"Terzietà del giudice e indipendenza del pm: le ragioni del Sì"

“Terzietà del giudice e indipendenza del pm rafforzata: le ragioni del Sì”

La posizione di Luigi Miceli dell'Unione camere penali italiane

L’indipendenza del giudice sarà rafforzata e il pubblico ministero manterrà la sua autonomia. Sono i due punte cardine delle ragioni del Sì alla separazione delle carriere ribadito dall’avvocato Luigi Miceli, componete dell’Ufficio di Presidenza dell’Unione camere penali italiane.

Perché un cittadino dovrebbe votare sì?
“La riforma realizzerà il principio costituzionale del giusto processo, sancito dall’art. 111 della Costituzione e fondato sulla terzietà del giudice, la cui indipendenza interna sarà rafforzata. Il pubblico ministero manterrà le proprie prerogative di autonomia e indipendenza dal potere politico e il cittadino sarà più garantito. È indubbio, infatti, che la riforma costituzionale ridisegna il rapporto tra autorità e libertà in senso maggiormente equo per il cittadino, che non potrà essere più giudicato da un collega del proprio accusatore. La riforma adeguerà l’assetto ordinamentale della magistratura al modello processuale di stampo accusatorio, introdotto nel 1998 dal codice Vassali, con la chiara finalità di modernizzare la giustizia, uscendo definitivamente dal sistema inquisitorio, tipico di una concezione autoritaria dello Stato. La VII disposizione transitoria della nostra costituzione aveva già stabilito l’incompatibilità dell’ordinamento giudiziario ancora in vigore, emanato nel 1941 dal ministro fascista Dino Grandi. Dopo oltre trenta anni, l’Italia si allineerà alle democrazie liberali più evolute”.

I magistrati ritengono forte il pericolo di assoggettamento del pm al potere politico.
“La riforma non prevede, neppure indirettamente, nessuna forma di sottomissione della magistratura al potere politico e il nuovo metodo di scelta dei membri togati e laici dei due Csm previene il rischio delle degenerazioni correntizie, che hanno contaminato il funzionamento dell’organo di governo autonomo della magistratura. L’eliminazione del rapporto diretto tra eletti ed elettori presupporrà scelte maggiormente orientate al merito, a cominciare dalle valutazioni di professionalità”.

La questione del sorteggio per la composizione del Csm è uno dei temi più caldi.
“Il sorteggio non introduce alcun problema di rappresentatività, per il semplice fatto che il Csm non è un organo rappresentativo dell’ordine giudiziario, come affermato dalla Corte Costituzionale già all’inizio degli anni Settanta, né è chiamato svolgere funzioni politiche, poiché in democrazia gli organi politici di rilevanza costituzionale sono eletti a suffragio universale. Secondo la nostra costituzione, il Csm è un organo di garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati, che svolge compiti di alta amministrazione. Non avendo alcuna funzione politico rappresentativa, il sorteggio non pone alcun problema di costituzionalità, sotto il profilo dell’equilibrio dei poteri dello stato”.

Due Csm, l’Alta Corte: più costi per quali benefici?
“Anche quello dell’aumento dei costi è un falso problema, poiché i due Csm e l’Alta Corte svolgeranno le medesime funzioni oggi attribuite all’unico Consiglio Superiore. L’Alta Corte supererà una ulteriore anomalia, consistente nel fatto che, fino ad oggi, i componenti della sezione disciplinare del Csm hanno continuato a svolgere anche altri compiti all’interno del Consiglio Superiore, con la conseguenza che quelli che giudicano i magistrati, sono anche una parte di coloro che li amministrano. Si tratta di una situazione di promiscuità che mal si addice ad un organo giudicante che dovrebbe anch’esso avere i caratteri della terzietà e dell’imparzialità. Il sistema giustizia non funziona o, comunque, non funziona bene e, pertanto, necessita di essere riformato a partire da una rinnovata cornice costituzionale”.


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