Sud chiama Nord, linea dura di Cateno De Luca

Sud chiama Nord, linea dura di De Luca: tra repulisti e ritorno alle origini

Strigliata al movimento: "Attorno a me parassiti e imborghesiti"
VIAGGIO NEI PARTITI
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PALERMO – Prima l’espulsione di Alessandro De Leo dal gruppo parlamentare di Sud chiama Nord all’Ars, poi una dura reprimenda via social contro quanti, tra collaboratori ed eletti nelle istituzioni, si sono “adagiati e imborghesiti”. Cateno De Luca sceglie la linea dura per serrare le file del suo movimento.

La strigliata di De Luca

Il momento è delicato per il sindaco di Taormina, costretto ai box per una polmonite proprio nei giorni in cui ha preso il via la campagna elettorale per le Europee. De Luca lascerà l’ospedale giovedì ma intanto è proprio il voto per Bruxelles una delle leve che ha fatto scattare la lavata di capo ai suoi.

Sul risultato delle Europee il sindaco di Taormina conta molto, soprattutto in termini di immagine per il prosieguo di quel percorso che si concluderà con le Regionali del 2027.

La campagna elettorale “non va”

Tra i destinatari della critica di De Luca c’è uno dei fedelissimi del leader di Sud chiama Nord, Danilo Lo Giudice, che coordina il movimento in Sicilia: “Non sono contento del suo operato e non condivido l’andamento della campagna elettorale ed il lassismo che ho registrato tra tante figure istituzionali che oggi – precisa passando poi alla terza persona – esistono grazie all’azione di Cateno De Luca e di Sud chiama Nord”.

Le parole su Lo Giudice sono state precedute da una telefonata tra i due. Nessuna frattura: il rapporto è saldo, e da parte del leader c’è un atteggiamento quasi paterno nei confronti del giovane delfino sindaco di Santa Teresa di Riva.

Il ‘Cateno-pensiero’, in queste ore, è chiaro: “Non ci sono rendite a vita, bisogna sbracciarsi tutti per l’obiettivo”, come racconta una voce dall’interno. Il leader ScN, insomma, ha voluto deliberatamente alzare i toni e tenere alta la tensione.

De Luca: “Basta parassiti…”

De Luca, dal Policlinico di Messina dove è ricoverato, spera di ritornare in pista tra poco ma nel frattempo lancia l’allerta. Lo fa a modo suo: “Sono stanco di essere attorniato da amici e amiche che ormai hanno assunto le sembianze dei parassiti che ti girano attorno quando tu sei presente, ma quando giri le spalle si fanno i cazzi loro”.

È il problema di tutte le forze politiche con una forte impronta ‘personalista’: leader carismatici ai quali non sempre corrisponde una crescita omogenea del partito.

Il sindaco di Taormina rimprovera ai suoi di avere “dimenticato” le origini e avverte: “Chi deve andare via da Sud chiama Nord lo faccia ora, così potrà vendersi i propri voti al miglior offerente. Chi ha ruoli istituzionali e non ha intenzione di mettersi la maglietta della Libertà e fare campagna elettorale se ne vada via adesso”.

Il diktat è chiaro: tutti in gruppo a pedalare, le elezioni sono linfa vitale per chi ha bisogno di far conoscere il proprio modello.

Il ‘repulisti’ di De Luca

De Leo è la prima vittima della strigliata deluchiana: gli uomini di Sud chiama Nord gli rimproverano ufficialmente “un disinteresse manifesto verso le iniziative del partito”, ma il parlamentare messinese sconta anche i presunti flirt con Forza Italia nella città dello Stretto. De Leo si difende parlando di “deriva politica programmatica” di ScN.

Il repulisti passerà anche dalle sponde dello Stretto. Lo annuncia lo stesso De Luca: “Ne ho parlato con il ‘mio’ Federico Basile“, rimarca chi ha preceduto l’attuale sindaco di Messina nella tolda di Palazzo Zanca. “In nome e per conto mio sarà richiesta la consegna delle dimissioni di tutti i componenti delle Partecipate e degli assessori per aprire la fase già preannunciata da tempo di un naturale tagliando a due anni dall’insediamento dell’Amministrazione”.

Gli addii all’Ars

All’Ars, intanto, si è consumato ufficialmente l’addio di De Leo al gruppo ScN: transiterà nel Misto, andando a fare compagnia a Gianfranco Miccichè. La pattuglia dei deluchiani si restringe.

Il primo a salutare è stato Salvatore Geraci, sindaco di Cerda. Dopo avere centrato l’elezione all’Ars ha deciso di passare armi e bagagli nella Lega. Dopo Geraci la sentenza d’appello che ha dichiarato “ineleggibile” Davide Vasta, eletto in provincia di Catania, ha provocato un altra uscita: Salvatore Giuffrida, vincitore del ricorso, è andato a ingrossare le file della Democrazia cristiana.

La mannaia si è abbattuta ora su De Leo e la pattuglia di Sud chiama Nord è scesa così a cinque deputati. Di fronte c’è la battaglia delle Europee, con la scommessa di De Luca intitolata ‘Libertà’, e all’orizzonte la lunga traversata verso le Regionali. Un cammino non facile per il sindaco di Taormina che studia da presidente della Regione.


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