Su Falcone Ingroia non sbaglia - Live Sicilia

Su Falcone Ingroia non sbaglia

Quanta ipocrisia intorno alle dichiarazioni di Antonio Ingroia su Giovanni Falcone e sul parallelismo tra le critiche ricevute dall'ex pm e dal magistrato ucciso a Capaci.

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Ovviamente, chi dice che non va toccata la memoria dei morti di mafia ritiene, ciascuno per suo conto, perché ogni testa è tribunale, di avere una sorta di copyright, un diritto d’autore scolpito sulle dieci tavole della legge. Quanti nei comizi, in vista delle varie tornate elettorali, hanno usato i loro nomi per diffondere idee politiche di parte? Quanti hanno fatto parlare i morti di mafia in questi ultimi venti anni? Solo ogni tanto alcuni di loro, detentori di un passato che evidentemente custodiscono in cassaforte, alzano il ditino e dicono a qualcuno che no, quello proprio non può. Ora è il turno del processo inquisitorio contro Antonio Ingroia. Avrebbe sbagliato ad accostare le critiche, che lo stanno investendo in misura industriale, in quanto candidato premier di una coalizione, a quelle che un tempo ricevette Giovanni Falcone. Quando era a Palermo e veniva accusato di tenere le prove dei cassetti e quando andò a Roma e venne sfregiato con l’epiteto di venduto ai voleri del principe. Accusato da chi? Non mi dite che anche voi avete dimenticato. Ma accusato dagli stessi, per lo meno dalla maggior parte di questa squadra formatasi dopo il 23 maggio del 1992, che oggi ne conservano e ne difendono dagli usurpatori infedeli le sacre gesta.

E tutto questo per quella bomba esplosa in quel tratto di autostrada. Perché se i boia di Capaci non avessero azionato il timer, quel pomeriggio di ventuno anni addietro, Falcone lo avrebbero continuato a massacrare quasi tutti quelli che appartengono al fiume di amici che si è ritrovato ad avere da defunto. E che dicono pure quella frasetta quasi buona per i baci Perugina. La conoscete. L’antimafia appartiene a tutti, i morti di mafia appartengono a tutti. Che è un po’ la lotta alla mafia a bagnomaria. Appartiene a tutti e quindi a nessuno. Ma state attenti al gioco di prestigio. Coloro che affermano che l’antimafia, e i suoi morti, sono patrimonio di tutti avrebbero bisogno di un traduttore simultaneo. Perché in realtà stanno dicendo che la vera antimafia appartiene solo a loro. Che rilasciano licenze e attestati di benemerenza.

Ma non eludiamo la domanda attuale. Ha sbagliato Antonio Ingroia a dire che le critiche da lui ricevute sono della stessa specie di quelle che coprirono Falcone da vivo? No, non ha sbagliato. Così come il magistrato vivente, perché se fosse già morto tutti ne difenderebbero la memoria dall’oblio, viene apostrofato di fare politica con ancora fresca la divisa di magistrato, così a Falcone si oppose la stessa critica, ossia che aveva venduto la sua casacca e la propria autonomia. Nel primo caso alla sinistra, nel secondo a Roma, ai socialisti, in ultima analisi diventando un amico del malaffare. Perché anche questo è stato detto. Non parliamo degli ostacoli che tanti misero gli misero in mezzo ogni qual volta doveva raggiungere qualche carica più che meritata. Non è il caso di fare nomi, ma qualche cognome lo si può fare. I riformisti del PD di oggi, che lanciano strali contro Ingroia in difesa del martire Falcone, potrebbero, ad esempio, spiegarci perché ieri, quando non si chiamavano più PCI ed erano diventati PDS, si opposero affinché Falcone diventasse capo della superprocura. E mancava poco al botto di Capaci. Perché dopo, è chiaro, Falcone diventò l’eroe di tutta la nazione.

Dottor Ingroia, io non la voterò alle elezioni. Il suo progetto elettorale, Rivoluzione Civile, non mi convince. Ciò per ragionamenti politici che richiederebbero molte parole e non è il caso di tediare i lettori. Ma questo è un altro discorso. Il problema delle querelle che la vede contrapposta ai difensori (quasi tutti postmortem, dunque a vanvera) di Falcone e Borsellino, è invece abbastanza semplice, in fin dei conti, da decifrare. Bastano, in questo caso, poche sillabe. Che mi permetterà di fare uscire fuori per come le penso. Lei è vivo, dunque colpevole. Se ne faccia una ragione.


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Commenti

    No, mi spiace. Non sono d’accordo.
    La similitudine nelle critiche non c’è proprio perché abissale la distanza tra i due personaggi. E la vita o la morte non c’entrano.
    Sarebbe come paragonare Maradona con Morganella o oro e rame.

    Quanto all’attuale candidato, da un bel pezzo si era capito che smaniava di fare politica, da anni. Persino la manfrina del ben pagato incarico ONU gli è servita per potersi candidare.
    Era questo il suo obiettivo.

    Caro Palazzo,
    parto dal presupposto che ciascuno di noi possa venire convinto soltanto di ciò che già inconsapevolmente possiede, per chiamarla ad una riflessione. Le indecenti accuse a Giovanni Falcone (che nascevano dai peggiori sentimenti) si basavano sull’idea che Egli, da magistrato, avesse “dato una mano” alla politica e che, con la propria collaborazione al Ministero (ma sempre da magistrato), potesse avvantaggiare la credibilità del ministro Martelli. Insomma fu accusato di “concorso esterno” a certa politica. Su Ingroia no, le accuse sono altre e sono state altre. Sono state di avere guardato e operato con viscerale condizionamento politico e sono, oggi che è in politica in senso proprio, di potere operare sia con la presunta credibilità, che con le sicure conoscenze riservate sia con presumibile efficacia pressoria (come dire?) psicologica sui futuri colleghi che reca con sé per via della precedente attività in magistratura. Ecco perché non vi è possibilità di parallelismo. Ecco perché Ingroia, “punciutu” dalla politica partitica, non può richiamare Falcone e tanto meno invocare una qualche analogia. Sono certo che Lei sarà in disaccordo, ma me ne farò una ragione.

    Un articolo da centodieci e lode.
    Si può votare oppure meno la lista Ingroia, è una scelta di democrazia.
    Parla di legalità e di onesta, temi che inducono tanti Simulatori ad aggredirlo.
    Auguriamoci che non si tenti di fermarlo con metodi staliniani.

    Non potevo esprimere meglio quanto da te scritto,concordo pienamente.

    Ma per favore!

    Morto Falcone, tutti si sono dichiarati suoi amici, soprattutto coloro che lo avevano ostacolato, invidiati, accusato, tradito.
    Tutti costoro, uomini delle Istituzioni e della Politica, colleghi magistrati, illustri giornalisti, tutti oggi plaudono ad Antonio Ingroia, che non manca occasione per paragonarsi a Falcone e Borsellino: li cita continuamente in un’orgia di parole che soffoca e indigna chi ha la sventura di ascoltarlo.
    Credo che lo faccia per accreditarsi presso chi lo ascolta come erede del pensiero e delle azioni di due persone che nessuno sospettava fossero così amate dalla gente semplice.
    E’ questo un tipo di “captatio benevolentiae” teso a ingannare l’ascoltatore distratto o smemorato o semplicemente troppo giovane, colpendolo nell’onestà dei sentimenti e negli ideali di vita.
    Perché il Magistrato, qualsiasi Magistrato, mostra di essere credibile, affidabile, corretto, animato dal desiderio di prodigarsi per fare giustizia solo con il proprio operato di magistrato, lontano dal teatrino della politica.
    E. al di là delle affermazioni di rito, il curriculum di Ingroia non risulta essere particolarmente ricco di successi nel suo lavoro, ma copioso nella esposizione mediatica e politica.

    Ma Ingroia non si e’ paragonato a Falcone nel suo operato , Ingroia ha fatto riferimento alle critiche che gli piovono addosso per il suo operato . Stessa cosa che succede a chiunque mette naso alla mafia non militare ( in piccolo ed in grande ) .

    Analisi carente e approssimativa. E’ vero che molti di quanti adesso santificano Falcone, in vita lo osteggiarono aspramente, ma è altrettanto vero che le critiche più feroci per la collaborazione con il ministro Martelli, vennero proprio da quei sedicenti depositari del verbo antimafia, abituati a dispensare patenti senza aver mai passato alcun esame (vedi Leoluca Orlando e gli esponenti della sinistra radicale) che oggi appoggiano convintamente Ingroia.
    In secondo luogo, come hanno osservato altri commentatori, Falcone non lasciò mai la magistratura per la politica e l’accettazione dell’incarico al ministero fu mirata unicamente alla costituzione della Procura nazionale, quale strumento essenziale per combattere la mafia senza le scorciatoie mediatiche, tanto abusate da alcuni pretesi eredi.
    Su Ingroia politico non ho ancora elementi per esprimere un giudizio: di certo nell’ultimo anno da magistrato, l’ex Procuratore aggiunto ha manifestamente debordato con esternazioni incompatibili con il suo status. Dunque la sua discesa in campo, a prescindere dalle valutazioni di parte, va giudicata positivamente perchè ha eliminato una inaccettabile commistione di ruoli.

    Sono d’accordo con l’autore che ha centrato in pieno…il problema in maniera esemplare, neanche io voterò ingroia, anche se forse oltre a giannino e grillo risulta essere l’unica novità nel panorama politico ma questo è un’altro discorso che nulla c’entra appunto con l’articolo.
    Devo dire che inviterei l’autore a fare qualche sforzo di analisi per prospettarci qualche scenario più approfondito, partendo appunto dal perchè qualcuno si agita tanto contro ingroia e tutto quello che ha fatto ultimamente, attraverso opportune azioni… mediatiche messe in scena di volta in volta,,sarebbero interessanti le conclusioni a cui potrebbe giungere..anche se si tratterebbe solo di congetture, solo misere congetture.

    Condivido l’articolo dalla prima all’ultima parola tranne che per la dichiarazione di voto conclusiva. Il sottoscritto, al contrario dell’autore, voterà per Ingroia e di questa scelta si dichiara orgogliosissimo. Trovo, inoltre, che le critiche all’ex pm sono frutto di evidenti pregiudizi, almeno per quanto riguarda l’attività politica nella quale Ingroia deve ancora dare prova di sè. Per quanto riguarda invece l’attività di magistrato, mi pare che molte delle critiche spesso sono frutto della mancanza degli elementi di conoscenza sufficienti per giudicare un lavoro difficile e delicato qual’è quello affidato ai giudici che contrastano il fenomeno mafioso e il suo indotto politico. E’ di tutta evidenza, infine, quali siano le vere motivazioni delle critiche che provengono dall’interno della stessa magistratura, la cui politicizzazione è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere. L’ANM o la Boccassini che accusano Ingroia possono essere benissimo esemplificati nel seguente proverbio siciliano: “u putiaru ‘nzocc’avi abbannia” !

    Articolo indecente e patetico. Come indecente, patetico e meschino e’ il tentativo di Ingroia di accostare il suo nome a quello di Falcone.

    Si combatte la mafia (e la mafiosità) secondo la propria sensibilità e ruolo. Anche facendo silenziosamente il proprio quotidiano dovere (ricordate il prof Giaccone ?).

    Ma criticare l’intervento in politica di un magistrato- che nel caso non fosse eletto non potrà comunque esercitare in Sicilia _ è polemica incomprensibile.

    Nè mi pare che il dott. Ingroia si sia paragonato a Falcone avendo piuttosto accostato le critiche a lui rivolte per l’ingresso in politica a quelle mosse al martire per l’accettazione di un incarico affidatogli da Martelli ( ed a quel tempo giudicato dai critici come una compromissione politica).

    Egr. Sig./ Dott. Palazzo, ad alzare il ditino – per dirla come Lei – e a dire che non si può, sono state la sorella di Giovanni Falcone e la figlia di Paolo Borsellino (….mi scusi se li nomino)!
    Spero che entrambe le signore, almeno loro, siano anche per un pensatore come Lei al di sopra di ogni sospetto e possano detenere il copyright! O no?
    P.s.: POVERI NOI !!!!!!

    a ma ingroia ha fatto il magistrato antimafia prima di fare il politico…e quando?!!!

    quando gli italiani dormivano sonni profondi e si sorbivano Dell’Utri senatore della repubblica, Cosentino sottosegretario del governo e Berlusconi presidente del consiglio !!!!!

    Quando saranno passati ..forse 100 anni….giudicheremo meglio, i totem non saranno più totem la cui ombra ha coperto farabutti….e pavidi!

    Articolo sacrosanto, lo sottoscrivo in toto, con buona pace di tutti i detrattori che oggi parlano così, domani, in caso di attentato, andrebbero sulle barricate per santificare Ingroia.
    V E R G O G N A T E V I ! ! !
    Ma almeno leggete o ascoltate quello che Ingroia dice?O preferite adagiarvi sulle parole munifiche del sig (??) berlusconi?

    Lei conclude così: “Ma almeno leggete o ascoltate quello che Ingroia dice? O preferite adagiarvi sulle parole munifiche del sig (??) berlusconi?”. Credo che lei non si sia accorto di avere offerto a tutti un importante spunto di riflessione: le parole come generatrici di conoscenza.
    Provo a suggerirle un metodo: utilizzi le parole altrui soltanto per avere la certezza di iò che hanno detto, ma non di ciò che pensano e di ciò che sono. Le parole certificano soltanto d’essere state dette, ma non il valore e la credibilità dei concetti di cui sono portatrici.
    E’ un po’ più certificatore dell’identità altrui l’esame dei fatti, delle azioni da lui compiute. Con una cura, però: avere di quei fatti e di quelle azioni la miglior qualità e quantità possibile di fonti. Personalmente guardo con diffidenza chi ha come propria fonte esclusiva il Giornale o Libero, la Repubblica o il Fatto. Guardo con minore diffidenza chi, prima di nutrirsi di quanto gli scrive il giornale del cuore, ha l’accortezza di leggere ciò che scrive il giornale avversario. Questo criterio, ovviamente, vale anche per le tv.
    Auguri. Anche se, il mio suggerimento presuppone una personalità libera di accogliere anche ciò che istintivamente le dispiace. Il che non è di molti. Saluti

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