Stangata ai 'furbetti della Tarsu' | Sconti e affari: le condanne

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Gli uffici comunali e una telecamera. Tutto ebbe inizio così.

PALERMO – Arriva la stangata al processo ai cosiddetti “furbetti della Tares”. Dieci anni per Cesare Pagano, dodici anni ciascuno per Antonio Borsellino, Gaspare Tantillo, Ida Ardizzone (sono tutti dipendenti dell’ufficio comunale). Ed ancora due anni per Vittorio Ferdico (difeso dagli avvocati Roberto Tricoli e Luigi Miceli, per lui è caduta la più grave accusa di corruzione ed è rimasta in piedi la truffa), quattro anni e due mesi ciascuno per Antonio e Luigi Vernengo, Giuseppe Vassallo, Giuseppe Carnesi e Giovanni Torres. Questi ultimi sarebbero coloro che, mettendo mani al portafogli, avrebbero ottenuto uno sconto sulla tassa sui rifiuti. Si tratta di imprenditori e commercialisti.

I reati ipotizzati erano, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alla corruzione, truffa, istigazione alla corruzione e falso materiale. Fu una telecamera piazzata dai poliziotti della sezione Reati contro il patrimonio della Squadra mobile a svelare quanto sarebbe accaduto negli uffici comunali di piazza Giulio Cesare. Pagano, dirigente del settore, fu filmato mentre trattava con il titolare di un’attività commerciale. Un primo ammiccamento, poi l’appuntamento a domicilio. Con i soldi “da pagare chiaramente in contanti, metà quando facciamo l’operazione e poi ci mettiamo d’accordo”, così diceva Pagano senza sapere di essere filmato, l’imprenditore avrebbe ottenuto lo sconto sulla tassa dei rifiuti. “Tutti gli avvisi passati vengono cancellati”, lo rassicurava il responsabile del servizio Tares-Tarsu dell’Ufficio tributi. Il Comune era parte civile al processo. Il tribunale presieduto da Vittorio Alcamo è andato oltre le richieste di pena del pubblico ministero.

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