La Sicilia, i giovani e il disagio del caro voli

La Sicilia è un’isola. Purtroppo anche per i suoi figli…

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Tanti giovani si trovano in difficoltà

La Sicilia è un’isola non solo geograficamente, ma ormai anche economicamente. Il caro voli tra l’Isola e il Continente – e verso l’Europa – rappresenta una barriera concreta e spesso proibitiva per migliaia di siciliani che studiano o lavorano al Nord Italia e all’estero. Studenti fuori sede, neolaureati, professionisti e intere famiglie vedono i ritorni a casa trasformarsi in un lusso insostenibile, soprattutto durante le feste e i periodi di picco della domanda.

Non si tratta di un semplice disagio: è un freno allo sviluppo e un fattore di spopolamento silenzioso che colpisce intere generazioni.

Numeri impietosi

I numeri sono impietosi. Per uno studente o un giovane lavoratore con stipendio medio-basso, un biglietto aereo può equivalere a una o due mensilità di affitto o di spese essenziali. Molti, pur di risparmiare, scelgono scali all’estero con viaggi di 20-24 ore, pagando però un prezzo altissimo in termini di tempo e fatica. E il problema non riguarda solo le festività: le tariffe elevate si registrano anche in periodi considerati “normali”.

In questo contesto è esplosa di recente una dura polemica alla stazione centrale di Palermo, in occasione della partenza del Sicilia Express, il treno speciale finanziato dalla Regione. Davanti alle telecamere si sono scontrati l’assessore regionale alle Infrastrutture, Alessandro Aricò, e il vicepresidente nazionale di Italia Viva, Davide Faraone.

Il primo ha difeso l’iniziativa, il secondo l’ha criticata aspramente, accusandola di essere solo propaganda. Al di là delle urla, resta il dato di fatto: il Sicilia Express è un’ottima idea per poche centinaia di passeggeri in occasione delle feste, ma non risolve il problema strutturale.

Non lo risolvono neppure gli altri interventi adottati finora, come il cosiddetto “bonus voli”: contributi a rimborso ex post, con fondi limitati, che coprono solo una piccola parte del costo reale quando i biglietti superano i 400-500 euro. Un palliativo, non una soluzione.

Ci vuole un intervento profondo

Sul fronte nazionale, l’Antitrust ha aperto un’indagine sul caro voli tra Sicilia e Sardegna senza accertare collusioni tra le compagnie. Il Decreto Asset ha introdotto tetti ai prezzi su alcune rotte di continuità territoriale, scatenando però le ire di Ryanair (“decreto idiota”) e, in alcuni casi, una riduzione dell’offerta proprio nei periodi più critici. Nessun intervento vero su concorrenza, aumento stabile dei voli low-cost o potenziamento dei collegamenti ferroviari e marittimi alternativi.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: giovani siciliani che rinunciano a tornare a casa per Natale o Pasqua, famiglie divise, lavoratori che scelgono di non mettere radici al Nord per timore di non poter più rientrare agevolmente. Un costo umano ed economico enorme per un’Isola che già combatte contro spopolamento e fuga di cervelli.

La Sicilia rischia di restare isolata

I provvedimenti finora varati – bonus parziali, treni una tantum, indagini antitrust – si sono rivelati del tutto inadeguati perché non toccano le cause profonde del problema: un’insularità mai davvero compensata, un’offerta di posti insufficiente rispetto alla domanda concentrata e l’assenza di una politica nazionale ed europea seria sulla mobilità delle aree periferiche.

Servono misure coraggiose e strutturali: accordi con i vettori per tariffe calmierate tutto l’anno, un reale potenziamento della rete ferroviaria e dei collegamenti marittimi, un fondo nazionale permanente per l’accessibilità delle isole e un’azione decisa a Bruxelles affinché l’insularità venga riconosciuta come handicap da compensare con risorse dedicate. Altrimenti la Sicilia rischia di restare sempre più isolata, anche dai suoi stessi figli.

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