastrutture immateriali, di cui 30 sono stati stanziati per la sanità digitale e 50 per la digitalizzazione dei processi e servizi di e-government, e-culture ed e-justice. Inoltre la Commissione europea ci ha riconosciuto altri 55 milioni a dimostrazione che la strada intrapresa è quella giusta”.

La protesta degli autotrasportatori siciliani che in questi giorni hanno paralizzato il traffico e manifestato davanti alla Presidenza della Regione e alla Prefettura perché si sentono ignorati nelle loro richieste è stata sospesa, ma non si è risolto il problema. 

“In tutta Italia gli autotrasportatori hanno manifestato il loro dissenso alle misure intraprese dal Governo Draghi nel decreto legge Sostegni Ter. La loro rabbia, oltre ai mancati ristori, è dovuta anche al caro gasolio. Poi hanno poi scelto la via della responsabilità, un atteggiamento necessario per venirsi incontro. Le loro istanze sono state ascoltate e saranno affrontate in un confronto a Roma al quale la Regione sarà al fianco della categoria. Regione che nei mesi scorsi è già intervenuta stanziando dieci milioni di euro per l’autotrasporto siciliano. L’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone ha chiesto al Mims, Ministero delle Infrastutture e della mobilità sostenibile, il taglio dei costi al governo Draghi”. 


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