Scandalo formazione a Catania | La scoperta: "Tfr in fumo" - Live Sicilia

Scandalo formazione a Catania | La scoperta: “Tfr in fumo”

Il Tfr dei lavoratori di Iraps e Anfe non è stato versato. Si indaga sul misterioso trasferimento dei soldi in un'agenzia di assicurazioni messinese.

 

L'inchiesta
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PALERMO – Se volevano percepire ancora uno stipendio “dovevano venirgli incontro”. Come? Scegliendo di versare il Tfr dove voleva il presidente. Salvo scoprire, successivamente, che il loro trattamento di fine rapporto era sparito nel nulla.

Non ci sono solo i raccomandati, i dipendenti dalle parentele illustri e coloro che intascavano lo stipendio senza lavorare. La folta schiera degli operatori della Formazione professionali annovera onesti lavoratori. Che non ci hanno pensato due volte a denunciare i furbi. Tanto onesti da diventare vittime di un sistema malato e capace di “rubare” loro il frutto del proprio sudore: il Tfr maturato negli anni.

Tra le carte dell’inchiesta che ha travolto l’Iraps e l’Anfe di Catania c’è anche la storia “della gravissima forma di appropriazione – si legge nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip – delle somme relative al versamento del trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti posta in essere con lucida preordinazione e cosciente determinazione da Giuseppe Saffo”. Saffo, assieme a Francesco Cavallaro, viene considerato la mente del sistema. Contro di lui il procuratore Giovanni Salvi, l’aggiunto Michelangelo Patanè e i pm Giuseppe Gennaro e Alessandro La Rosa hanno raccolto le denunce di una sfilza di dipendenti.

Nel 2007 gli operatori di Anfe Iraps furono convocati da Saffo. Una riunione nel corso della quale il presidente avrebbe “suggerito” di versare le somme accantonate presso un’agenzia messinese di assicurazioni. Ad alcuni fu solo suggerito, mentre altri hanno parlato di scelta obbligata. Di una costrizione in piena regola. Saffo giustificò i suoi “consigli” in nome dei “tassi di interesse più convenienti” e della “possibilità di chiedere in qualsiasi momento anticipazioni di denaro”. Tra i dipendenti, però, c’è stato chi ha fornito ai finanzieri una motivazione diversae e subdola. Saffo avrebbe voluto nascondere di non avere versato i Tfr nonostante gli enti avessero incassato tutti i finanziamenti destinati al personale.

E sono iniziate le telefonate allarmate dei dipendenti all’agenzia assicurativa. Avere notizie, però, era impossibile o quasi. Fino a quando l’amara la verità non è venuta a galla. Saffo, e anche di questo reato viene chiamato a rispondere, si sarebbe appropriato di 334 mila euro che spettavano ai lavoratori dell’Anfe e di 309 mila per quelli dell’Iraps. La vicenda non si è conclusa con la contestazione dell’ipotesi di peculato a Saffo. Gli investigatori si stanno concentrando sulla scelta, definita “forse non casuale” di collocare il Tfr presso l’agenzia di Messina. Perché non scegliere lo sportello catanese dello stesso gruppo assicurativo invece di spostarsi nella lontana città dello Stretto? E non è il solo interrogativo. Ancora una volta gli investigatori si chiedono dove siano finiti i soldi del Tfr dei dipendenti. Quei dipendenti che non rientrano nel novero dei raccomandati e non hanno neppure big sponsor. Quei dipendenti che hanno denunciato i colleghi assenteisti, che hanno confermato le spese “folli o fantasma” degli enti. Quei dipendenti che ora rivendicano il Tfr che gli spetta.


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Commenti

    Dopo tante denunzie da parte dei lavoratori fatte anche in passato, come mai l’ispettorato del lavoro non si e’ mosso, se volevano ne trovavano irregolarita’. Piu’ giorni passano piu’ sono convinto, che se l’inchiesta continua con questi ritmi, salteranno moltissime teste.

    Quei dipendenti che sono stati presi per il c..o da una banda di …….. e dai loro amici politici

    “TFR andati in fumo” – leggendo solo il titolo ho pensato si parlasse di droghe leggere.

    Tutto questo è stato ovviamente possibile grazie alle enormi protezioni politiche di cui hanno beneficiato questi signori. Sono d’accordo con siciliano1, se l’inchiesta continua ne vedremo delle belle.

    sicuramente ci sono tanti altri filoni di indagine da seguire. ricordiamoci che dietro tutto questo ci sono i padri politici del sistema catanese e messinese

    Certo, sicuramente, siamo ancora all’inizio dello show !

    C’era evidentemente una impunità garantita….come si può pensare di appropriarsi di tutti quei soldi e farla franca….

    Caro siciliano , ti offro la risposta su un piatto d’argento!!! Perché in Italia se io e te facciamo una denuncia rimane sul tavolo di qualche ufficio a prendere polvere… , mentre se sono certi soggetti a farlo, immediatamente si muove la macchina della giustizia…. Funziona così in Italia…. Mi viene da sorridere quando si parla di una inchiesta venuta fuori su denuncia anonima…. !!! D’altra parte alla magistratura italiana viene relegato un lavoro enorme e quasi disumano… Onde per cui…. Perché non aumentare gli organici della magistratura? Perché non ci sono soldi? Nooo!!! Perché non conviene a nessuno, ma proprio a nessuno… meno magistratura c’è, meno forze dell’ordine e più si è garantiti nel farla franca… Questa è l’Italia!!! Nei posti di lavoro diventi spesso schiavo del tuo datore di lavoro perché appena non accondiscendi alle sue volontà , ti fa telefonare da quello che ti ha “segnalato” e sei costretto a calare il capo… Non penso in Italia e soprattutto in Sicilia ci siano troppe persone che non devono niente a nessuno…. Anche perché, la maggior parte di esse è dovuta andare via…. e chi rimane paga il prezzo di un salario …. anche misero , per poter continuare a vivere , non libero, ma soltanto un poco sazio… Grazie classe politica siciliana ….. dei nostri giorni…. !!!

    In pochi mesi sono venuti alla luce tutti questi scandali nel mondo della formazione…..prima alcuni enti in provincia di Messina, poi il Ciapi di Palermo, poi gli enti in provincia di Catania e chissà quanti altri ne spunteranno fuori…Tutto questo mentre i lavoratori fanno letteralmente la fame….ed alcuni arrivano persino al suicidio..
    Purtroppo chi commette questi misfatti è sicuro di farla franca o nella peggiore delle ipotesi se scoperto può beccarsi tutt’al più qualche anno di arresti domiciliari……..e poi godersi i frutti delle loro malefatte. Vedrete che tra qualche mese non si parlerà più di questi scandali…..e a piangere saranno solo e sempre i poveri dipendenti…
    La verità è che le pene previste per questi reati sono irrisorie….vorrei vedere se per tali reati si rischierebbero 20 anni di galera ci proverebbero così facilmente….
    La legge non è uguale per tutti: è a favore dei forti e contro i deboli.

    Se il mio Presidente oltre a tanti mesi di arretrati ha lucrato anche sul tfr non rischia la galera ma il linciaggio.

    scusate ma l’assessorato regionale dov’era? non credete che alcune colpe vanno ricercati presso i funzionari dell’assessorato? Nei rendiconti le polizze assicurative del tfr da chi sono state vidimati presso gli uffici dell’assessorato?

    Certo tutti sapevano da tanto tempo……. Meglio tardi che mai

    qui commentano in pochi, per uso improprio di autoblu invece 270 commenti. se l’utenza di live sicilia rappresenta il cittadino medio siculo siamo messi molto male

    Era un sistema.azzerare la formazione.Cancellare l’assessorato

    avete nutizie dell’enaip asaform?

    E io che mi faccio il mazzo a lavoro! !!! Complimenti a questi signori.

    ah ah ah .. tutti al mare !

    Concordo al 100%

    Iraps? Che strano, proprio l’unico ente presso il quale, poco tempo fa, l’assessore Scilabra si è recata a fare “visita” con tanto di telecamere appresso!! Proprio l’Iraps!!!
    Come è avvenuta la scelta dell’ente? Per estrazione a sorte? La signorina Scilabra è stata consigliata dal suo staff, giusto? chi ha scelto proprio l’Iraps?
    Strano, molto strano.

    Non capisco … la disciplina sul tfr e’ chiara . O si versa in un Fondo pensione su richiesta del lavoratore oppure il datore di lavoro ne dispone come meglio crede . Non ha nessun bisogno di comunicare ai lavoratori dove intende versarlo . L’Articolo è fatto male – tecnicamente non sta in piedi quello che viene riportato .
    Se il trf è stato versato autonomamente dal datore di lavoro in una polizza è cosa lodevole , molti neanche lo fanno . Esistono due contratti assicurativi in tal senso , uno vincolato ai lavoratori l’altro libero , quest’ultimo consente al datore di disporre delle somme dei dipendenti – con lo consente la gestione del tfr in azienda .
    State raccontando una bufala . E’ una semplice mancanza della disponibilità liquida del TFR – come avvenuto all’AMIA di Palermo

    A quanto ho capito il problema è che non sono stati dati i soldi all’assicurazione. Concordo col fatto che sia lodevole per qualsiasi azienda versare il Tfr in una assicurazione piuttosto che tenere i soldi in cassa, ci sono maggiori garanzie per i lavorator.

    E fatti si parla del tfr che i lavoratori hanno destinato ad un fondo e che a quanto pare l’ente non ha mai trasferito all’assicurazione!… non è una polizza che si è fatta l’ente…un ci trasi nenti va..

    SI PUO SAPERE QUALE E’ L’AGENZIA DI ASSICURAZIONE IN QUESTIONE?
    PERCHE’ MI SORGE UN DUBBIO SUL MIO TFR

    qualche altra settimana di curiosità ed indignazione, poi il vuoto ed il silenzio assordante dell’insabbiamento continuo di ogni ruberia scoperchiata…
    la sicilia e l’italia sono destinate al baratro…
    e di certo non per la classe politica regionale e nazionale.
    condoglianze !!!

    DA CONTROLLARE LA SITUAZIONE FINANZIARIA DELL’EX CONSIGLIERA COMUNALE DI AN E DEL SUO COMPAGNO DIRIGENTE REGIONALE ALLA RENDICONTAZIONE

    io credo che sei confuso, questo capita per le ditte commerciali, dove i datri di lavoro escono i soldi di tasca loro , e la legge lo permette, per gli enti di formazione, che sono totalmente finanziate dalla regione ,non è così, poi si deve vedere quanti erano i dipendenti, altrimenti l’ente era obbligato, in assenza di scelta da parte del lavoratore, di versar eil tfr nel fondo INPS

    @coltan credo che confuso sia tu . Gli enti di formazione sono soggetti di diritto privato – non di diritto publbico – non credo esista una disciplina del TFR per gli enti di diritto privato.
    In secondo luogo l’ente è un soggetto che assume obblighi contrattuali con lavoratori e fornitori indipendentemente dal fatto che la Regione eroghi o meno i finanziamenti .
    Anni fa una persona a me vicina ha avuto dei problemi con un ente per recuperare delle somme per un lavoro dipiendente a tempo determinato. Questi dell’Ente accampavano queste stronzate dei pagmaenti della regione cui era legata la remunerazione del lavoratore . L’ho conclusa in due giorni e due mosse . 1) vado ispettorato lavoro 2) vado guardia di finanza . La realtà è che quando sei schiavo di questo sitema accetti tutte queste stronzate . Loro lo sanno e ci marciano . Quando sei libero si spaventano e ti pagano

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