PALERMO – Feste natalizie tra la morsa della pandemia e la voglia di normalità. I sindaci di Palermo, Catania e Messina sono in attesa delle decisioni che verranno fuori dal consiglio dei Ministri di oggi pomeriggio. Con i contagi che tornano a galoppare non sono mancate le polemiche e le differenze di vedute tra chi ha optato per i classici eventi in pompa magna (ma nel pieno del rispetto delle regole previste) e chi ha preferito non rischiare. Gli occhi sono puntati su Roma soprattutto dopo le prime indiscrezioni che circolano relativamente all’ipotesi di sospendere gli eventi all’aperto. Ma vediamo qual è la situazione nelle tre città principali dell’isola.
Palermo: i problemi delle casse comunali tengono banco
A Palermo nessun evento in piazza complice la situazione finanziaria. “Non ci saranno eventi in piazza, una decisione presa prima degli effetti pandemici. In ogni caso l’assessorato alla cultura si trova in una situazione economica che non prevede alcun investimento perché non siamo in presenza del bilancio di previsione”, spiega l’assessore alla cultura Mario Zito. A Palermo saranno così i privati e le associazioni, in sinergia con il Comune, a fare la loro parte e garantire gli eventi.
Catania sposa la linea della prudenza
A Catania il sindaco Pogliese sposa la linea della prudenza. “In via prudenziale abbiamo deciso che i concerti in piazza andavano esclusi e abbiamo ritenuto più utile puntare sulle luminarie e sugli artisti di strada, un modo per evitare così gli assembramenti che possono mettere a rischio la salute dei cittadini”, spiega Pogliese. “Una scelta oculata alla luce di quello che sta accadendo in questi giorni”, rivendica il primo cittadino.
Il caso Messina
Diametralmente opposta la situazione a Messina: qui si saluterà l’anno nuovo con un concerto in piazza. Almeno secondo le previsioni perché le decisioni del governo centrale potrebbero cambiare le carte in tavola. “Abbiamo avviato un progetto con il Natale che è la prima tappa di un progetto più ampio ‘Messina, città degli eventi. Messina, città della musica’ con un investimento di 7 milioni di euro fino al 2023”, dice il sindaco Cateno De Luca. “Un’operazione di rilancio postcovid”, spiega parlando del progetto che parte con un anno di ritardo. “Siamo riusciti a partire con 250 eventi organizzati nei vari quartieri della città e i grandi eventi in Piazza Duomo che andranno avanti fino al 6 gennaio”, spiega.
A chi nutre dubbi alla luce dell’aumento dei contagi, il sindaco risponde così. “Capisco che bisogna invocare sempre profili crepuscolari: noi abbiamo fatto un piano di sicurezza sulla base delle norme vigenti in collaborazione con Questura e Prefettura”, chiarisce. Poi elenca i limiti previsti. “E’ consentita solo una presenza di 6000 persone a fronte dei 25000 che ne potrebbe contenere la piazza, si entra solo con il green pass e il controllo della temperatura, c’è l’obbligo di indossare la mascherina. E allora dico è più sicura piazza Duomo o i festini privati senza regole che comunque si faranno?”. Poi rincara la dose. “Non è meglio dare un’alternativa all’area aperta con controlli serrati?” De Luca non rinuncia a sottolineare l’elemento della buona salute delle casse comunali che contraddistingue Messina dalle città cugine. “Messina è diventato un caso nazionale. Mi chiedo perché altre città come Bari e Terni non destano scalpore e ci si concentra su Messina? Forse perché noi abbiamo attuato una strategia complessiva partita l’8 dicembre e in Sicilia è forse l’unica città con i bilanci approvati, quindi da un punto di vista economico è stata in grado di sostenere una strategia di rilancio eanche da questo punto di vista basta guardare le condizioni di Catania e di Palermo”, argomenta De Luca. Che, restando in tema di eventi in piazza, annuncia che il 31 dicembre in Piazza Duomo si svolgerà il suo “commiato” in vista delle dimissioni. Il titolo della manifestazione? “Arrivederci, Messina”. Draghi permettendo, ovviamente.

