Smart working, Comune nel caos: dirigenti sul piede di guerra

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Commenti

    Ed intanto lo stipendio arriva per intero….che schifo mi viene da vomitare…ogni scusa è buona x imboscarsi

    Non conosco il caso specifico ma questo Le donne per come appare dall’articolo, mi sembra il solito incapace di turno, presente in tante organizzazioni pubbliche e private, che scarica sugli altri la propria incompetenza pur di salvare il posto. Così ha il plauso del popolino e di certe imprese che preferiscono impiegati più “disponibili” che professionali. L’amministrazione moderna e non corrotta parla per provvedimenti, per telefono spesso si fanno invece affari.

    sei un dirigente o un impiegato che lavora da casa? chiedo per un amico

    Beh,se considera che la segretaria e stata messa lì proprio da chi fa lo stesso,si da la risposta!!

    L’edilizia privata vanta un record modiale: solo dieci permessi di costruire rilasciati in due anni! Vergogna!

    Ulterior vergogna di questa amministrazione !

    Parlano di smart working al Comune di Palermo. Ma se quelli sono fermi al calamaio con la penna ad inchiostro. Ma dove vivono questi grandi scienziati.

    Antonio Le Donne sei un grande farli muovere a questi stipendiati con soldi pubblici

    Siete sicuri che non state parlando di impiegati regionali….

Gli ultimi commenti su LiveSicilia

La Russa e Musuneci hanno solo danneggiato Schifani, se stavano zitti era meglio. Chi lo aiuta davvero, guarda caso, sta zitto e parla quando è necessario; è l'unico personaggio politico che esprime in Sicilia il meglio che la coalizione di centro destra può esprimere: Tamajo. Lo dico non da elettore di destra, come non lo sono di sinistra o di centro. Guardo i fatti, le persone, la loro la storia, l'impegno, lo stile; per il bene della Sicilia.

Caro Direttore, Carolina Varchi indica con chiarezza ciò che ancora non funziona: giovani che partono, liste d’attesa interminabili, rete idrica inefficiente, trasporti inadeguati, aree interne che si spopolano. E chiede riforme di sistema, obiettivi misurabili e una politica capace di guardare oltre il quinquennio. Ma proprio qui nasce una domanda: se dopo cinque anni questi problemi restano, perché la risposta dovrebbe essere necessariamente altri cinque anni con lo stesso Presidente? La continuità deve riguardare le buone riforme e i risultati raggiunti. Per ciò che invece non è stato realizzato, il ricambio può essere una risorsa. Conserviamo ciò che ha funzionato. Per quello che resta da fare, forse è proprio il momento di cambiare.

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