Spese pazze all'Amia | Processo tutto da rifare

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Il procedimento riparte da zero per l'astensione di uno dei giudici del collegio.

PALERMO – Dovrà ricominciare da zero, per l’astensione di uno dei giudici del collegio davanti al quale era stato incardinato, il processo per le cosiddette spese pazze dell’Amia, l’ex municipalizzata che gestisce la raccolta dei rifiuti a Palermo. Il giudice Marina Pitruzzella si è infatti astenuta avendo già trattato la vicenda da gup, quando per due volte respinse la richiesta di archiviazione del procedimento, avanzata dalla Procura, per poi rinviare a giudizio gli indagati. Pitruzzella ha oggi reso nota la sua decisione e il processo, che rischia la prescrizione, è stato rinviato al 26 ottobre non si sa ancora davanti a quale sezione del tribunale di Palermo.

Gli imputati sono sette: Lorenzo Lunardo, Paola Barbasso Gattuso, Arrigo Bellinazzo, Daniele Saviotti , Giuseppe Giambelluca, Massimiliano Gibilaro e Salvatore Muratore, tutti accusati di peculato. Sarà trattata dai giudici di Caltanissetta la posizione degli ex vertici dell’Amia Enzo Galioto, Orazio Colimberti, Giuseppe La Rosa, Angelo Canzoneri perché un coindagato, Tommaso Scanio, è stato vice procuratore onorario a Palermo, quindi per la norma che regola la competenza in caso di indagini sulle toghe, la competenza va a Caltanissetta.

L’indagine ha svelato i costi sostenuti nel corso di venti viaggi extralusso effettuati da vertici e funzionari dell’Amia negli Emirati Arabi a spese dall’azienda. Secondo gli inquirenti, fra il 2005 e il 2007 furono sperperati quasi 720 mila euro. Fra i rimborsi, il nucleo di polizia tributaria della Finanza trovò cene e alberghi a cinque stelle. La Procura chiese l’archiviazione sostenendo la natura privatistica dell’azienda, quindi la non configurabilità del peculato. Tesi rigettata dal gip, poi passato in tribunale, e oggi astenuto.

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