La Sicilia e la ricetta dei soldi Ue delle Regioni contro il caro-bollette

La Sicilia e l’idea di Fitto, fondi Ue per contrastare la crisi energetica

Raffaele Fitto
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Nessun obbligo per le Regioni. Schifani: "Opportunità ma le risorse sarebbero insufficienti"
IL CARO-BOLLETTE
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4 min di lettura

PALERMO – Pescare nel calderone dei fondi europei non spesi per contrastare i rincari energetici dovuti alle diverse crisi internazionali. L’idea del commissario europeo per la politica regionale e di coesione, Raffaele Fitto, ha messo in allarme le Regioni ma per la Sicilia si tratta di un rischio minimo, se di ‘rischio’ si può parlare.

La lettera di Fitto ai 27 paesi europei

La lettera inviata da Fitto a tutti i 27 paesi dell’Unione, infatti, individua tre possibili canali di finanziamento per dare corpo alle contromosse che mirano ad alleviare i rincari energetici in Europa. Di questi tre, soltanto uno vede la Sicilia assegnataria di risorse. La lettera di Fitto cita infatti il Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), il Fondo generale della coesione e, soprattutto, il Just transition fund.

Che cos’è il Just transition fund

Quest’ultimo è stato ideato per sostenere i paesi europei nella transizione energetica verso un’economia a impatto climatico zero. Secondo il vicepresidente della Commissione europea, “svolge un ruolo fondamentale nel fornire sostegno alle popolazioni, alle economie e all’ambiente dei territori che devono affrontare gravi sfide socio-economiche derivanti dalla transizione energetica”.

Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea

Sicilia fuori dal Just transition fund

Il Just transition fund citato da Fitto, tuttavia, non riguarda la Sicilia. L’Isola non pesca alcuna risorsa da questo strumento messo a disposizione dall’Unione europea. Per l’Italia, infatti, sono destinatarie delle risorse di questo strumento l’area della provincia di Taranto (29 comuni) e quella del Sulcis Iglesiente (23 comuni).

Che cos’è il Fesr, Fondo europeo di sviluppo regionale

L’unico modo per la Sicilia di dare il proprio contributo, comunque facoltativo, passerebbe quindi dal Fesr. Si tratta dello strumento attraverso cui l’Unione europea finanzia investimenti per lo sviluppo economico e la coesione territoriale delle regioni. Accadde così con la vecchia programmazione 2014-2020. Nel 2023 il governo Schifani andò incontro a famiglie e imprese che dovevano fare i conti con gli effetti del conflitto russo-ucraino. Una riprogrammazione da 65 milioni di euro.

Faraone: “Meloni e Fitto contro il Sud”

Il deputato di Italia viva alla Camera, Davide Faraone, critica la mossa di Fitto: “Vuole utilizzare i soldi destinati alle regioni del Sud per aiutare tutti gli italiani a pagare meno le bollette”. E ancora: “Meloni e il suo ex ministro per il Sud rinunciano a ridurre i divari territoriali.

Schifani: “Una opportunità ma le risorse sarebbero insufficienti”

Schifani, rispetto alla lettera di Fitto, argomenta: “Le iniziative della Commissione europea vanno sempre lette in una visione più ampia, quella di Bruxelles, che guarda all’insieme dei territori dell’Unione e alle diverse esigenze che emergono nei singoli contesti nazionali e regionali – evidenzia -. In quest’ottica, la proposta avanzata da Fitto di valutare la possibilità di utilizzare, nel modo più efficace, anche le risorse dei programmi cofinanziati dai fondi europei per sostenere la crisi energetica rappresenta certamente un’opportunità. È evidente, però, che di fronte alla gravità della crisi energetica questa misura non possa essere considerata l’unica risposta né, da sola, sufficiente”.

Renato Schifani
Renato Schifani

La Sicilia e il Fesr

La programmazione 2021-2027, che ammonta a circa 5,7 miliardi di euro per la Sicilia, tuttavia, sarebbe in stato decisamente avanzato nell’Isola. Circa l’80% delle risorse, secondo quanto confermano fonti autorevoli della Regione, è già impegnato e il target di spesa 2025 del Fesr è stato superato (con certificazione da parte di Bruxelles), come annunciato a gennaio 2026 dal governatore Renato Schifani. In termini reali, 4,7 miliardi sarebbero, di fatto, intoccabili.

I fondi Fesr spesi in Sicilia con la regia del dipartimento Programmazione, guidato da Vincenzo Falgares, hanno dato una mano finora ad oltre 4.000 piccole e medie imprese, attraverso il fondo di garanzia, e hanno finanziato, ad esempio, l’acquisto di nuovi treni per la metropolitana di Catania. Con lo stesso strumento sono state sostenute anche importanti opere per il ciclo delle acque. La scadenza finale del programma, inoltre, è stata spostata dal 31 dicembre 2029 alla fine del 2030.

L’ultima rimodulazione dei fondi Fesr in Sicilia

Trovare risorse da destinare alla lotta al caro-energia, dunque, non sarebbe facile. Non lo è stato per l’ultima riprogrammazione del Fesr decisa dalla giunta Schifani. La modifica risale a fine maggio e ha portato a 246 milioni di euro la dotazione per la sostenibilità abitativa, il cosiddetto ‘Housing’.

L’incremento è stato di 183 milioni di euro, reso possibile dalla riprogrammazione concessa da Bruxelles nell’ambito della ‘Mid-term review’, la verifica di metà percorso che la normativa europea prevede per consentire alle regioni di rimodulare le priorità di investimento alla luce dei risultati raggiunti.


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