Trattativa Stato-mafia | "Mannino minacciato prima del '92"

Trattativa Stato-mafia | “Mannino minacciato prima del ’92”

Trattativa Stato-mafia | “Mannino minacciato prima del ’92”
Calogero Mannino

Lo ha detto l'avvocato Carlo Federico Grosso, il difensore di Calogero Mannino, l'ex ministro Dc imputato di minaccia a corpo politico dello Stato nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia.

PALERMO – “Mannino ha cominciato a essere minacciato molto prima del 1992. Nel 1990, per esempio, ci fu l’attentato alla segreteria di Sciacca: un incendio. Già due anni prima dell’avvio della presunta trattativa il senatore Mannino era stato attinto da minaccia”. Lo ha detto l’avvocato Carlo Federico Grosso, il difensore di Calogero Mannino, l’ex ministro Dc imputato di minaccia a corpo politico dello Stato nel processo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia. Il pm Roberto Tartaglia ha chiesto, nelle scorse udienze, la condanna a nove anni (rito abbreviato). Secondo l’accusa, Mannino avrebbe dato l’input alla trattativa per fermare le stragi e sarebbe quindi stato il motore del tentativo di interlocuzione. In una seconda fase, secondo i pm, l’ex ministro “avrebbe fatto da garante degli impegni presi sul 41 bis”. Mannino, per i pm, avrebbe avviato la trattativa per salvarsi la vita dopo l’omicidio dell’eurodeputato Dc Salvo Lima (marzo 1992): temendo di essere ucciso, si rivolse ai carabinieri del Ros (il maresciallo Guazzelli e il generale Subranni).

“Che le minacce siano cominciate prima lo dice lo stesso pentito Angelo Siino – ha proseguito il legale – le cui dichiarazioni sono state spesso utilizzate dalla Procura come uno dei tanti elementi di suggestione in questo processo. Siino riferisce di un incontro con Giovanni Brusca e propone il gioco della torre. Dice: ‘Uccidiamo Lima o Mannino?’ Quest’incontro deve risalire prima del 1991, quindi prima dell’arresto di Siino”. Grosso fa anche riferimento a un altro episodio: il mazzo di crisantemi ricevuto da Mannino. “Dalla sentenza Mannino per concorso in associazione mafiosa – ha spiegato Grosso – emerge che sarebbe stato nel 1992. Ma risale ad agosto 1990 o 1991. A riguardo ci sono le dichiarazioni inequivocabili del maresciallo Salvatore Monteleone. Così come pacifico è che l’attentato al comitato elettorale a Misilmeri non era diretto a Mannino. Lo disse lo stesso Brusca. Anche nelle sentenze, di primo grado e d’appello, per concorso esterno si evince tra l’altro che le minacce a Mannino erano state fatte per la sua opposizione al sodalizio mafioso”. Sul ruolo di garante della trattativa, svolto in un secondo momento da Mannino secondo la Procura, Grosso ha detto: “È molto strano che Mancino, indicato da Brusca come garante dell’accordo, sia imputato per falsa testimonianza e Mannino sia qui per attentato a corpo politico dello Stato. Ognuno tragga le sue conclusioni”. (ANSA).

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