PALERMO – No, non è la trama di un thriller mozzafiato. O magari di una parodia di Franco e Ciccio di un film di James Bond, tipo La spia che veniva dal semifreddo. È tutto vero. Cioè è in questi termini che Antonio Ingroia la racconta. Un blitz tipo teste di cuoio, o MI5. Non nel quartier generale di qualche gruppo terroristico, della Spectre o nel covo di un superboss. Ma nella ridente Point Saint Martin, Valle d’Aosta. È lì che nel weekend gli uomini di Sicilia e-Servizi, spediti sul posto dall’amministratore che per un giorno ha voluto riprovare i brividi da pm organizzando un blitz a sorpresa, hanno messo le mani sui famigerati server della Regione, custoditi dall’ex socio privato Engineering, portandoseli via. La cronaca la riporta oggi il Giornale di Sicilia. Che racconta come i tecnici palermitani, arrivati in Val d’Aosta per far ripartire almeno i sistemi informatici della Sanità, abbiano invece preso tutto. Trasferendo telematicamente tutto il possibile e “caricando sui camion server, applicativi e data base che Engineering ha gelosamente tenuto sotto chiave in questi anni”. Ingroia reclama la proprietà dei server e dice, con posa da eroe di cartapesta in questo incredibile feuilleton, che “non ci sono accordi con Engineering”, che dovrebbe voler dire, ipotizza il quotidiano, “non abbiamo pagato nulla”. Suggestioni che rimandano a scenari di liberazione di ostaggi in territorio nemico. Ma qui si parla piuttosto di server. Quelli che sono in mano al socio provato della partecipata regionale (che rivendica 114 milioni di crediti) e che virtualmente fin qui ha avuto tutte le password della Regione, posizione di forza che nei giorni scorsi ha permesso il black out pilotato del sistema informatico della Regione. Per capirne di più, bisognerà attendere la conferenza stampa convocata da Ingroia per la tarda mattinata di oggi per “fare un punto della situazione sulla vicenda che la scorsa settimana ha portato al blocco del sistema informatico della Regione da parte dell’ex socio privato della società”. Il thriller continua.
Le dichiarazioni di Ingroia
“Quella di oggi è una giornata storica non solo per la storia di Sicilia e-servizi ma per la Sicilia e i siciliani”, ha detto Ingroia. “Si è posto fine a una dipendenza inaccettabile, a una condizione di soccombenza della Sicilia a un socio privato che ha avuto un ruolo importante per l’avvio dell’informatica in Sicilia ma che si è trasformato in un dominus – ha aggiunto – Abbiamo avviato un percorso irreversibile che porterà la Sicilia ad essere autonoma dal punto di vista dei servizi legati all’informatica da fornitori, soci privati e centri tecnici allocati in Val D’Aosta. Da oggi nella sede di Sicilia e-Servizi abbiamo un centro tecnico funzionale ed efficiente”. E ha spiegato che “mercoledì scorso una squadra di tecnici della società siciliana da Pont Saint Martin ha avviato una procedura virtuale di trasferimento a Palermo di dati, applicativi e programmi, che i server informatici della Regione sono stati caricati su un camion e sono arrivati oggi a Palermo”. “Non abbiamo completato le operazioni, i nostri tecnici continuano a lavorare, l’ultima nostra macchina nostra spenta a Pont Saint Martin l’11 dicembre”, ha concluso.
“Oggi abbiamo messo in sicurezza il sistema informatico di Sicilia e-Servizi”. Lo ha detto l’amministratore unico di Sicilia e-Servizi, Antonio Ingroia, in conferenza stampa a Palermo parlando del trasferimento degli applicativi informatici dalla Valle D’Aosta alla Sicilia dopo il Black out dei giorni scorsi, “pilotato” dall’ex socio privato Engineering. Poi ripercorrendo le tappe che hanno portato alla nascita della società in Sicilia Ingroia ha detto: “Nel 2005 è stato concepito un bel progetto: dotare la Sicilia di un piattaforma telematica integrata, si è pensato di farlo con un modello di partenariato pubblico e privato, ma non ha funzionato il modo in cui è stato realizzato. Il bando di gara prevedeva che le spese sarebbero state di 50 milioni di euro più la cosiddetta gestione e conduzione della piattaforma per un massimo di 100 milioni di euro, in realtà il credito vantato dal socio privato, tra quello che ha già incassato e quello che pretende oggi, supera i 300 milioni di euro”. “La sproporzione è evidente e inaccettabile al punto che l’Anac di Raffaele Cantone ha emesso un parere che ritiene illegittimi gli affidamenti fatti fuori gara in epoca successiva e questo potrebbe innescare un contenzioso nel contenzioso – ha proseguito – Negli anni è accaduto durante i governi Cuffaro e Lombardo che la società è stata consegnata nelle mani dei privati, la governance invece di rimanere in mano della Regione è stata consegnata ai privati. E’ stato soppressa la società Sicilia e-Innovazione e Sicilia e-Servizi è stata trasformata in un carrozzone mangia soldi”.
“Lancio un appello alla Regione e auspico che nomini la commissione di collaudo per i servizi informatici della sanità che continua a gestire l’ex socio privato. Effettuato questo passaggio, potremmo ottenere le chiavi d’accesso e fare una operazione analoga a quella che è in corso e dunque i servizi della sanita’ potranno essere gestiti da Sicilia E-Servizi”. Lo ha detto l’amministratore unico di Sicilia E-Servizi, Antonio Ingroia. Parlando del trasferimento dei servizi in corso, Ingroia ha aggiunto: “Non è stata un’operazione concordata ma effettuata con il consenso “necessitato” del socio privato, che ci ha detto che avrebbe potuto mantenere i servizi informatici in Val D’Aosta solo per la sanità. Per gli altri servizi ci ha comunicato che dovevamo trovare una soluzione entro l’11 dicembre perché sarebbero stati disattivati. Abbiamo quindi fatto una riunione tecnica per studiare una soluzione. La soluzione era quella che abbiamo realizzato: disattivare a Pont Saint Martin i servizi, tranne la sanità che la società ha garantito di mantenere in funzione, e portare tutto a Palermo, disattivando i server in Val D’Aosta entro l’11 dicembre”.
(ANSA)

