CATANIA – St Microelectronics: lavoratori e sindacati in presidio davanti ai cancelli aziendali. Cgil, Cisl e Uil chiedono un intervento del governo nazionale finalizzato a investire sul settore strategico della microelettronica, un modo concreto per affrontare la crisi di StM che ha recentemente dichiarato un calo produttivo trasversale su svariate tecnologie e messo in cassa integrazione migliaia di lavoratori. La partita si gioca soprattutto a livello europeo. “Per capire quello che succede a Catania, bisogna avere chiaro quello che sta accadendo a St Corporate e in particolare a Italia e Francia”, spiega Boris Di Felice, segretario del Cai (Comitato aziendale europeo). “Per quanto Italia e Francia siano state divise artificialmente dal punto di vista della divisione dei gruppi, in realtà sono un tutt’uno perché le politiche e i bilanci sono unici”, aggiunge Di Felice che ha stretto contatti diretti con svariati colleghi francesi. “Per noi è chiaro che o St si salva tutta o il destino dei lavoratori è compromesso, abbiamo presentato un documento a livello europeo a tutti i governi: quello francese ha risposto a differenza di quello italiano”.
La delegazione sindacale comune, tra le altre cose, è stata recentemente convocata dal Dipartimento digitale dell’Unione Europea. “Loro hanno ben chiaro che si tratta di un mercato strategico e hanno anche dei fondi, ma il nodo da sciogliere è capire se St vuole giocare questa partita oppure fare una politica di riduzione dei costi per massimizzare quello che c’è e condannare quest’azienda a un inevitabile declino”, dice il segretario del Cai. Al netto delle difficoltà legate alla concorrenza dei grandi player mondiali americani e coreani, l’Europa “vuole raddoppiare gli investimenti”. “Quello che sembra mancare è la volontà dell’azienda a rilanciare la produzione: questo ci preoccupa”, aggiunge Di Felice. Tra i grandi assenti sembra esserci anche la volontà politica da parte del governo di mettere mano alla vertenza. “Un disimpegno del governo italiano, che detiene insieme a quello francese il 25% delle azioni, sarebbe assolutamente rischioso in un momento in cui c’è da prendere posizione rispetto ad attività che risultano assolutamente strategiche”, attacca Stefano Materia, segretario provinciale Fiom. “Quello che ci angoscia è il fatto di non sviluppare politiche industriali e di utilizzare i fondi che esistono, il governo ha saputo soltanto parlare di vendita del pacchetto azionario per fare cassa”, dice il sindacalista che bolla come “miope” la visione dell’esecutivo centrale.
Un timore fondato come dimostra l’assenza degli esponenti del governo a Palazzo Madama in occasione dell’audizione, richiesta dalla senatrice pentastellata Nunzia Catalfo. “É inaccettabile che durante l’audizione di una delle nostra eccellenze aziendali che si contraddistinguono nell’innovazione e nella ricerca nel campo della microelettronica, manchino all’appello i commissari della maggioranza di Pd e Ncd” – afferma la senatrice.
“Malgrado i vertici dell’azienda abbiamo confermato di non prevedere esuberi, continueremo a monitorare l’evoluzione futura di una delle eccellenze italiane più innovative, al fine di garantire la salvaguardia occupazionale e di vigilare sulla reale volontà di investire in sviluppo e ricerca sul nuovo modulo9 presente nel sito catanese che consentirebbe il dimensionamento del Ct6 e il successivo passaggio dei lavoratori ad una nuova e innovativa area produttiva aziendale“, spiega Catalfo. Una battaglia sposata dagli esponenti catanesi del Movimento, presenti stamani davanti ai cancelli dell’azienda.

