La sanità dei corpi abbandonati in Sicilia

Sicilia, la sanità dei corpi abbandonati

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    La soluzione sta nel dividere l’urgenza dove il tempo si misura in minuti e dove l’emergenza si misura in secondi. La creazione dei presidi di urgenza sui territori passa attraverso la rifunzionalizzazione delle ex inam ( attrezzare di laboratorio di analisi e di radiologia) in cui politiche degli anni passati hanno lasciato queste 2 attività della diagnostica in mano al privato convenzionato. Senza queste strutture necessarie
    per la diagnostica le persone continueranno ad intasare i pronto soccorso ed avendo nell’isola men risorse per via della emigrazione dei giovani ed una popolazione sempre più anziana e con varie patologie tali strutture saranno sempre più affollate con tempi di attesa più lunghi e la gente sempre più inferocita.

    “Servirebbe uno scatto morale della politica” e’ vero!
    Potrebbe essere auspicabile se i politici a cui ci rivolgiamo, avessero lo standing morale e culturale per compierlo quello scatto!

    A casa..

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Trovo sempre conforto e verifica nelle parole di don Corrado Lorefice, con il suo lavoro ha ridato a Palermo l’orgoglio di capoluogo. E’un esempio per tutti. Anche Palermo, sembra, si cominci a muovere seguendo il suo esempio. E dura. Ma non impossibile. E’, in ogni caso, non abbiamo alternative credibili al dominio dei nostri politicanti corrotti fino al midollo.

Con il dovuto rispetto, solidarietà al “minimo sindacale” nelle parole di monsignor Antonino Raspante. Vuol dire che così vanno le così fra i vescovi di Sicilia. Mentre in Calabria... “Noi vescovi di Calabria non possiamo tacere. Lo diciamo con il dolore di pastori, con la fermezza di chi sa che il silenzio, in certi momenti, diventa complicità. Chiediamo che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani ricevano ogni risorsa necessaria per dare un nome a chi è stato restituito dal mare e per accertare le responsabilità. Meno arrivi, più morti. Chiediamo che si smetta di misurare il successo di una politica migratoria contando solo chi arriva senza considerare chi muore. Il mare ci chiede conto. Quei morti ci chiedono conto e noi non possiamo rispondere con il silenzio”.

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