Tangente per l'appalto sulla frana, chiuse le indagini - Live Sicilia

Tangente per l’appalto sulla frana, chiuse le indagini

L'imprenditore Fabio D'Agata ha denunciato il direttore dei lavori ormai più di un anno fa. "Ma anche i miei pagamenti sono bloccati", racconta.
IL BLITZ DELLA FINANZA
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ACIREALE – “Se la mia fosse stata un’azienda meno solida, sarei già fallito“. Fabio D’Agata è il titolare di una ditta edile. Da anni lavora nel settore delle infrastrutture pubbliche e, un anno fa, ha fatto arrestare l’ormai ex direttore dei lavori del cantiere per il consolidamento di un costone roccioso nel Comune di San Marco d’Alunzio, in provincia di Messina. Adesso, a quasi 365 giorni dal blitz della guardia di finanza messinese, che aveva fatto stringere le manette intorno ai polsi dell’ingegnere Basilio Ceraolo, la procura di Patti ha chiuso le indagini.

Ceraolo, professionista di Piraino, è accusato di una tentata concussione da 118mila euro. “Il cantiere è stato sospeso con l’arresto dell’ex direttore dei lavori, a novembre 2021 – spiega D’Agata a LiveSicilia – Da allora i lavori non sono mai ricominciati e io avanzo più di 420mila euro. Ho denunciato ma, quasi quasi, ne pago le conseguenze“.

La storia comincia a luglio 2020, quando la società di D’Agata, imprenditore di Acireale, si aggiudica la gara pubblica per il “consolidamento a valle di via Cappuccini”, in territorio del paese di San Marco d’Alunzio. L’appalto è bandito dall’ufficio del Commissario straordinario per l’emergenza idrogeologica della Regione Siciliana e vale circa 2,5 milioni di euro in totale. Il progetto prevedeva l’utilizzo di tiranti in acciaio necessari per fissare dei grossi muraglioni di cemento armato. Da capitolato, i tiranti dovevano essere lunghi 22 metri. Ceraolo, direttore dei lavori per conto della Regione, avrebbe chiesto a Fabio D’Agata di ridurre la lunghezza dei cavi: da 22 a 16 o 18 metri. Con un risparmio economico di quei 118mila euro e spicci. Soldi che Ceraolo avrebbe proposto a D’Agata di dividere.

L’imprenditore di Acireale si presenta dalle Fiamme gialle e racconta tutto. Spiega la situazione, dà numeri e dati, denuncia ai finanzieri la tentata concussione e, per qualche tempo, fa buon viso a cattivo gioco, tenta di prendere tempo, fa spazientire l’ingegnere che chiede conto dei risparmi improvvisi da dividere. A novembre 2021 l’operazione della Finanza e l’arresto dell’uomo.

Secondo i magistrati della procura di Patti, Ceraolo, “abusando dei poteri derivanti dalla sua funzione“, avrebbe “posto in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco, mediante intimidazione consistita nel porre ostacoli all’esecuzione e alla contabilizzazione dei lavori”, a costringere D’Agata a pagargli una tangente. Cosa che D’Agata si è fermamente rifiutato di fare, rivolgendosi alla giustizia.

Dall’arresto di Ceraolo in poi, le indagini sono continuate. Fino alla chiusura, notificata pochi giorni fa. Le persone offese individuate dai magistrati sono Fabio D’Agata e la Regione Siciliana. “Mi aspettavo che l’ufficio speciale contro il dissesto idrogeologico della Regione, visto che ha sospeso il cantiere per la mancanza del direttore dei lavori dovuta all’arresto, nominasse rapidamente commissario con una procedura d’urgenza – spiega D’Agata – Intanto perché il cantiere bloccato è pericoloso, e poi perché noi non avevamo ricevuto il pagamento dell’ultimo stato di avanzamento dei lavori”.

Cioè 439mila euro. “Ma il nuovo direttore dei lavori è stato nominato solo nella primavera del 2022. E si è dimesso il collaudatore, del dipartimento regionale di Protezione civile, perché ha detto di avere troppi incarichi – aggiunge ancora l’imprenditore – Insomma, sono passati mesi”.

Tra giugno e luglio il nuovo direttore dei lavori, il nuovo collaudatore e la ditta si sono incontrati per discutere di una variante necessaria al cantiere. “Che adesso è in fase di stesura: dovrà essere approvata, poi dovrà essere saldato l’arretrato e solo allora i lavori potranno ripartire. Ripeto: se la mia fosse un’azienda meno strutturata, io sarei fallito. Ho dovuto licenziare lavoratori, quelli che ho potuto li ho spostati su altri cantieri, ma mi sarei aspettato una deroga almeno per il pagamento delle opere già eseguite. Invece niente”.

Nel frattempo, il cantiere “resta abbandonato alle intemperie, tra travi arrugginite, frane di rocce e macchinari fermi”, come ha scritto D’Agata in una lettera inviata ad aprile 2022 all’Anac (Autorità nazionale anticorruzione) e alle commissioni Antimafia nazionale e regionale. “Come si può chiedere di denunciare un reato estorsivo o corruttivo – continua l’imprenditore nella sua missiva – se poi si rischia di fallire economicamente o di essere esclusi dalle gare d’appalto della pubblica amministrazione di cui si è svelate le trame?”. “Io mi sento penalizzato – conclude Fabio D’Agata a questa testata – Se fossi stato un altro, ne sarei uscito quasi distrutto. Noi certamente ci costituiremo parte civile nel processo, ma è incredibile che le cose funzionino così”.


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Commenti

    Cinque anni di malgoverno e pressioni politiche sugli appalti hanno fatto i loro danni.

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